direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Istituzione della Commissione bicamerale per gli italiani all’estero, audizione del Comitato di Presidenza del Cgie

CAMERA DEI DEPUTATI

Riunito il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese

ROMA – Il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese della Commissione Affari esteri, presieduto da Simone Billi (Lega), ha affrontato il tema dell’istituzione di una Commissione parlamentare per i connazionali nel mondo, alla presenza di diversi componenti del Consiglio Generale degli italiani all’estero (Cgie). Le proposte di legge per istituire questa Commissione sono state presentate da sei parlamentari eletti all’estero: Longo, Caré, Fitzgerald Nissoli, Ungaro, Schirò e Siragusa. A tal proposito si è svolta l’audizione del Comitato di Presidenza del Cgie, così composto: Michele Schiavone, Segretario generale, Silvana Mangione, Vicesegretaria generale per i Paesi anglofoni extraeuropei, Giuseppe Maggio, Vicesegretario generale per l’Europa e l’Africa del Nord, Mariano Gazzola, Vicesegretario generale per l’America Latina, e Rodolfo Ricci, Vicesegretario generale di nomina governativa.

Michele Schiavone ha evidenziato il ruolo del voto degli italiani all’estero che ha visto già la partecipazione a sei referendum – quello del 29 marzo sul taglio degli eletti all’estero, rinviato per l’emergenza sanitaria, sarebbe stato il settimo – e ben quattro passaggi legislativi per il rinnovo del Parlamento. Poi ci sono i numeri impressionanti riguardanti la stratificazione della presenza degli italiani nel mondo che, con oltre 6 milioni di iscritti all’Aire, oggi rappresenta il 12% della popolazione nazionale. “Dobbiamo riportare il fenomeno migratorio all’interno del discorso pubblico e quindi attualizzare le politiche per i connazionali nel mondo intervenendo sulla stessa architettura istituzionale”, ha esordito Schiavone ricordando come tutto il sistema della rappresentanza estera sia stata determinante in questi ultimi mesi che hanno visto rientrare in Italia oltre 90 mila connazionali: dunque un risultato reso possibile grazie anche al lavoro del Cgie, del Comites, delle associazioni e dei diciotto parlamentari. “E’ giunto il momento di dare all’Italia le ali per volare e competere anche attraverso le professionalità dei tanti nostri giovani che, negli ultimi dieci anni, hanno concorso ad arricchire i Paesi di nuovo domicilio. Dobbiamo farli diventare mediatori e interpreti di un’Italia moderna, dove la mobilità non sia necessità ma volontaria. L’esodo accentuato negli ultimi anni ci ha messo di fronte al dover dare nuove interpretazioni alla mobilità: c’è bisogno di rispondere con strumenti più adeguati, considerando anche che nella diciottesima legislatura uno dei due Comitati per i connazionali all’estero è venuto meno”, ha lamentato Schiavone il cui riferimento è andato alla soppressione del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero che era stato istituito nelle scorse legislature in Senato.

Giuseppe Maggio è partito dalla questione delle politiche volte all’integrazione dei nostri connazionali all’estero per evitare quanto accaduto con le prime generazioni di migranti, che sono state lasciate alle politiche degli Stati di accoglienza. “L’errore da non ripetere è quello di italiani che, con il tempo, hanno perso lingua, cultura e identità”, ha spiegato Maggio parlando dell’aspetto legato all’informazione: ossia essere informati prima di lasciare il nostro Paese. “Questo non va inteso come un incentivo ad andare via perché dovrebbe essere in primis l’Italia a voler trattenere i propri cittadini, senza farle emigrare. Credo in un’integrazione europea: in tutta Europa vivono già 3 milioni di connazionali, in aggiunta ad altri 17 milioni di cittadini che si muovono per il territorio europeo. Per tutti questi cittadini in mobilità servirebbe la figura di un Commissario europeo quale punto di riferimento”, ha aggiunto Maggio. Silvana Mangione ha ricordato come il suo ruolo di rappresentanza riguardi ben quattro Paesi del G20 (Australia, Canada, Usa e Sudafrica) e tre continenti; Canada e Australia. “La nostra presenza nei quattro Paesi è un laboratorio per il futuro, con una serie di difficoltà da superare. La Commissione bicamerale, che spero facciate approvare il prima possibile, rappresenterebbe un momento perfetto in questa fase storica per offrire al Cgie un interlocutore diretto principale, perché molte delle nostre proposte si sono spesso arenate nei piccoli rivoli istituzionali”, ha spiegato Silvana Mangione evidenziando come, con il taglio dei parlamentari, il rischio sarebbe quello di lasciare scoperte vaste aree geografiche nel mondo. “Chiediamo anche una maggiore sensibilizzazione dell’Italia al tema degli italiani all’estero perché siamo ancora fermi agli stereotipi. Questo è importante per non perdere il legame con gli italo-discendenti, gli oriundi e le nuove generazioni di mobilità. La promozione dell’insegnamento della lingua e della cultura italiana non deve essere visto come un qualcosa di assistenziale e fermo ad una legge degli anni Settanta. L’internazionalizzazione dell’Italia deve passare anche per una conoscenza della nostra identità che non sia stereotipata e per l’insegnamento di lingua e cultura che serve al mantenimento dei legami tra generazioni di migranti”, ha aggiunto Mangione lamentando l’efficacia di alcune procedure adottate finora nella promozione della nostra identità nel mondo.

Mariano Gazzola ha evidenziato come la costituenda bicamerale debba affrontare tematiche alle quali spesso non sono stati chiamati a partecipare gli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero: su tutte l’internazionalizzazione e la cooperazione, proprio per una promozione integrata più efficace. “Per questa ragioni la bicamerale non può essere una commissione sull’emigrazione e sulla mobilità ma sugli italiani all’estero in senso ampio. C’è anche chi non è mai emigrato ma è già nato all’estero – ha spiegato Gazzola – soprattutto in America Latina dove vivono tante seconde e terze generazioni: parliamo di persone che possono mettere le proprie competenze a disposizione della cooperazione e dell’internazionalizzazione. Quindi occorre unire vecchia e nuova emigrazione così come italiani e italici”. Rodolfo Ricci ha sottolineato come in questi anni sia mancato un rapporto solido con il Parlamento. “Ci troviamo in una congiuntura particolare, tanto per la pandemia quanto per la riprogrammazione del Paese: è importante che in questa riprogrammazione l’emigrazione entri come soggetto attivo per l’apporto che queste collettività possono dare alla ripartenza dell’Italia. Questo è un patrimonio straordinario del nostro Paese che va tenuto molto più in considerazione rispetto al passato. La nuova emigrazione è una delle questioni da tenere presente assiduamente”, ha spiegato Ricci facendo riferimento agli articoli della Costituzione sia in merito alla mobilità che alla rimozione degli ostacoli di natura socio-economica. “Il fatto che possiamo parlare di collettività nell’emigrazione è grazie a chi ha saputo costruire una socialità e un tessuto nel passato. Dobbiamo salvaguardare questa presenza associativa”, ha aggiunto Ricci.

La deputata Fucsia Fitzgerald Nissoli (FI) ha ricordato come la bicamerale sarà fondamentale soprattutto nell’ottica della  riduzione degli eletti all’estero: “un adeguamento istituzionale, snello e autorevole”. Nissoli ha inoltre sottolineato l’importanza dell’associazionismo auspicando che questo vasto mondo possa entrare nei lavori del nuovo organismo che andrà a costituirsi. Massimo Ungaro (IV) si è chiesto se il Cgie si sente di dare un consiglio in merito alla composizione della bicamerale. Simona Suriano (M5S), relatrice del progetto della bicamerale, ha chiesto di poter arrivare ad una sintesi in grado di coniugare le sei diverse proposte. Piero Fassino (PD) ha auspicato un approccio più ampio e globale da parte del Parlamento nell’affrontare le questioni dell’emigrazione. “Ci occupiamo di 6 milioni di cittadini italiani all’estero ma c’è un’altra Italia nel mondo rappresentata da oltre 60 milioni di discendenti. Una volta il legame era molto più aleatorio ma oggi le moderne tecnologie consentono di mantenere un rapporto più stretto con l’Italia”, ha spiegato Fassino. Ha concluso l’audizione Schiavone anticipando che sarà consegnata alla relatrice Suriano una memoria scritta da parte del Cgie per aggiungere considerazioni utili alla costituzione della bicamerale che dovrà assumere il ruolo di organismo permanente. “Il tempo è maturo per rimettere i connazionali all’estero al centro del dibattito pubblico nazionale”, ha ribadito il Segretario generale del Cgie ricordando l’esperienza del Seminario dei Giovani tenutosi a Palermo del 2019. “Ripartire dal rapporto di amore e discendenza dei giovani”, è stato infine lo slogan lanciato da Silvana Mangione. (Simone Sperduto/Inform)

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