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Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, mostra “Carbonai di Calabria” del fotogiornalista Antonino Condorelli

EVENTI

Nell’ambito della rassegna “Verso sud: Calabria”

 

AMBURGO (Germania) – Si è inaugurata il 4 dicembre presso la Galleria dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo la mostra fotografica dal titolo: Carbonai di Calabria//Charcoal Burners, con bellissime fotografie in bianco e nero scattate dal fotogiornalista Antonino Condorelli.

La mostra, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, con il patrocinio della Regione Calabria, rientra nella rassegna Verso sud: Calabria, un programma trimestrale attraverso il quale l‘Istituto Italiano di Cultura di Amburgo desidera far conoscere al pubblico tedesco la Regione italiana nota come “la punta dello stivale”, caratterizzata da una particolare bellezza naturale e paesaggistica e un notevole patrimonio monumentale. Con una serie di appuntamenti mensili che partono da dicembre 2020 e arriveranno fino alla primavera del 2021, la Calabria verrà presentata sotto diversi aspetti che toccheranno oltre all‘arte e al patrimonio monumentale, anche la cinematografia, la gastronomia, la letteratura, la cultura, la fotografia, e la tradizione popolare.

Solo qualche giorno fa l‘Istituto ha proiettato in streaming due film sulla regione: “Un paese di Calabria” delle registe Shu Aiello e Catherine Catella e “Arberia” di Francesca Olivieri.

Le proiezioni, visibili solo in Germania, sono state precedute da interviste e dibattiti online alle registe dei film, che si possono trovare sul canale Youtube dell‘Istituto Italiano di Cultura (https://www.youtube.com/user/IICAmburgo/videos),

Verso Sud: Calabria è un‘iniziativa programmata con il fine innanzitutto di promozione integrata del Sistema Italia ed anche con lo scopo di far conoscere questa regione dell‘Italia del Sud molto spesso dimenticata e non valorizzata.

La mostra è visibile al momento solo in formato digitale. Sul sito dell‘autore della mostra, il fotogiornalista Antonino Condorelli, si potranno ammirare le splendide foto in bianco e nero scattate a Serra San Bruno, dove il fotoreporter si è recato alla scoperta di un  mestiere in via di estinzione: il carbonaio.  (https://antoninocondorelli.com/charcoal-burners/)-

 

Come mai Condorelli ha scelto questo tema?

In una breve intervista tenuta dalla direttrice  dell‘Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, la dr.  Nicoletta Di Blasi, storica dell‘arte, Condorelli racconta di aver voluto con il suo progetto fotografico parlare del lavoro difficile e pesante dei carbonai di Calabria, un lavoro millenario che sta piano piano scomparendo, perché i giovani oggi non vogliono più fare un lavoro così pesante, duro, sporco e molto faticoso.

A Serra San Bruno, un paesino di 7.000 abitanti in provincia di Vibo Valentia, circondato da molti boschi e foreste, dove la gente ha vissuto per anni del legno e dei suoi prodotti, compreso il carbone vegetale, oggigiorno sono rimaste solo tre famiglie a produrre il carbone di legna, un processo naturale di combustione tramite un minimo di ossigeno, mentre un tempo questa era l‘attività principale del paese, che si tramandava da padre in figlio. Il carbone di legna esiste da quando esiste il fuoco. Antiche incisioni rupestri ne  mostrano l‘uso quotidiano. Carbone è una parola greca “Karpho” che vuol dire asciugare. Si intende quindi la lenta cottura sotto le cupole chiamate in calabrese “scarazzi”.  Montagna di legna, preferibilmente faggio o leccio, ricoperta di paglia e terra umida, alta circa 6 metri. Quando brucia non c‘è rischio di intossicazione , i vapori emessi non sono nocivi. Da 30 quintali di legna si ricavano 5 quintali di carbone.

I carbonai sono delle persone straordinarie, perché fanno questo lavoro da generazioni e riescono a fare un lavoro fuori dal quotidiano. E‘ un lavoro difficile che inizia alla mattina alle 5 e finisce alla sera alle 21. Non c‘é né festa né sabato né domenica. Lo scarazzo deve essere controllato ogni giorno, bisogna fare attenzione che non si formino dei gas, altrimenti rischia di scoppiare.

E‘ un lavoro che si svolge con le mani, è un lavoro molto complesso, molto duro, bisogna essere innamorati di questo lavoro, che non permette pause, necessita di una assistenza continua. Alle 17 quando i carbonai vanno ad accendere lo scarazzo o ad aggiungere del legno dicono di andare a dar da mangiare alla carbonara. Bisogna stare attentissimi che non vada in combustione perché altrimenti si buttano via 700/800 quintali di legno. Per costruire una carbonara ci vogliono 4 giorni  e per cuocerla 15 giorni, con tanti controlli. Al termine della cottura lo “scarazzo” si  può “scarbunare” e così si vede com‘è diventata la qualità del carbone che verrà messo sul mercato. Una volta il carbone si usava per riscaldare e cuocere. Oggi si usa in pizzeria per fare le pizze, i barbacue. E‘ preferito al carbone normale in quanto dà calore e non produce fumo. L‘80% di carbone che si trova in vendita nei supermercati arriva da Serra San Bruno e in prevalenza viene distribuito in Sardegna, Campania e Puglia.

Condorelli è entrato in contatto con il protagonista delle sue fotografie, Nazzareno, che è raffigurato sulla copertina del catalogo della mostra, attraverso il direttore della biblioteca della Certosa di Serra San Bruno, famosa perché insieme a quella di Pavia sono le uniche due Certose rimaste in Italia in cui sono presenti ancora i monaci cistercensi che praticano la clausura.

Parlare attraverso le sue fotografie della produzione del carbone vegetale, un‘attività ingegnosa, antichissima inventata dai Fenici, la cui tecnica di produzione con gli anni è stata modificata dai calabresi per renderla più sicura, lo ha entusiasmato molto.

Sul sito del fotogiornalista sono disponibili anche informazioni sul catalogo della mostra, che potrà essere acquistato, per gli interessati, prendendo diretto contatto con l‘autore.

Sul canale Youtube dell’istituto Italiano di Cultura di Amburgo è possibile ascoltare l’intera intervista a Condorelli. (https://www.youtube.com/watch?v=rBkaROExbQw).

 

Antonino Condorelli è un fotogiornalista nato a Catanzaro, nel 1973 . Qui ha avuto fin da ragazzo un amico, Carlo Paone, che gli ha trasmesso la passione della fotografia diventando il suo mentore. All’inizio Antonino fotografa per hobby, ma poi ha deciso di farla diventare la sua professione, così ha frequentato una scuola di fotografia a Milano . All’inizio della sua attività professionale ha fatto il fotografo per alcuni giornali di Catanzaro.  Poi ha collaborato con l’agenzia di informazioni Reuters, per la quale ha documentato eventi di mafia, sportivi  e gli sbarchi di rifugiati in Calabria. Dal 2000 svolge l’attività prevalentemente da freelance. Si interessa di temi che abbiano come contenuto i diritti umani, vicende sociali e ora ha orientato la sua attività verso l’Africa e il Medio Oriente.

Nel 2016 ha vinto il premio “Blauer Löwe” (il leone blu), dedicato alla fotografia, presentando un lavoro sull’inclusione sociale in un quartiere di Winsen Luhe, una cittadina della Bassa Sassonia non lontana da Amburgo. Al momento sta realizzando diversi progetti su alcune donne migranti e su alcuni rifugiati dal Sudan.

In fondo Condorelli non voleva trasferirsi in Germania, racconta nell’intervista, bensì in Inghilterra, perché l’inglese lo parla, ma attraverso un amico di infanzia che si trovava ad Amburgo, nel febbraio 2015 ha deciso di venire a vivere in questa città, pur non conoscendo la lingua, e portando con sé solo un portfolio fotografico. Dopo sei mesi lo ha raggiunto la famiglia. Ora vive con la moglie e i tre figli in un paese alle porte di Amburgo, collabora con diversi giornali locali di prestigio come ad esempio il “Die Zeit”. Sostiene che ha dovuto e voluto lasciare la sua terra, la Calabria, perché questa non gli ha dato la possibilità di realizzare “certe” idee. All’estero non è semplice, ma un po’ più facile, afferma.

Attraverso il sito e i canali social si possono ottenere informazioni e approfondimenti multimediali alla mostra. (Inform)

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