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Istituto Italiano di Cultura di Amburgo: Carbonai di Calabria//Charcoal Burners , mostra del fotogiornalista Antonino Condorelli

CULTURA

Fino al 31 gennaio 2021

AMBURGO (Germania) – Da oggi 12 novembre al 31 gennaio 2021 presso la Galleria dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo sarà esposta una mostra fotografica dal titolo: Carbonai di Calabria//Charcoal Burners, composta da 14 fotografie in bianco e nero scattate dal fotogiornalista Antonino Condorelli.

La mostra, organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo, rientra nella rassegna Verso sud: Calabria, un programma trimestrale di conferenze, esposizioni, film e presentazioni alla scoperta della Calabria, attraverso alcune delle voci più interessanti della cultura della Regione. Verso Sud: Calabria prevede una serie di appuntamenti che interessano un panorama ampio di ambiti culturali: la fotografia, la storia dell’arte, il patrimonio monumentale, la cinematografia, la letteratura e la gastronomia. Con questa iniziativa l’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo intende promuovere presso il pubblico tedesco una conoscenza puntuale del contesto territoriale della Regione Calabria, che ha accordato il suo patrocinio all’iniziativa. L’Istituto Italiano di Cultura con la programmazione di questa rassegna persegue una strategia di promozione integrata del Sistema Italia.

Durante l’esposizione su descritta, in seguito alle direttive per il contenimento dell’emergenza sanitaria dovuta dal CoVid, gli interventi del fotogiornalista avverranno in formato digitale. Le date precise verranno pubblicate sul sito dell’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo.

Antonino Condorelli sarà molto lieto di dare informazioni sulla ideazione della mostra, gli scatti fotografici e le motivazioni che lo hanno portato a scegliere il tema che dà il nome all‘esposizione:“ Carbonai di Calabria/ Charcoal Burners“.

Le foto sono state scattate a Serra San Bruno,  un paese in provincia di Vibo Valentia, famoso anche per la la Certosa di Serra San Bruno o Certosa dei Santi Stefano e Bruno, un monastero certosino , dove si pratica ancora la clausura ed è insieme alla Certosa di Pavia, l’unico esempio ancora attivo di Certosa circestense e certosina. A Serra San Bruno, e in buona parte dell’area delle Serre vibonesi, sin dai primi anni del ‘900, cupole di legna ricoperte di terra umida si stagliavano alte fino a sei metri a testimonianza di uno dei lavori più duri dell’entroterra italiano: Il carbonaio. Un mestiere che si tramandava di padre in figlio e che in passato ha visto diverse decine di famiglie crescere e progredire con gli introiti derivanti da esso. Nel paese di Serra San Bruno si avverte forte l’odore acre del fuoco che riempie l’aria di atmosfera invernale. Qui  il mestiere del carbonaio era molto praticato.

Negli anni passati i carbonai lasciavano le loro residenze e si trasferivano nei boschi dalla primavera all’autunno. Intere famiglie si spostavano e si stabilivano tra gli alberi sino a quando c‘era legna da utilizzare per fare il carbone. Uomini, bambini e donne, quest’ultime oltre ad aiutare i mariti nella produzione del carbone, avevano anche il compito di accudire ed educare i figli e, quando necessario, portare a compimento le gravidanze. La vita era dura all’epoca. Tutto era svolto manualmente e il carbone vegetale aveva una valenza importante nell’ambito della ristorazione, per il riscaldamento delle case e per i diversi usi che se ne facevano. Oggi, alcune cose sono cambiate. I carbonai non vanno più dove c’è la legna, ma la ricevono con grossi camion che la scaricano in alcune aree di proprietà del mastro carbonaio e che viene chiamata “Cantiere”.

Qui il mastro carbonaio insieme ai suoi aiutanti costruisce quello che in gergo viene chiamato “Scarazzo”, una sorta di cupola formata di legna di varie dimensioni, in cui i tronchi più grossi vanno al centro e poi, via via, quelli più piccoli vengono posizionati verso l’esterno. Lo scarazzo è il punto cruciale di tutto il processo. Costruirlo, accudirlo e smontarlo alla fine della “cottura” del legno è un lavoro per persone forti ed esperte.

Il lavoro del carbonaio è un lavoro sporco, faticoso e molto delicato, perché se lo“ scarazzo“ non è costruito per bene c’è il rischio che tonnellate di legna vadano perdute, oppure, che esploda a causa della forte concentrazione di gas che si accumulano al suo interno.

Le foto esposte mostrano alcune fasi del lavoro del carbonaio che in Calabria, come in molte parti d’Italia ormai si sta esaurendo, in quanto anche questo settore risente della forte industrializzazione. Oggigiorno infatti, i ragazzi non vogliono proseguire le attività dei padri e dei nonni che in passato hanno creato posti di lavoro e benessere per loro e le loro famiglie. Del resto, anche i mastri carbonai, devono oggi fare il doppio lavoro per poter far fronte alle spese della propria famiglia.

Aprendo questo link è possibile vedere una carrellata della mostra di Condorelli: https://youtu.be/ax2v9XA55jE

Antonino Condorelli è un fotogiornalista calabrese nato a Catanzaro, a metà tra il mare Jonio e le montagne dalla Sila. Antonino ha fatto dell’orizzonte del suo mare Jonio non un confine, bensì un punto da cui ripartire, dopo aver esplorato la sua terra per lungo e largo. La Calabria è stata una terra oggetto di conquiste da parte di svariati popoli. È più conosciuta per la presenza della mafia, ma le bellezze naturali come le eredità culturali fanno invidia a molti anche se non sfruttati al meglio. La terra di Pitagora, Corrado Alvaro, Gioacchino Da Fiore, Cassiodoro, ha legato per anni Antonino a queste latitudini, permettendogli una crescita interiore che Antonino mette in evidenza nel suo lavoro. Dopo aver studiato fotografia a Milano, ha iniziato collaborazioni con giornali locali, fino ad arrivare a collaborazioni con giornali europei come la Associated Press e la Thomson Reuters, riportando per loro diversi fatti di cronaca e reportages, come gli arrivi dei migranti dai Balcani all’inizio degli anni ’90. Nel 2015 si è trasferito in Germania, trasportando con sé le aspettative e i sogni che fanno di Antonino un vulcano di idee e ambizioni. Nel 2016 ha vinto il premio „Blauer Löwe“ (il leone blu), dedicato alla fotografia, presentando un lavoro sull’inclusione sociale in un quartiere di Winsen Luhe, una cittadina della Bassa Sassonia non lontana da Amburgo. Il lavoro di Antonino è da sempre focalizzato su temi sociali e sui diritti umani, specialmente quelli che riguardano l’Africa e il Medio Oriente. Sta realizzando al momento diversi progetti su alcune donne migranti e su alcuni rifugiati dal Sudan. I suoi lavori sono regolarmente pubblicati su riviste italiane e europee. Antonino Condorelli vive insieme alla  sua famiglia (moglie e tre figli) a Buxtehude, una cittadina ai borghi (limitrofo, confinante) di Amburgo.

Rimanete connessi all’Istituto attraverso il sito e i canali social per scoprire gli approfondimenti multimediali alla mostra. iicamburgo.esteri.it › iic_amburgo. (Inform)

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