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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Interrogazione urgente al Ministro degli Esteri in merito alle possibili conseguenze di una Brexit senza accordo

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Un’iniziativa di alcuni senatori del Pd tra cui Laura Garavini (ripartizione Europa) e Francesco Giacobbe (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide)

 

ROMA – Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) e Francesco Giacobbe (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) sono tra i senatori firmatari di un’interrogazione rivolta con carattere di urgenza al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi in merito alle possibili conseguenze di una Brexit senza accordo.

La richiesta – sottoscritta anche dai democratici Alessandro Alfieri, Gianni Pittella, Valeria Fedeli, Nadia Ginetti, Roberta Pinotti e Matteo Renzi – riguarda in particolare come il Governo intenda adoperarsi, nelle opportune sedi, per scongiurare il no deal; e, nel caso, se abbia adottato o intenda adottare iniziative necessarie e urgenti per tutelare i cittadini italiani residenti nel Regno Unito e le imprese italiane che “si troverebbero esposte a pesanti ricadute economiche”. Per i nostri connazionali  gli interroganti sollecitano l’esecutivo all’“adozione delle opportune iniziative, anche in sede bilaterale, volte a favorire lo snellimento e la semplificazione delle procedure burocratiche, nonché il mantenimento dello status di residenti necessario per l’accesso alla sanità pubblica e alle altre misure di welfare previste”. La richiesta verte inoltre sull’adozione di “ulteriori urgenti iniziative allo scopo di garantire il mantenimento dello stretto rapporto di collaborazione che storicamente il nostro Paese intrattiene con il Regno Unito in materia di sicurezza e contrasto al terrorismo internazionale”.

Nell’interrogazione si precisa come l’Accordo in un primo tempo raggiunto per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europa, e bocciato dal Parlamento inglese nelle scorse settimane, prevedesse un periodo di transizione, eventualmente rinnovabile, di applicazione integrale del diritto dell’Ue, nonostante la sancita uscita del Regno Unito da essa; la possibilità per i cittadini Ue residenti nel Regno Unito, – circa 3,2 milioni, di cui circa 700.000 italiani – e per i cittadini del Regno Unito residenti nella Ue, – circa 1,2 milioni, – di poter continuare ad esercitare i diritti garantiti dalle normative europee, sulla base dei principi di parità di trattamento e di non discriminazione; la creazione di un’area doganale comune, a partire dalla fine del periodo transitorio e in caso di mancata definizione di un accordo sulle future relazioni tra Regno Unito e Ue, nella quale l’Irlanda del Nord avrebbe applicato il codice doganale comunitario in modo integrale, rimanendo, pertanto, sostanzialmente nel mercato unico Ue; e il mantenimento dell’attuale livello di protezione delle circa 3.000 denominazioni di origine e indicazioni geografiche protette degli Stati membri Ue.

A seguito della bocciatura e in caso di no deal, ovvero, della “secca trasformazione del Regno Unito in parte terza rispetto all’Unione europea in caso di mancato raggiungimento di un accordo entro la mezzanotte del 29 marzo 2019 – spiegano gli interroganti, potrebbero verificarsi preoccupanti conseguenze, come il fatto che “i cittadini europei residenti nel Regno Unito e quelli britannici residenti nell’Unione si troverebbero improvvisamente senza uno status giuridico: tecnicamente extracomunitari”. “Contestualmente si avrebbe la cessazione immediata di tutti gli accordi esistenti che permettono alle persone e alle merci di viaggiare liberamente tra Unione europea e Regno Unito. Le frontiere che dividono porti e aeroporti, ma anche i confini di terra tra Irlanda e Irlanda del Nord e tra Gibilterra e Spagna diventerebbero – si legge nel testo – come quelli che separano l’Unione da Paesi terzi, con tutte le ricadute in materia di controlli di documenti delle persone, controlli sanitari e di aderenza alle norme europee nei confronti delle merci provenienti dal Regno Unito, che perderebbe, pertanto, l’accesso al mercato unico europeo. A quanto detto si aggiungano le ricadute sui permessi di trasporto, nonché per le licenze di esercizio delle compagnie aeree”.

Gli interroganti ricordano poi come il Regno Unito rappresenti un importante mercato di sbocco per l’Italia. “Nel 2017 l’export made in Italy verso il mercato britannico ammontava a 23,1 miliardi di euro. L’esito del voto del Parlamento britannico comporta, pertanto, un’indubbia serie di ricadute negative per le imprese esportatrici italiane, che potrebbero trovarsi a dover utilizzare le regole tariffarie del WTO. Il comparto bevande, vini e bevande spiritose e il comparto agrifood, – rilevano – sono certamente tra quelli più esposti con esportazioni per un valore rispettivamente pari a 1,1 miliardi di dollari e 2,6 miliardi di dollari solo nel 2017. Accanto ai predetti comparti, pesanti ricadute verrebbero a verificarsi anche per il comparto legno e arredi e per tutto il settore automobilistico. Inoltre, altre importanti attività che si troverebbero esposte sono tutte le attività finanziarie e di intermediazione che necessiterebbero di apposite autorizzazioni, nonché il comparto relativo alle imprese e ai materiali di difesa italiane, che da sempre intrattengono stretti rapporti commerciali con il Regno Unito”.

Si sottolinea poi lo stretto rapporto che l’Italia intrattiene con il Regno Unito, sia in materia di sicurezza e difesa, che di contrasto al terrorismo internazionale e si ricorda come diversi Paesi, tra cui la Francia abbiano già annunciato l’adozione di diverse misure a tutela dei propri concittadini in caso di no deal. Per queste ragioni si chiede al Governo quali misure intenda adottare in proposito. (Inform)

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