direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Interrogazione di Simone Billi (Lega, ripartizione Europa) sulle criticità nello svolgimento di attività di smart working per un datore di lavoro estero da parte di cittadini Aire rientrati in Italia

CAMERA DEI DEPUTATI

 

Al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri si chiedono iniziative per evitare problematiche di natura fiscale per coloro che sono rientrati e rimasti in Italia, pur continuando a svolgere attività da remoto per un datore di lavoro estero, a causa dell’emergenza da Covid 19

 

ROMA – Il deputato eletto nella ripartizione Europa Simone Billi (Lega) ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in cui chiede quali iniziative si intendano adottare per superare le criticità emerse nello svolgimento di attività lavorative in smart working per un datore di lavoro estero da parte dei cittadini italiani iscritti all’Aire e rientrati temporaneamente in Italia a causa dell’emergenza da Covid-19.

Nell’interrogazione si sottolinea come “l’attuale situazione di crisi economico-sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19 e le restrizioni dovute alle misure di cosiddetto lockdown, attivate su scala globale a partire dall’inizio del 2020, potrebbero aver influenzato la durata dei soggiorni in Italia dei contribuenti in mobilità internazionale, determinando il rischio di notevoli conseguenze di natura fiscale in capo ai suddetti numerosi contribuenti interessati”. “È accaduto, infatti – prosegue l’interrogazione, – che migliaia di italiani residenti all’estero, rientrati in Italia temporaneamente per motivi personali o di lavoro, si siano ritrovati, a causa della pandemia, a prolungare la permanenza in Italia proseguendo la propria attività lavorativa in modalità di smart-working per il proprio datore di lavoro estero”.

Billi segnala quindi che “come rilevato dall’Ocse all’interno delle raccomandazioni pubblicate il 3 aprile 2020, i periodi di soggiorno forzato in funzione delle citate restrizioni e/o di comprovate necessità sanitarie, lavorative, personali o familiari non dovrebbero rappresentare, seppur in via straordinaria, elementi significativi ai fini dell’individuazione della residenza fiscale di un contribuente trasferitosi temporaneamente in un altro Paese”; tuttavia, “ad oggi, in mancanza di esplicite disposizioni derogatorie ai criteri di residenza fiscale e regolatorie della tassazione dei redditi da «smart-working transfrontaliero», i contribuenti che hanno trascorso più di 184 giorni nell’anno solare in Italia potrebbero incorrere in rilevanti conseguenze di natura fiscale”. Ulteriori problemi potrebbero sorgere anche per i regimi speciali, in particolare quelli dei lavoratori impatriati, pensionati esteri e neo-residenti.

L’interrogazione sottolinea quindi come, per l’anno 2020, appare “ragionevole chiarire quali siano gli impatti fiscali sui predetti redditi, ritenendo che il periodo di tempo trascorso da un individuo in un Paese in ragione dei richiamati periodi di lockdown non debba rilevare ai fini della determinazione della residenza fiscale di tale individuo, in quanto dovuto ad evidenti cause di forza maggiore”.

Per questo motivo si chiede al Ministro dell’Economia “quali iniziative di competenza intenda adottare tempestivamente, al fine di tutelare i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire rientrati temporaneamente in Italia e quivi rimasti a causa dell’emergenza da Covid-19” e “quali iniziative intenda adottare per salvaguardare l’applicazione delle cosiddette «retribuzioni convenzionali», dando rilevanza all’attività di lavoro dipendente svolta continuativamente ed esclusivamente a beneficio del datore di lavoro estero, sebbene in modalità «smart-working» dall’Italia”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform