CAMERA DEI DEPUTATI
Il deputato formula alcune proposte operative per liberare gli Istituti da incombenze di natura amministrativa. La risposta del vice ministro agli Esteri Mario Giro
ROMA – Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, ha presentato al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale un’interrogazione relativa agli Istituti Italiani di Cultura, in cui rileva come “un crescente carico di attività amministrative di vario genere” rischi di rendere “asfittici” gli IIC “perché soffocati da una serie di incombenze di natura amministrativa, fiscale e interpretativa delle normative locali che ne limitano l’incisività e il dinamismo”.
Essi invece, “soprattutto ora che si punta ad una promozione integrata del Sistema Italia nel mondo, dovrebbero essere i terminali di un’articolata e incisiva proposta culturale del nostro Paese in ambito globale – segnala Fedi, formulando a tal fine specifiche proposte, come “affidare ad un fiscalista italiano locale i compiti fiscali, eliminare il codice identificativo di gara (CIG), innalzare a 1.000 euro per gli IIC la soglia applicativa di “0” euro, fare per il personale corsi di formazione frontali e non a distanza, come ora, incrementare il numero delle assunzioni locali”.
All’interrogazione ha risposto il vice ministro agli Esteri Mario Giro, che ha sottolineato come i vincoli all’azione del Maeci derivino dalle normative in vigore, considerazioni cui Fedi a sua volta replica affermando come “il Governo e lo stesso Parlamento non dovrebbero trascurare l’impegno di rendere più elastiche per gli IIC alcune normative che, se applicate alla lettera, potrebbero diventare paralizzanti, come in molti casi già avviene”. Nella riposta di Giro, l’esponente democratico coglie inoltre “il valore di alcuni spiragli, come quelli che potrebbero aprirsi per lo svolgimento dei corsi di formazione decentrati quanto meno nelle realtà dove i costi potrebbero essere più contenuti e per un’accresciuta dotazione di personale in un prossimo futuro, sia inviato dall’amministrazione centrale che assunto in loco”.
“Insomma – conclude Fedi, – il senso più vero di questa mia iniziativa parlamentare è quello di richiedere che non ci si limiti ad un’applicazione schematica e formalistica delle normative, ma si compia uno sforzo per rendere più agile e più incisiva l’azione di questi importanti organismi”. (Inform)