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Interrogazione di Laura Garavini (Italia Viva, ripartizione Europa) sulle modalità di erogazione dei voucher per l’internazionalizzazione rivolti alle micro e piccole imprese manifatturiere

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Al ministro degli Esteri Luigi Di Maio si chiede di intervenire per consentire che tra i Temporary Export Manager cui possono ricorrere le aziende possano essere inclusi anche i connazionali residenti all’estero o società costituite da italiani all’estero e con sede legale fuori dal territorio nazionale

 

ROMA – La senatrice eletta nella ripartizione Europa Laura Garavini (Italia Viva) ha presentato un’interrogazione al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio in cui chiede di modificare il decreto ministeriale che stabilisce le modalità di erogazione dei voucher per l’internazionalizzazione rivolti alle micro e piccole imprese (MPI) manifatturiere che intendono consolidare o espandere le propria attività sui mercati esteri (decreto ministeriale n. 3623/1544 del 18 agosto 2020).

In particolare Garavini sottolinea la necessità di includere tra i Temporary Export Manager (TEM), cui possono ricorrere le aziende attraverso l’utilizzo di tali voucher, anche i connazionali residenti all’estero o società costituite da italiani all’estero e con sede legale fuori dal territorio nazionale, così da “valorizzare l’incontro lavorativo e professionale tra la comunità degli italiani all’estero e l’ecosistema imprenditoriale italiano”.

La normativa al momento – spiega Garavini – prevede che i voucher vadano a finanziare “le spese sostenute dalle MPI manifatturiere per usufruire di consulenze da parte di Temporary Export Manager, iscritti nell’apposito elenco del Ministero degli Affari esteri, che vantano competenze digitali e che offrono una consulenza manageriale della durata di 12 mesi per le micro e piccole imprese e della durata di 24 mesi per le reti di imprese”.  Si prevede quindi “la creazione di un apposito elenco speciale dove possono iscriversi i TEM e le società TEM aventi partita Iva attiva da almeno 2 anni”, e alcuni requisiti specifici per l’iscrizione. Tra essi, Garavini richiama in particolare la richiesta per le società TEM di “avere sede legale attiva sul territorio nazionale ed essere iscritte al Registro delle imprese della Camera di Commercio territorialmente competente” e il fatto che non vi siano invece disposizioni per “aspiranti TEM italiani residenti all’estero, oppure per società costituite da italiani all’estero e con sede legale fuori dal territorio nazionale”.

“A differenza di altre professioni, l’attività del Temporary Export Manager – sottolinea la senatrice – non presenta alcuna necessità di essere codificata, né dalla legislazione nazionale né da quella europea, soprattutto in ragione dell’eterogeneità dei professionisti che possono svolgerla: infatti, un TEM potrebbe essere un commercialista che ha maturato esperienze nel settore del commercio internazionale o che ha frequentato corsi di formazione continua in diritto commerciale internazionale, oppure un avvocato specializzato in diritto internazionale con esperienze maturate nella contrattazione europea o nei trattati di libero scambio, o ancora un imprenditore o un lavoratore autonomo che ha acquisito significative esperienze maturate in attività di import-export e che magari ha gestito procedure doganali per Paesi emergenti, oppure ha frequentato corsi di marketing digitale gratuiti scevri da necessità di accreditamento”.

Inoltre, l’istituzione dell’elenco sopra richiamato “si andrebbe a sovrapporre alle molteplici professionalità già esistenti in Italia e all’estero, che sono di per sé già regolamentate da Ordini professionali, che per legge soggiacciono alla vigilanza del Ministero della Giustizia e non del Ministero degli Affari esteri – aggiunge Garavini, riportando anche le perplessità sollevate da alcune associazioni “riguardo all’impossibilità, per le aziende che intendono usufruire del voucher, di scegliere liberamente il proprio export manager, e al contestuale obbligo di scegliere un consulente dall’apposito elenco predisposto, imponendo altresì agli stessi export manager il possesso di requisiti particolarmente selettivi e stringenti”.

La senatrice ricorda infine che anche la normativa europea agevola il riconoscimento delle qualifiche professionali nei Paesi dell’Unione, semplificando l’accesso e la prestazione di servizi per i professionisti che intendono prestare i propri servizi in Europa, garantendo al contempo una migliore protezione dei consumatori e dei cittadini.

Per questi motivi, Garavini chiede se il Ministro non ritenga opportuno eliminare “l’obbligatorietà per le micro, piccole e medie imprese di utilizzare il voucher esclusivamente per le consulenze erogate da TEM accreditati nell’elenco, allo scopo non solo di garantire il rispetto delle disposizioni comunitarie in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali, ma anche e soprattutto di valorizzare l’incontro lavorativo e professionale tra la comunità degli italiani all’estero e l’ecosistema imprenditoriale italiano, così come indicato dallo stesso Ministro nell’ambito del Patto per l’export”. (Inform)

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