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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Iniziato l’esame degli emendamenti al testo di riforma costituzionale. I primi emendamenti discussi – e respinti – riguardano la soppressione della circoscrizione Estero

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Contrari in particolare all’emendamento presentato da Giuseppe Compagnone (Gal), Claudio Micheloni (Pd – ripartizione Estero), Luciano Uras (Misto-Sel), Antonio D’Alì (Ncd) e Mario Mauro (Pi). Contrario, dopo un ripensamento, anche il Movimento 5 Stelle. A sostegno dell’emendamento invece, oltre Gal, il gruppo Fi-Pdl, mentre si astiene la Lega Nord

ROMA – L’assemblea del Senato ha ripreso ieri l’esame del disegno di legge costituzionale recante disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, il contenimento dei costi delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della Costituzione, procedendo all’illustrazione degli emendamenti riferiti all’articolo 1 del ddl. L’articolo ridefinisce le funzioni del Senato, organo che diviene ora rappresentativo delle istituzioni territoriali, concorrendo alla funzione legislativa ed esercitando una funzione di raccordo tra l’Unione europea, lo Stato e gli altri enti della Repubblica. La nuova Camera partecipa inoltre alla formazione degli atti normativi comunitari, valuta l’attività delle pubbliche amministrazioni, verifica l’attuazione delle leggi dello Stato, controlla le politiche pubbliche e concorre all’espressione di pareri su nomine governative.

Oltre 900 le richieste di votazione a scrutinio segreto su un totale di emendamenti che ha raggiunto il numero di 7850. Si teme, vista la giornata di ieri dedicata a soli 3 emendamenti – tutti respinti, – lo slittamento dei tempi della riforma.

Tra gli emendamenti respinti anche quello di Giuseppe Compagnone (Gal) volto alla soppressione della circoscrizione Estero, interventi su cui al termine della seduta gli eletti all’estero Aldo Di Biagio (Pi – ripartizione Europa) e Claudio Zin (Maie – ripartizione America meridionale) avevano diffuso un nota estremamente critica (vedi http://comunicazioneinform.it/respinti-dallaula-del-senato-alcuni-emendamenti-che-chiedevano-labrogazione-della-circoscrizione-estero/).

Si sono espressi nel corso delle dichiarazioni di voto in Aula contro l’emendamento anche Claudio Micheloni (Pd – ripartizione Europa), Luciano Uras (Misto-Sel), Antonio D’Alì (Ncd) e Mario Mauro (Pi). Contrario, dopo un ripensamento, anche il Movimento 5 Stelle. A sostegno dell’emendamento invece, oltre Gal, il gruppo Fi-Pdl.

“Fa sicuramente un certo effetto che la prima votazione sia su un emendamento che chiede la soppressione della circoscrizione Estero – ha affermato Micheloni, pur rilevando come tale tentativo sia presente in molti degli emendamenti presentati. Per l’esponente democratico si tratta di “un fallimento culturale, più che politico, di noi parlamentari della circoscrizione Estero, perché non siamo riusciti a trasmettere in questi anni il significato profondo della nostra presenza nel Parlamento italiano”, una presenza che “non è importante solo per gli italiani all’estero” – rileva Micheloni, ma è “utile ed importante per l’Italia se l’Italia capisce che con essa mantiene rapporti con decine di milioni di persone che sono un volano per l’economia, per la politica e per la cultura italiana”. “Al di là del fatto che non siamo stati capaci di trasmettere ciò e di aprire in un certo senso questa politica al di fuori dei nostri campanili, al di fuori del nostro territorio nazionale, credo non possiamo permetterci di iniziare questo lavoro con un emendamento siffatto – segnala Micheloni, che aggiunge poi di ritenere “complicata” la presenza dei parlamentari della circoscrizione Estero all’interno di un Senato non elettivo. “Se, al contrario, il Senato resta elettivo, allora i rappresentanti della circoscrizione Estero dovrebbero essere presenti solo nel Senato e non nella Camera politica che dà la fiducia al Governo – afferma l’esponente democratico, – uscendo dai limiti dei luoghi comuni dei cittadini di categoria A, B o Z che non vogliono dire un granché”. “Noi siamo cittadini italiani che viviamo un’altra realtà. Riteniamo che il Paese abbia bisogno di collegamenti con questa realtà e, lo ripeto – conclude Micheloni, – ne ha bisogno sul piano economico, politico e culturale”, aggiungendo poi come “questo collegamento dovrebbe trovarsi principalmente nella Camera che non dà la fiducia al Governo”. “Per questo – annota – noi sosteniamo con forza un Senato elettivo, anche perché in tal caso potremo capire e sostenere una legge elettorale alla Camera che garantisca la stabilità e la governabilità del nostro Paese”. Sostenitore del Senato elettivo e della presenza degli eletti all’estero al suo interno anche il gruppo di Sel, la cui contrarietà all’emendamento viene segnalata da Uras richiamando l’importanza di una popolazione italiana all’estero di numero pari a quella residente entro i confini nazionali e che “ha fatto tanto per la comunità nazionale, aprendo possibilità sul piano economico e delle relazioni internazionali”. Richiamati in particolare gli oltre 1.600.000 sardi, corregionali di Uras, che “si sono fatti stimare per la loro capacità di lavoro, per la loro onestà e per il loro impegno, anche nella partecipazione alla vita delle istituzioni dei Paesi in cui risiedono”. Un’importanza che è stata riconosciuta in più occasione dallo stesso presidente della Repubblica – ha ricordato l’esponente di Sel, ribadendo il diritto per coloro “che non si sono dimenticati e non vogliono dimenticarsi di questo Paese di rappresentarlo in questa sede e nei luoghi dove loro operano”. D’Alì (Ncd) ribadisce come il diritto di rappresentanza degli italiani all’estero in Parlamento, votato nelle scorse legislature “con molta convinzione”, non vada eliminato, suggerendo l’opportunità di una modifica della norma elettorale e delle sue modalità applicative. Un intervento che varrà “a riforma approvata solamente per la Camera dei Deputati – chiarisce – perché l’impalcatura di questa riforma esclude la possibilità di un ritorno di senatori eletti nella circoscrizione Estero in Senato”. In ultimo, anche Mario Mauro (Pi) segnala la sua “più viva contrarietà alla volontà di rimuovere la circoscrizione Estero” e annuncia il voto contrario all’emendamento del suo gruppo.

Annuncia l’astensione della Lega Nord Jonny Crosio (Ln-Aut), segnalando di ritenere ingiusto l’affrontare il tema del voto degli italiani all’estero “in maniera superficiale e sbrigativa”. Crosio sottolinea infatti come le modalità di voto all’estero abbiano evidenziato criticità – connesse anche alla problematicità di strumenti come l’Aire – che andrebbero esaminate con attenzione per “capire che percorso si vuol avere e se ci sono veramente gli strumenti e le condizioni per consentire ai nostri cittadini di esercitare il proprio diritto di voto”, adottando soluzioni tali da garantire “l’effettiva validità e certezza del voto”. “Non ci assumiamo la responsabilità di cancellare con un colpo di spugna una norma che non ha senso eliminare in questo modo – conclude Crosio – e le cui implicazioni devono essere affrontate con molta più serietà e meno pressappochismo”.

Inizialmente favorevole all’emendamento il Movimento 5 Stelle, che con Vito Crimi ribadisce le problematicità connesse alle modalità di voto all’estero. Per Crimi l’obiettivo dell’emendamento non è la cancellazione del diritto di voto ma l’eliminazione della circoscrizione Estero, eliminazione che il Movimento condivide perché ritiene che tale circoscrizione sia stata “in molte occasioni un bacino di voti per alcuni gruppi rispetto ad altri”. Ciò non toglie che il voto dei cittadini residenti all’estero debba essere garantito, ma votando – afferma Crimi – per le circoscrizioni di appartenenza stabilite in analogia con quanto avviene per le elezioni europee, ossia quelle dell’ultima residenza nota nel Paese di origine. In dissenso con questa posizione Mario Michele Giarrusso, che ricorda come la sua terra di origine, la Sicilia, sia terra di immigrazione. “Abbiamo milioni di italiani all’estero – segnala Giarrusso – e credo che vadano rispettati, riconoscendo loro la possibilità di avere un collegio ed un senatore da loro eletto direttamente, attraverso libere elezioni”. Come Giarrusso, esprimono il voto in dissenso i pentastellati Bruno Marton, Alberto Airola, Enrico Cappelletti, Sergio Puglia, Laura Bottici. Di seguito al dibattito svolto sulla questione, Crimi annuncia il voto contrario all’emendamento anche da parte del Movimento 5 Stelle.

Favorevole all’emendamento invece Forza Italia-Pdl, per cui interviene Anna Bonfrisco, secondo la quale si tenta con questa approvazione “di aprire un varco alla riflessione che noi dobbiamo ai nostri concittadini italiani e anche a quegli italiani residenti all’estero che spesso, in virtù di una lunga storia personale o familiare, pur distintisi in quei Paesi nel rappresentare degnissimamente la nostra Nazione, non per questo sono oggi parte integrante di questo Paese e di questa comunità”. L’interrogativo formulato riguarda “quanto sia servito a quegli italiani e a questo Paese intraprendere il percorso che ci portò a istituire questa rappresentanza”, e va oltre – sostiene Bonfrisco – la questione dei costi e delle carenze di una legge che “tra alcune cose buone, produsse tante distorsioni, alcune delle quali legate, per esempio, all’assoluta mancanza di verifica e di controllo sulla regolarità di quel voto”. Si tratta piuttosto di riflettere su “un principio, quello cioè che noi dobbiamo poter vivere e saper vivere nella modernità” – rileva l’esponente forzista, segnalando l’opportunità di recuperare un legame con quei cittadini “che non è fatto solo di rappresentanza – aggiunge – ma di una storia che continua tra il Paese di origine, il nuovo Paese e quello scambio culturale e politico”. L’approvazione dell’emendamento viene quindi legata dalla Bonfrisco alla necessità di svolgere “una riflessione per capire se siamo davvero sulla strada giusta e se è davvero così che dobbiamo garantire il riconoscimento a quella storia, a quel lavoro, all’eroismo dei tanti nostri connazionali e delle nostre connazionali, che lontano dal loro Paese, hanno saputo affrancarsi dal bisogno e dalla povertà e ci hanno dato una grande lezione”. Per il medesimo gruppo parlamentare interviene Donato Bruno (Fi-Pdl) che ricorda la “battaglia” per il voto all’estero di Mirko Tremaglia, “una battaglia che tutti quanto abbiamo sostenuto e voluto”. “Qui si sta discutendo – precisa Bruno – se ancora deve persistere o meno la possibilità della circoscrizione Estero, e quindi la rappresentanza estera nel nostro Parlamento. Ha detto bene il collega Micheloni: è una questione culturale prima che politica”. Bruno è quindi dell’idea che “noi dobbiamo continuare a sostenere questo tracciato della nostra Costituzione e guai se ce ne privassimo”.

Per il proponente l’emendamento, Giuseppe Compagnone (Gal), esso ha prodotto l’effetto voluto. Egli si dice perfettamente consapevole della storia dell’emigrazione italiana e dei benefici da essa rappresentati, ma si chiede se “quanto ottenuto corrisponda veramente a quello che si voleva fare consentendo l’espressione del voto nella disponibilità dei nostri emigrati”. “I nostri emigrati all’estero si sentono veramente ancora italiani? Riescono a rendersi partecipi della nostra vita politica? – prosegue Compagnone, riferendosi in particolare ai “meccanismi distorsivi” derivanti dalle modalità di voto. Non si tratta dunque solo della possibilità di voto, ma della modalità del suo esercizio, questioni che “abbiamo posto in questa occasione e che, come abbiamo visto, ha giustamente suscitato tante reazioni in Aula” e perciò – secondo Compagnone – meritano un approfondimento. “Non è vero che nella volontà e nella premura di voler approvare il disegno di legge costituzionale non possiamo trovare il tempo invece per ragionare su quest’argomento – conclude.

L’emendamento risulta dunque respinto. Respinto anche l’emendamento successivo, riguardante un’analoga modifica dell’articolo 48 della Costituzione. (Inform)

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