FARNESINA
ROMA – E’ stata presentata oggi alla Farnesina la mostra “Sfumature d’Azzurro”, che sarà aperta al pubblico fino al 20 dicembre 2024. L’evento è stato organizzato , presso il Maeci, dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio insieme al Museo del Calcio di Coverciano. L’incontro, a cui hanno preso parte gli studenti degli Istituti Fidene e Montessori, è stato moderato dal giornalista sportivo Alessandro Antinelli che ha rilevato l’importanza dello sport e del calcio come ambasciatore, essendo un’eccellenza del Made in Italy. Antinelli ha anche sottolineato come la storia della nazionale di calcio vada di pari passo con la storia del nostro Paese. A seguire ha preso la parola il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani che, dopo aver ricordato che la mostra sugli azzurri viene ospitata in una sala i cui mosaici fanno parte della collezione di arte contemporanea della Farnesina, ha sottolineato come lo sport e l’amore per la patria uniscano gli italiani. “Pensiamo agli italiani che vivono all’estero, – ha poi rilevato il Ministro – per loro la nazionale è stata una sorta di simbolo di riscatto. Oggi gli emigranti italiani ricoprono anche posti importanti in giro per il mondo, ma un tempo i nostri connazionali che andavano all’estero erano in condizioni di povertà, lavoravano come minatori o operai e spesso erano poco considerati. Allora quando la nazionale vinceva scoppiava l’orgoglio italiano. Questo è il regalo che hanno fatto ai nostri connazionali all’estero tanti campioni e mister del passato e che continuano ancora a fare i campioni di oggi”. Dopo aver ringraziato la moglie di Paolo Rossi presente all’evento per il lavoro che sta portando avanti con le giovani atlete del calcio femminile, il Ministro ha spiegato le ragioni che hanno portato all’allestimento della mostra. “Sono assolutamente convinto – ha rilevato Tajani – che lo sport sia parte della nostra politica estera, ho infatti deciso di istituire all’interno del Ministero degli Esteri un ufficio dedicato alla diplomazia dello sport. Sto pensando con il Segretario Generale Guariglia ad una riforma della Farnesina e credo che anche la diplomazia dello sport verrà valorizzata in un contesto più ampio perché attira interesse sul nostro Paese, e anche perché a volte quello che non può dire un diplomatico o un uomo di cultura, lo possono dire gli uomini di sport e le vittorie e i successi italiani. Abbiamo già promosso con successo – ha continuato il Ministro – la Ryder Cup e il Giro d’Italia e così vogliamo promuovere anche il nostro calcio, inviando un messaggio ai giovani, e cioè che praticare il calcio, che non è soltanto quello dei campioni, è anche un modo , come gli altri sport, per non perdere tempo davanti ad un computer, per contrastare la dispersione scolastica e l’uso di alcol e droga”. Tajani dopo aver segnalato che sulla manovra di bilancio si sta lavorando per mantenere l’esenzione Iva per altri sei mesi per le organizzazioni sportive no profit, ha sottolineato l’esigenza di continuare a puntare, in questo momento storico caratterizzato da tanti conflitti, sullo sport come strumento di pace. “Le Olimpiadi – ha ricordato il Ministro – erano il momento in cui si interrompevano le guerre. Lo sport è quindi nato come portatore di pace e noi dobbiamo far sì che anche in politica internazionale le donne e gli uomini di sport siano portatrici e portatori di messaggi di pace. Lo devono essere in Medio Oriente, in Russia ed in Ucraina, lo devono essere in Africa e in tante altre parti del mondo. Dove si soffre, dove vi sono vittime lo sport deve essere parte di quella diplomazia di pace che rappresenta uno dei principali obiettivi della politica estera italiana”. Tajani ha inoltre evidenziato come questa mostra itinerante sulla nazionale italiana sarà vista nei prossimi giorni anche da tutti gli ambasciatori d’Italia che si riuniranno alla Farnesina per l’incontro annuale. Un modo per comunicare a tutti i capi delegazione il messaggio politico dell’importanza della diplomazia dello sport. Ha poi preso la parola il Presidente della FIGC Gabriele Gravina “Il colore azzurro – ha esordito Gravina – è un colore dominante, che inorgoglisce e puntualmente scopriamo come la nostra maglia non è solo un simbolo sportivo, ma è un emblema di identità, ed ogni volta che una delle nostre numerose nazionali scende in campo, si ritrova puntualmente in una sorta di rito collettivo, una danza di emozioni, che mette insieme milioni di cuori italiani. Abbiamo verificato tutto questo in maniera esaltante – ha continuato il Presidente – quando siamo andati all’estero, dove l’orgoglio dell’appartenenza, della storia, della tradizione e della cultura del nostro paese rivive e tutti gli italiani vogliono toccare con mano le proprie origini”. Gravina ha poi espresso apprezzamento per l’idea del Ministro Tajani di attivare una sezione dedicata alla diplomazia sportiva. Un’iniziativa che, secondo Gravina, esalta la capacità del mondo del calcio di creare delle relazioni, soprattutto di valorizzare la dimensione proattiva che abbatte le barriere e favorisce la nascita di confronti e relazioni culturali fra i popoli, senza dimenticare la capacità del mondo dello sport di valorizzare il nostro Made in Italy.
A seguire è intervenuto il Presidente del Museo del Calcio Matteo Marani che ha ripercorso la storia della Coppa del mondo Rimet. “La salvezza della Coppa Rimet – ha ricordato Marani – la dobbiamo a un dirigente italiano, che si chiamava Ottorino Barassi, che nel 1943 con Roma occupata, pensò di salvare la coppa nascondendola in una scatola di scarpe, e la nascose sotto al letto. I nazisti eseguirono la perquisizione della casa e non la trovarono. Nel novembre del 1945 – ha proseguito Marani – l’Italia è scesa in campo contro la Svizzera, è stato il primo atto di diplomazia internazionale di un Paese che era stato sconfitto, e proprio grazie a due dirigenti Ottorino Barassi e Giovanni Mauro, l’Italia tornò in campo.” Il Presidente si è poi soffermato sui vari successi ottenuti della nazionale italiana di calcio, come ad esempio i due mondiali degli anni trenta, l’Europeo del 1968, il Mondiale del 1982 e il Mondiale del 2006 e per ultimo l’Europeo del 2020. E’ stata poi la volta del Commissario tecnico della Nazionale Luciano Spalletti: “Io penso che il rapporto degli italiani con la bandiera tricolore sia simile a quello che io provo, nel senso che per me è un qualcosa di particolare, di forte, di intenso e il rapporto degli italiani con la bandiera assomiglia molto a quello si può avere con un figlio. Quando andiamo all’estero – ha continuato Spalletti – i connazionali sventolano la bandiera dell’Italia, ma è come se sventolassero la foto del figlio, che hanno nel portafoglio e che non vedono da molto tempo, e al quale sono molto legati. Io quando vado nel mondo ho il ricordo di tutte queste persone, che ci aspettano sempre all’albergo, seguono il pullman e dopo la partita rimangono lì per ore ad aspettare che il pullman vada via dallo stadio per salutarti, per donarti un abbraccio. Per me questo abbraccio – ha concluso il Commissario Tecnico – diventa veramente un affetto importante e che mi aiuta a lavorare nella maniera migliore.” Anche il Capo delegazione della nazionale maschile Gianluigi Buffon ha parlato della sua esperienza con i tifosi italiani all’estero. “Ho veramente compreso quanto gli italiani all’estero, – ha affermato l’ex portiere della nazionale – vedano in noi dei punti riferimento, che gli permettono di rivivere un po’ di italianità. Spesso questi connazionali, pur per diverse motivazioni, sono stati costretti ad emigrare e si sentono come degli esiliati. Quindi al nostro arrivo è come se portassimo con noi lo stivale della nostra penisola, e questo è bellissimo”. Buffon ha poi ricordato i momenti e le emozioni della vittoria del mondiale del 2006. E’ infine intervenuta Federica Cappelletti, moglie dello scomparso campione del mondo Paolo Rossi e Presidente della Divisione Serie A Femminile Professionistica della FIGC, che ha ricordato l’importanza che il grande campione dava alla maglia della nazionale, un attaccamento che oggi viene riproposto in ogni iniziativa portata avanti in ricordo di Paolo Rossi. (Lorenzo Morgia – Inform)