direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Inaugurata al MAXXI la mostra fotografica per il ventennale del progetto “CinemArena”

COOPERAZIONE

Un’iniziativa itinerante promossa dall’Aics che ha percorso le strade dell’Africa, del Maghreb, del Medio ed Estremo Oriente e del Sud America

(fonte immagine OIM –  facebook)

ROMA- Nella serata del 7 luglio, presso l’arena del MAXXI di Roma, si è tenuta la manifestazione inaugurale della mostra fotografica dedicata al ventennale del progetto CinemArena, il cinema itinerante, una carovana che percorre le strade dell’Africa, del Maghreb, del Medio ed Estremo Oriente e del Sud America, per promuovere campagne di informazione su tematiche sociali e sanitarie attraverso lo spettacolo cinematografico sotto le stelle. CinemArena è un progetto, finanziato dal Maeci, gestito e organizzato dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), L’incontro è stato condotto sul palco dell’arena del MAXXI da Paolo Fratter, giornalista di SKYTG24 che ha partecipato a diverse campagne del CinemArena in Africa.

Avviato nel 2001 in Mozambico, CinemArena si è avvalso negli anni della collaborazione di diversi partner: Overland (trasmissione di RAI 1), la ONG Bambini nel Deserto e, negli ultimi 3 anni, l’OIM (l’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni).

“Questa – ha esordito Palo Fratter – è una serata di celebrazione. Si celebra un compleanno importante: il CinemArena compie vent’anni di vita, di idee e di progetti. Ringrazio intanto l’AICS per avermi invitato. È una carovana, un progetto itinerante per promuovere campagne di informazione sociali e sanitarie tramite la magia del grande schermo. Due anni fa prima dell’ondata pandemica questo progetto portava nei Paesi sperduti dell’Africa Occidentale informazione legata ai rischi connessi alle migrazioni. Ovviamente non con l’intenzione di dire “non migrate” ma con quella di rendere la scelta di chi parte consapevole. Il progetto ha avuto modo di informare sul colera e sulla malaria. Il progetto è nato grazie all’intuizione di un decano, Fabio Melloni, ed è proseguito tramite l’impegno di Simonetta Di Cori. In questi anni – ha continuato Palo Fratter  – sono stati  portati avanti più di 60 campagne in più di 40 Paesi su temi legati ai diritti delle donne, ai rischi connessi all’immigrazione irregolare, alla salute. Sono state scattate migliaia di fotografie e girati molti firmati e dopo un’attenta selezione è stata creata questa mostra che si concluderà il 17 luglio”. E’ poi intervenuta Simonetta Di Cori la Responsabile AICS per l’iniziativa CinemArena. “In questi vent’anni ho selezionato decine e decine di esperti. Ci troviamo di fronte ad un record perché un progetto di cooperazione non è mai durato così tanti anni e in così tante declinazioni. È un progetto che abbiamo presentato ovunque: nelle scuole, a New York, alle Nazioni Unite a Ginevra. Ringrazio il Ministero degli Esteri e l’Agenzia per la Cooperazione perché in questi anni mi hanno dato carta bianca e fondi per procedere. I compagni di viaggio sono state decine e decine, persone a cui ho dato massima autonomia. Erano liberi di scegliere la strada migliore, sempre in coordinamento. Nei primi anni del CinemArena non c’era il cellulare. Le avventure e disavventure legate a questo progetto sono tante: ricordo quando Laura di Castro è stata in Burkina Faso chiusa in casa per due settimane perché vi era un momento di rischio. Questo lo dico per far capire che chi parte deve essere pronto”.

Ha poi preso la parola nuovamente Paolo Fratter per ricordare che durante il periodo della mostra , che rimarrà aperta fino al 18 luglio, si terranno  due workshop: il primo dedicato al tema  “L’iniziativa CinemArena come strumento di informazione al servizio della cooperazione allo sviluppo”,  avrà luogo presso lo spazio Extra MAXXI giovedì 8 luglio alle 18.00; il 14 luglio, invece, verrà presentato lo studio sulla “Rappresentazione sociale dei flussi migratori verso l’Europa nell’Africa Sub-sahariana 2018-2019”, con un approfondimento sulla questione migratoria, presso la sala Scarpa del MAXXI alle ore 18.00. Lo studio sarà sulla percezione del fenomeno migratorio”.

A seguire è salito sul palco il Direttore dell’AICS, Luca Maestripieri: “voglio ringraziare Simonetta Di Cori che di questo progetto è l’anima. È un’idea che ha superato la maggiore età. Vorrei ricordare che questo progetto  coinvolge tutte le realtà della Cooperazione allo Sviluppo. All’epoca non esisteva l’Agenzia ma esistevano già le attività. Quella del CinemArena è stata un’intuizione felice. È stata oggetto di una valutazione esterna che ha constatato come gli obiettivi siano sopravvissuti a distanza di vent’anni. Noi dobbiamo crescere ed evolvere comunicando al pubblico i messaggi positivi. Le migrazioni sono un tema importante ma il format nasce da prima del fenomeno migratorio e può legarsi a qualsiasi messaggio. Noi abbiamo in questo momento, ad esempio, anche la sfida dello Sviluppo Sostenibile. Bisogna quindi riflettere su come allargare il campo anche ad altri settori e attività che la Cooperazione allo Sviluppo porta sempre avanti. Ci sono tutti gli strumenti per proseguire”.

E’ stata poi la volta del Direttore della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Maeci Giorgio Marrapodi: “saluto Luca Maestripieri e Simonetta, naturalmente il Direttore Generale Luigi Vignali che con la Dgit ha finanziato questa iniziativa e il Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM, Laurence Hart così come gli autori dei documentari che tra poco vedremo. Questo è un format che si presta a veicolare dei messaggi. L’interazione con le aree più remote è il lato vincente. La carovana negli anni in cui i mezzi di comunicazione non erano presenti, stabiliva un rapporto personale con gli abitanti dei luoghi che raggiungeva. Sembra strano che si debba arrivare dall’Europa per far aggregare queste realtà ma è così. La comunicazione interna alle comunità è stata fondamentale, su temi come per esempio la prevenzione sessuale o l’igiene personale, temi su cui era difficile, per motivi culturali, che le popolazioni si confrontassero. È uno strumento flessibile, un formato che si può prestare ad un uso ancora importante per affiancare le azioni di sviluppo economico e non solo. È importante consentire alle comunità locali di confrontarsi su queste tematiche per comunicare tra noi e tra loro”.

Ha poi preso la parola il Direttore Generale per gli Italiani all’estero e per le politiche migratorie del Maeci , Luigi Maria Vignali: “sono stato in Gambia, coinvolto in uno di questi progetti; è stato uno dei momenti più belli della mia carriera. L’informazione preventiva rispetto al fenomeno migratorio è fondamentale. Il mezzo del cinema è immediato ed è importante la carovana itinerante che si reca in luoghi dove non arriva nessuno, a volte nemmeno la radio. Al di là del cinema e di queste foto che vedremo, nulla può sostituire l’atmosfera di festa e di condivisione di questi abitanti che vogliono raccontare le loro storie. È uno strumento che crea consapevolezza migratoria, ma anche una consapevolezza nostra, dell’importanza di parlare alle persone. Iniziare una campagna verso la migrazione regolare sicura, che noi vorremo vedere e che, speriamo, rappresenti il futuro della migrazione”.

“CinemArena –  ha affermato il Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM, Laurence Hart –

vuole offrire un quadro realistico di quello che succede, dei rischi e della realtà concreta dei viaggi. Ha raggiunto luoghi remoti e ha creato dibattito e coinvolgimento non a senso unico che ha nutrito chi ha beneficiato di questo programma e chi lo ha creato. Il dato che emerge è che i viaggi sono pericolosi. Questo programma ha contribuito a rivelare dei dettagli che altrimenti sarebbero rimasti nascosti a chi voleva partire. Sono stato a Foggia nei giorni scorsi e ho visto molte donne vittime di tratta, illuse e minacciate. In questi casi l’informazione preventiva avrebbe potuto prevenire la scomparsa di queste donne o la morte loro e di alcuni dei loro familiari. Questo sottolinea l’importante dell’informazione. Il Covid ha costretto gli organizzatori di riadattare le attività tramite la diffusione mediatica digitale tramite programmi radiofonici e televisivi. È un programma che ha saputo adattarsi alle circostanze. La parola che userei è “prevenzione”, che ha risparmiato delle vite. Vogliamo valutare quindi quale impatto ha avuto questo progetto. La migrazione è un fenomeno complesso ma dobbiamo educarci a questa complessità. È un fenomeno che continuerà a far parte del mondo costruito fino ad oggi e la capacità di prendere decisioni informate fa parte delle politiche a lungo termine. Certamente non è la bacchetta magica. Spesso le campagne informative si svolgono con slogan. L’informazione è molto complessa e questo è un format efficace, un tipo di campagna informativa unico”.

Nel corso della serata sono stati proiettati due documentari della durata di circa 20 minuti ciascuno sulla storia del CinemArena, realizzati dalla giovanissima videomaker Francesca Rocchio e dal videomaker Marco Ballerini.

Successivamente alla visione dei documentari sono saliti sul palco alcuni dei protagonisti del progetto. Ha preso la la parola Filippo Tenti, ideatore del programma Overland: “parlando con Simonetta Di Cori, per puro caso, io che giravo, ho unito ai viaggi che facevo il prodotto e la comunicazione portati avanti dall’AICS. L’ho affiancata in questo tramite la Rai. È passata la comunicazione che abbiamo portato avanti come fatto spontaneo. Ma non mi bastava dire “siamo andati e abbiamo fatto cooperazione… Ho montato i documentari per far vedere a milioni di persone cosa fa in loco CinemArena e cosa fa l’AICS. Volevo far vedere agli italiani che CinemArena è un fatto terribilmente importante”.

E’ infine intervenuto Andrea Borgarello, uno dei cooperanti che ha visto nascere il progetto, in rappresentanza delle decine di esperti e collaboratori: “ero in Mozambico con Melloni e c’era questo progetto di cui continuava a parlare. Per noi era un premio andare a visitare questo progetto. Poi mi sono appassionato e, dopo aver fatto della fotografia la mia vita, mi sono unito al CinemArena seguendoli in tanti Paesi. Ricordo il giro dell’Africa fatto in occasione di Overland, appunto. C’è stato anche un episodio in cui siamo rimasti bloccati in Etiopia per circa tre settimane, in una zona in cui non c’erano contatti con il resto del mondo, momenti durante i quali comunicavo continuamente con Simonetta tramite satellitare ma ancora non la conoscevo. Da lì ho partecipato a tantissimi progetti, in Libano, in Africa, America Latina, nel Sud-est asiatico”. (Mari Stella Rombolà /Inform)

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