SENATO DELLA REPUBBLICA
Illustra il testo il relatore Alessandro Alfieri (Pd). Nel corso della discussione generale il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano sottolinea come il tema sia garantire la parità di trattamento del personale a contratto presso le sedi diplomatiche, consolari e gli istituti di cultura
ROMA – La Commissione Esteri del Senato ha avviato l’esame del provvedimento che reca modifiche al titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica n.18 del 5 gennaio 1967, in materia di personale assunto a contratto dalle rappresentanze diplomatiche, dagli uffici consolari e dagli istituti italiani di cultura, già approvato dalla Camera dei deputati e su cui la Commissione è chiamata ad esprimere il suo parere alla Commissione Lavoro.
Il disegno di legge viene illustrato dal relatore Alessandro Alfieri (Pd) che segnala come esso riguarda il personale assunto a contratto – a tempo indeterminato o determinato – da parte degli uffici all’estero del Ministero degli Affari esteri. Gli uffici interessati da tale disciplina – sottolinea il relatore – sono le rappresentanze diplomatiche, gli uffici consolari di prima categoria e gli istituti italiani di cultura, oltre che le delegazioni diplomatiche speciali, che possono essere istituite con decreto ministeriale in caso di mancanza di una rappresentanza diplomatica permanente del nostro Paese e sussista un’esigenza particolare derivante dalle relazioni internazionali o dalla partecipazione a conferenze, trattative o riunioni internazionali.
Il provvedimento estende alle delegazioni diplomatiche speciali la possibilità di assunzioni di personale a contratto per le proprie esigenze di servizio e previa autorizzazione dell’Amministrazione centrale, nel limite complessivo di 2.920 unità previsto del decreto in titolo, nonché la possibilità di assunzione di impiegati temporanei, prevedendo per tali tipologie di contratti, nel caso di perdurante assenza del dipendente da essi sostituito, anche la possibilità di un solo rinnovo per un periodo non superiore a sei mesi.
Ulteriori disposizioni concernono l’effettività dell’applicazione – con riferimento ai rapporti di lavoro in oggetto – delle norme locali che abbiano carattere imperativo o che siano più favorevoli per il lavoratore rispetto a quelle poste dalla disciplina in esame e la durata della validità delle graduatorie risultanti dalle prove d’esame svolte per le assunzioni a contratto in oggetto. Sono previste inoltre modifiche alle modalità per la determinazione e la revisione delle retribuzioni annue base, le assenze dal servizio e i viaggi di servizio di tali lavoratori e gli eventuali procedimenti disciplinari a loro carico.
L’ultima modifica introdotta riguarda i casi di risoluzione del contratto, e più in particolare le fattispecie per le quali non sia dovuto – da parte dell’ufficio all’estero – il preavviso di tre mesi per la risoluzione dei rapporti di lavoro in esame: la norma aggiunge quella relativa alla violazione, colposa o dolosa, dei doveri generali di comportamento dei dipendenti all’estero dell’Amministrazione in esame, di gravità tale da non consentire, anche per ragioni di sicurezza, la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro.
Alla luce di quanto esposto, il relatore propone alla Commissione la formulazione di un parere favorevole sul provvedimento.
Segue la discussione generale, aperta dell’intervento di Stefano Lucidi (L-SP-PSd’Az) che domanda chiarimenti sull’assunzione del personale locale a contratto. La replica è del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano che sottolinea come il disegno di legge in titolo sia stato ideato per garantire la parità di trattamento dei lavoratori a contratto presso le sedi diplomatiche, consolari e gli istituti di cultura, un problema – ricorda – che si protrae da tempo. Non si tratta quindi della cittadinanza dei lavoratori assunti a contratto – aggiunge Alfieri, che sottolinea anzi come molto spesso risulta “proficuo ed utile per le nostre Ambasciate assumere dipendenti aventi la nazionalità del luogo, proprio perché conoscono meglio e hanno maggior esperienza della realtà locale”. Adolfo Urso (Fdi) si sofferma invece sulla copertura finanziaria del provvedimento, cui segue un ulteriore chiarimento di Di Stefano sulla finalità del provvedimento di “garantire il rispetto di determinati standard a tutela dei lavoratori locali, standard caratteristici e fatti propri dalla rete diplomatico-consolare degli altri Paesi che agiscono nella medesima situazione”.
Dal momento che a suo parere il testo “non afferisce solo all’equiparazione del trattamento lavorativo, ma anche alle modalità di reclutamento del personale in questione”, Lucidi manifesta la necessità di “un supplemento di disamina” da parte della Commissione, anche se quest’ultima è chiamata a fornire un parere in sede consultiva. Il presidente della Commissione, Vito Rosario Petrocelli, rinvia l’espressione del parere richiesto pur ribadendo che gli approfondimenti in merito sono possibili solo presso la Commissione Lavoro. Il seguito dell’esame viene quindi rinviato. (Inform)