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In Commissione Esteri l’esame del provvedimento di ratifica ed esecuzione della Convenzione tra Italia e Colombia per eliminare le doppie imposizioni

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Illustra il testo, già approvato dalla Camera dei deputati, il relatore Gianluca Ferrara (M5S)

 

ROMA – La Commissione Esteri del Senato ha avviato nei giorni scorsi l’esame del provvedimento di ratifica ed esecuzione della Convenzione tra Italia e Colombia per eliminare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni e le elusioni fiscali, con Protocollo, fatta a Roma il 26 gennaio 2018.

Ad illustrare il provvedimento, già approvato dalla Camera dei deputati, il relatore Gianluca Ferrara (M5S) che ricorda come la Convenzione disciplina gli aspetti fiscali relativi alle relazioni economiche e finanziarie poste in essere fra l’Italia e la Colombia, al fine di eliminare il fenomeno della doppia imposizione e di realizzare un’equilibrata ripartizione della materia imponibile tra i due Stati. Il quadro giuridico stabile che deriverà dalla ratifica, oltre a tutelare gli interessi generali rientranti nella competenza dell’amministrazione finanziaria italiana, consentirà alle imprese italiane di operare in Colombia in condizioni pienamente concorrenziali rispetto agli operatori economici di altri Paesi ad economia avanzata, offrendo condizioni di certezza anche per gli investitori della controparte in Italia.

Ferrara segnala poi come l’intesa bilaterale si conformi agli standard più recenti del modello elaborato dall’Ocse nonché a quelli derivanti dalle raccomandazioni del progetto dell’Ocse-G20 in materia di contrasto dei fenomeni di elusione e spostamento artificioso delle basi imponibili. Essa trova applicazione nei riguardi delle persone fisiche e giuridiche residenti negli Stati contraenti, limitatamente – per la parte italiana – all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), all’imposta sul reddito delle società (Ires) e all’imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

L’Accordo definisce il concetto di residenza, di stabile organizzazione e di utili di impresa, accogliendo il principio generale in base a cui gli utili di impresa sono imponibili nello Stato di residenza dell’impresa stessa, ad eccezione dei redditi prodotti per il tramite di una organizzazione stabile. Disciplina quindi – prosegue il relatore – le modalità di tassazione dei redditi immobiliari, degli utili derivanti da navigazione marittima e aerea, dei dividendi, degli interessi, delle royalties e delle plusvalenze. Vi sono disciplinati poi il trattamento fiscale relativo ai redditi derivanti da professioni indipendenti, da lavoro subordinato, sui compensi degli amministratori e da quelli per attività di artisti e sportivi.

In materia di pensioni, la Convenzione prevede la tassazione esclusiva nello Stato di residenza del percettore, analogamente al principio contenuto nel modello di convenzione dell’Ocse, mentre per le remunerazioni derivanti dallo svolgimento di funzioni pubbliche stabilisce di regola la tassazione nello Stato della fonte, salvo il caso che i servizi siano resi nell’altro Stato contraente e la persona fisica vi sia residente e ne abbia la nazionalità oppure non sia divenuta residente di detto Stato al solo scopo di rendervi i servizi.

Per quanto attiene ai meccanismi intesi ad evitare le doppie imposizioni – prosegue Ferrara, – l’Accordo prevede, per entrambe le Parti, il ricorso al metodo di imputazione ordinaria. Vi si dispone poi un principio di non discriminazione, una procedura amichevole per la risoluzione di eventuali casi di imposizione non conformi alla Convenzione, lo scambio di informazioni fra le autorità per l’applicazione dell’intesa bilaterale – prevedendo il superamento del criterio dell’interesse delle informazioni per l’amministrazione finanziaria dello Stato richiesto nonché del segreto bancario -, le modalità di reciproca assistenza nella riscossione dei crediti tributari, l’intangibilità dei privilegi fiscali previsti per agenti diplomatici e funzionari consolari e una procedura di rimborso per i casi garantiti di ritenute ridotte.

Dalla ratifica in esame non derivano effetti per l’erario italiano e il testo non presenta profili di incompatibilità con la normativa nazionale, né con l’ordinamento europeo e gli altri obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese.

Il seguito dell’esame viene quindi rinviato ad altra seduta. (Inform)

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