direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

In Commissione Esteri l’audizione del direttore scientifico della Fondazione Centro Studi Emigrazione di Roma (Cser), Matteo Sanfilippo

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Prosegue l’indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità degli italiani nel mondo

 

ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle condizioni e le esigenze delle comunità degli italiani nel mondo la Commissione Esteri del Senato ha svolto l’audizione del direttore scientifico della Fondazione Centro Studi Emigrazione di Roma (Cser), Matteo Sanfilippo, che è intervenuto per una disamina sul profilo attuale dell’emigrazione italiana all’estero.

In premessa Sanfilippo ha segnalato come tale disamina non sia di facile comprensione, perché “prima il fenomeno migratorio non è stato dovutamente preso in considerazione e poi è stato oggetto di allarmati richiami”.

“In realtà, le statistiche non evidenziano un volume di partenze veramente catastrofico – afferma Sanfilippo, segnalando come i connazionali che si sono iscritti all’Anagrafe degli italiani all’estero (Aire) nell’intero 2018 sono 128.583, 400 in più rispetto all’anno precedente. Il trend inoltre – segnala – non si discosta in modo strutturale da quanto avviene per altri Paesi europei. “Tuttavia, la tendenza all’aumento delle partenze è reale e dura da almeno venti anni. Inoltre – prosegue il direttore del Cser,- coinvolge principalmente le classi di età sotto i 50 anni: nel 2018 il 40,6% degli iscritti è fra i 18 e i 34 anni, il 24,3% fra i 35 e i 49; mentre nel 2017 il 37,4% dei neo-iscritti all’Aire aveva tra i 18 e i 34, il 25% tra i 35 e i 49 anni. Questo “perché trovano in patria con grande difficoltà un lavoro stabile e si devono scontrare con un costo della vita sproporzionatamente alto rispetto agli stipendi e ai salari medi, nonché con scarsi o malfunzionanti servizi sociali – afferma Sanfilippo, riferendosi in particolare alla difficoltà di avere e crescere dei figli”.

Vengono poi richiamati i dati del Rapporto Italiani nel mondo curato dalla Migrantes e riferito al 2018, in particolare si sottolinea come dal 2006 al 2018 la mobilità italiana sia aumentata del 64,7% passando, in valore assoluto, da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’Aire a più di 5,1 milioni. La mobilità cresce ancora nel 2018, raggiungendo così, al 1° gennaio 2019, quasi 5,3 milioni, con un aumento complessivo di oltre il 70%. È così aumentata la consistenza numerica delle comunità italiane all’estero, mentre, secondo le anagrafi consolari, gli italiani all’estero potrebbero essere di più e sfiorare quasi i 6 milioni, “ma bisognerebbe valutare meglio le discrasie tra le varie statistiche – avverte Sanfilippo, segnalando come incida sulla mancata registrazione “la precarietà degli impieghi, anche di quelli ad alto livello ed alto reddito”.

Sulla base dei dati a disposizione, le mete dei flussi italiani dell’attuale millennio sono per la maggior parte europee, almeno per un buon 70%, in primis Germania e Regno Unito, ma anche Svizzera, Francia e Spagna. Soltanto il 22% si dirige verso le Americhe, dove le comunità più forti restano quelle negli Stati Uniti, Brasile, con una coda in Argentina, mentre le mete annuali variano anche in ragione della congiuntura politica ed economica. Infine Africa, Asia e Oceania si dividono il restante 8% con qualche interessante esperienza, ma una mobilità e una costruzione di comunità stabili ancora da verificare – precisa Sanfilippo.

Alla fine, sommando partenze recenti e consistenze tradizionali, al 1° gennaio 2019, i 5.288.281 italiani ufficialmente all’estero sono ormai in prevalenza nel Vecchio Mondo: il 54,3% in Europa (in primis Germania, Svizzera, Francia e Regno Unito); il 40,2% nelle Americhe (in primis l’Argentina e il Brasile). Le altre mete sono residuali: Oceania 2,9%; Asia e Africa 1,3% a testa.

Sono cambiate poi – prosegue il direttore del Cser – le regioni di origine delle partenze: in termini assoluti la prima regione di partenza resta la Sicilia (con oltre 755.000 iscritti all’Aire); se però, ci si concentra sulla diaspora recente, si registrano come regioni di partenza, in ordine decrescente: Lombardia, Veneto, Sicilia, Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Campania, Toscana, Calabria, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Trentino Alto Adige, Liguria, Sardegna, Umbria, Basilicata, Molise, Valle d’Aosta. Dunque, fra le prime cinque regioni di esodo risultano tre settentrionali (Lombardia, Veneto e Piemonte), una centrale (Lazio) e soltanto una meridionale (Sicilia). Un dato ancora più interessante è offerto dalle prime dieci città di partenza della recente diaspora: Roma (il 10% della popolazione), Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo, Trieste (il 14% della popolazione), Catania, Bologna e Firenze. Questo significa che “nelle comunità odierne, compresi vecchi e nuovi arrivi, la presenza settentrionale è ormai complessivamente maggioritaria: soltanto il 32% proviene dal meridione e il 16,9% dalle isole, mentre il 15,6% è partito dal centro e il 35,5% dal nord Italia”. Per Sanfilippo ci si trova quindi “di fronte a una emigrazione centro-settentrionale e, siccome il livello di scolarizzazione dei partenti è più alto negli ultimi venti anni di quello dei partecipanti all’ondata del 1955-1975, si è potuto parlare di fuga dei cervelli”, mentre “in realtà, al massimo – precisa, – siamo davanti a una fuga di giovani, più che di cervelli, perché tutta la società italiana si è scolarizzata, nonostante che i suoi livelli al proposito siano ancora lontani dagli standard dell’Europa occidentale”. Il direttore del Cser ribadisce poi la complessità del fenomeno: spesso la categoria giovani indica persone che hanno tra i 18 e i 49 anni e spesso le partenze non sono di singoli ma di “intere famiglie o per formare famiglie”. Partono poi anche over-50 che hanno perso il lavoro (sempre nel 2017, l’11,3% degli iscritti all’Aire) e, infine, anziani in età di pensione (il 7,1% degli iscritti). Questi ultimi sono soprattutto “pensionati che hanno garantito un reddito scarso e cercano di ottimizzarlo in Paesi che costano meno, oppure genitori anziani di coppie emigrate (o anche rimaste) all’estero: in questo caso abbiamo il doppio fenomeno del ricongiungimento familiare e dell’assistenza nonni ai nipoti, garantendo risparmi sulle spese familiari – segnala Sanfilippo. Poi, vi sono i frontalieri e gli interinali frontalieri, ossia quelli che si muovono giornalmente in due Paesi diversi per ragioni lavorative. “All’estero si guadagna di più e ai vari livelli della scala lavorativa, ma, come in Italia, è difficile trovare un lavoro fisso. Così esistono non soltanto gli emigrati verso un solo Paese che cambiano di occupazione, ma anche emigrati in Europa che cambiano di Paese, lavorando uno o più anni in ciascuna delle mete raggiunte. Al riguardo, molte interviste ai migranti insistono su quanto sia duro abbandonare il proprio Paese; ma andrebbe anche valutato quanto sia duro abbandonarlo per vivere un pochino meglio, ma senza alcuna sicurezza per il futuro. E, in questo, si dovrebbe anche valutare l’impatto reale della Brexit e quello, per ora soltanto ipotizzabile, di una secessione catalana: il Regno Unito e la Catalogna sono state e sono, infatti, mete maggiori per i migranti italiani – afferma Sanfilippo, ribadendo come l’emigrazione europea non potrà non risentire di ciò che avviene in Europa. Richiamata infine anche la difficile connessione tra nuova emigrazione e le già esistenti comunità italiane, con profili ed istanze molto diverse tra loro. Per Sanfilippo sarebbe quindi opportuno “monitorare consistenza e omogeneità delle comunità all’estero, visto che i dati dell’Aire danno dei numeri, ma non le caratteristiche”; e “capire la visione che queste comunità hanno di sé stesse e dei propri problemi”.

Nel dibattito successivo, Alberto Airola (M5S) sollecita un approfondimento sullo spostamento dei giovani italiani in Europa, che dovrebbe rientrare in una “normale e fisiologica mobilità intraeuropea”, mentre il presidente della Commissione, Vito Rosario Petrocelli chiede quali specifici elementi siano rilevabili negli attuali flussi di emigrazione italiana all’estero. Un chiarimento su destinazioni e fasce d’età della nuova emigrazione viene anche richiesto da Emanuele Pellegrini (Lega).

In sede di replica Sanfilippo si sofferma in particolare sui profili riguardanti la popolazione studentesca in movimento, spesso in possesso in elevato titolo di studio e sulla circostanza per cui coloro che decidono di emigrare con un’età superiore ai 50 anni sono spinti, essenzialmente, dal fatto di aver perso il lavoro a quella età. (Inform)

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