direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

In Commissione Affari Esteri l’esame delle disposizioni della Legge di stabilità e del bilancio di previsione dello Stato per il 2016 e per il triennio 2016-2018

CAMERA DEI DEPUTATI

Illustra i contenuti di pertinenza della Commissione il relatore Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), cui viene affidato il mandato di riferire sul parere favorevole con osservazioni, approvato al termine dell’esame, presso la Commissione Bilancio

ROMA – La Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati ha esaminato le disposizioni della Legge di stabilità 2016, il bilancio di previsione dello Stato per il 2016 e per il triennio 2016-2018 e più nello specifico lo stato di previsione del Maeci per il 2016 e per il triennio 2016-2018.

Al termine dell’esame è stata approvata la proposta di relazione favorevole con osservazioni formulata dal relatore del provvedimento, Marco Fedi (Pd, ripartizione Africa Asia, Oceania a Antartide), incaricato a riferire in merito presso la Commissione Bilancio. Respinta invece la proposta di relazione di minoranza presentata dal Movimento 5 Stelle.

Illustrando i provvedimenti in questione, Fedi ha ricordato come la manovra di finanza pubblica per l’anno 2016 si sviluppi in un quadro di moderata ripresa economica ed occupazionale, evidenziando i “tratti marcatamente espansivi” presenti complessivamente nel disegno di legge. Il contenimento del carico fiscale, l’aumento della domanda aggregata e il miglioramento della competitività del sistema ivi contenuti rappresentano – ha rilevato il relatore – “una strategia condivisa con la Commissione europea”, mentre segnala come si provveda al “reperimento per gli anni 2016, 2017 e 2018 di risorse pari rispettivamente a circa 14,1, 13,1 e 14 miliardi di euro, a fronte di impieghi, per i medesimi anni, consistentemente superiori, in quanto pari rispettivamente a 28,7, 32,3 e 30,2 miliardi”. Di conseguenza la variazione nel saldo delle amministrazioni pubbliche (indebitamento netto) previsto dalla manovra è pari nel 2016 a circa 14,6 miliardi e poi, rispettivamente nei due anni successivi, a 19,2 ed a 16,2 miliardi, importi che equivalgono allo 0,9% di Pil nel primo anno, all’1,1 nel 2017 ed allo 0,9% di Pil nel 2018. Cifre – fa notare il relatore – che “risultano confermate dopo l’esame in prima lettura da parte del Senato, le cui modifiche – aggiunge – hanno solo marginalmente variato la composizione della manovra e, comunque, risultano tra loro compensate ai fini degli effetti sui saldi”.

“Per quanto concerne il debito – segnala Fedi, – pur in presenza del minor sforzo fiscale determinato dalla manovra, ne rimane fermo il previsto inizio del suo percorso discendente dal 2016, quando diminuirà da 132,8% punti di Pil del 2015 a 131,4 punti”. Egli ricorda come la variazione in questione derivi dalla circostanza che, ai fini della manovra, il Governo si avvale pienamente del margine previsto per l’attivazione delle riforme strutturali (pari allo 0,5% di Pil, vale a dire un margine ulteriore di 0,1 rispetto agli 0,4 punti già previsti dal Programma di stabilità 2015) nonché dell’ulteriore margine dello 0,3% di Pil consentito dall’applicazione della clausola degli investimenti. Non si avvale invece, al momento, dell’eventuale margine aggiuntivo di flessibilità connesso alle spese per l’afflusso di migranti, che potrebbe posizionarsi allo 0,2% di Pil.

Sul piano fiscale viene segnalato come l’intervento di maggior spessore sia quello dell’eliminazione degli aumenti d’imposta e della riduzione delle agevolazioni fiscali, le cosiddette clausole di salvaguardia, che dovevano scattare dal 2016, con un impatto di circa 16,8 miliardi per tale anno. Di rilievo – prosegue Fedi – anche l’intervento sulla fiscalità immobiliare, con l’esenzione Imu sui terreni agricoli e sui cosiddetti macchinari imbullonati, nonché l’esenzione Tasi per la prima casa, cui si aggiunge poi una tassazione di favore per gli immobili locati a canone concordato. “A fronte di tali riduzioni – dice – si registrano maggiori entrate principalmente dall’aumento del carico fiscale sui giochi e dalla norma sui redditi e patrimoni detenuti all’estero (voluntary disclosure), per circa 3,1 miliardi nel 2016”; una misura, quest’ultima – segnala il parlamentare, – che ha visto la stessa Commissione assai impegnata in questi ultimi mesi, in occasione dell’esame di disegni di legge di ratifica in materia fiscale siglati con Paesi che oggi hanno aderito agli standard Ocse, in un processo di aggiornamento dell’assetto normativo necessario anche per la competitività del Paese.

Sul fronte delle spese egli evidenzia quelle in materia pensionistica, relative alla opzione donna (160 milioni per il 2016, che poi salgono a 405 e 757 milioni nei due anni successivi), per le lavoratrici che intendano lasciare il lavoro con 35 anni contributivi a fronte di una decurtazione della pensione, cui si aggiungono gli interventi in favore di alcune fasce di soggetti prossimi al pensionamento, ad esempio con riguardo ai cosiddetti esodati, nonché con riguardo a quella volta a favorire il ricambio generazionale mediante l’utilizzo del part time. Altri interventi segnalati dal relatore sono quelli destinati al tema del disagio sociale, mediante tra l’altro l’istituzione del Fondo per la lotta alla povertà ed all’esclusione sociale (600 milioni nel 2016 e 1 miliardo dal 2017), nonché del Fondo per le non autosufficienze e prive di legami familiari di primo grado (90 milioni dal 2016).

La parte relativa ai risparmi li ripartisce a carico delle Regioni (circa 4 miliardi nel 2017, che salgono a 5,5 miliardi nell’anno successivo) e per gli effetti derivanti dal passaggio al pareggio di bilancio (1,8 miliardi nel 2016, che poi diminuiscono a 0,7 miliardi nel 2018), per un totale di circa 8,4 miliardi nel primo anno e crescenti successivamente.

Passando ai profili di competenza della Commissione, Fedi evidenzia come gli obiettivi di risparmio indicati nella manovra, pari a circa 37 milioni, vengano realizzati prevalentemente con l’incremento delle entrate e, in maniera più ridotta, con riduzioni di spese. Sottolinea, a tale proposito, come già fatto dalla stessa Corte dei conti, che l’amministrazione degli Affari esteri è “tra le poche ad avere dato integrale attuazione agli interventi previsti dal primo ciclo di spending review, operando negli anni sia sul piano del trattamento economico dei dipendenti che sull’assetto della rete diplomatico-consolare”. Una “lunga stagione di interventi” che – ribadisce il relatore – “rende oggi di fatto impraticabile l’introduzione di nuovi tagli, che rischierebbero di paralizzare l’operatività della Farnesina”, essendoci “al tempo stesso difficoltà di incidere su voci obbligatorie o per le quali il Governo aveva già programmato un incremento di fondi, come nel caso della cooperazione allo sviluppo”.

Segnalate, sul fronte dell’incremento delle entrate, misure come la dismissione d’immobili all’estero non più in uso – una nuova norma prevede che le entrate così ottenute confluiscano nel bilancio generale dello Stato, nel limite di 20 milioni di euro per il 2016 e di 10 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018, incentivando il Maeci ad accelerare il processo di dismissione per la riassegnazione al proprio bilancio di eventuali maggiori introiti; e l’incremento delle tariffe consolari – per atti di stato civile, atti notarili, legalizzazioni e traduzioni, cui si affianca l’introduzione di una tariffa fissa di 50 euro per i visti d’ingresso per studio (una misura – segnala Fedi – già presente nei principali Paesi europei, con importi sensibilmente più elevati); incrementi – da cui sono escluse le pratiche per il riconoscimento della cittadinanza italiana a persona maggiorenne – il cui importo complessivo è stimato in 6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2018.

Sul fronte dei risparmi prosegue da un lato l’azione, avviata l’anno scorso, di riduzione dei contributi a favore di alcune organizzazioni internazionali, che vale circa un milione di euro per il 2016 e di oltre 2,7 milioni annui a decorrere dal 2017, mentre, per quanto riguarda il personale docente delle scuole italiane all’estero, investito dal processo di riforma della Buona Scuola, il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del contingente consente lo sblocco delle partenza del personale di ruolo e dunque permette di ridurre lo stanziamento per il personale supplente per due milioni di euro annui.

Il relatore evidenzia ancora che la riduzione delle spese rimodulabili del Maeci consente una serie di riduzioni delle dotazioni finanziarie che ammontano complessivamente a 8,2 milioni di euro per il 2016, a 6,3 milioni di euro per il 2017 e per il 2018. Le più rilevanti sono riferibili al programma «Italiani nel mondo e politiche migratorie», quantificata in oltre 2,6 milioni di euro per il 2016 e per oltre 2,8 milioni di euro per 2017 e 2018. Rilevante è anche l’intervento di riduzione del programma «Presenza dello Stato all’estero tramite le strutture diplomatico-consolari», quantificata in 1 milione per il 2016, 2,1 milioni per il 2017 e per il 2018).

Positiva poi l’attenzione riservata al settore della cooperazione allo sviluppo, ambito nel quale Fedi riconosce al Governo l’impegno di onorare promesse e aspettative delineatesi con l’approvazione della nuova normativa generale, nel 2014. Presente infatti a questo proposito un sensibile incremento dei fondi, quantificati in 120 milioni di euro per il 2016, 240 milioni per il 2017 e 360 milioni per il 2018, per la messa in funzione della nuova Agenzia per la cooperazione, la cui implementazione è stata e continuerà ad essere – assicura Fedi – attentamente monitorata dalla Commissione. Per il relatore si tratta di “un passo importante nella direzione di una riqualificazione dell’aiuto italiano allo sviluppo che deve sempre più integrarsi, a livello nazionale ma soprattutto a livello europeo ed internazionale, con le politiche di gestione dei fenomeni migratori di massa in atto nel bacino del Mediterraneo”.

Segnalata poi l’autorizzazione per l’indizione di un nuovo concorso – dopo un anno di pausa – per l’assunzione di 35 giovani diplomatici l’anno nel triennio 2016-2018, “una misura importante, che consente un afflusso di nuove energie all’interno del corpo diplomatico che già soffre di un forte sottodimensionamento rispetto a quello dei principali Stati europei – ricorda Fedi, richiamando i 4000 dipendenti italiani a fronte dei 5.800 di Francia e Germania e dei 5.500 del Regno Unito; e l’istituzione di un fondo per le spese di costituzione e funzionamento dei collegi arbitrali internazionali previsti da trattati sottoscritti dall’Italia con dotazione di 1 milione di euro annui.

Uno stanziamento addizionale di 50 milioni per il 2016 è previsto in favore del potenziamento delle attività dell’ICE – l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane –, nell’ambito del piano straordinario «Made in Italy», previsto dal cosiddetto decreto «sblocca Italia». Un intervento sul fronte dell’internazionalizzazione delle imprese che il relatore auspica possa essere migliorato attraverso un intervento normativo sulla disciplina fiscale delle Controlled Foreign Companies in armonia con il processo globale di convergenza verso gli standard internazionali in materia di scambio d’informazioni, nonché con la tendenza, particolarmente forte oggi nel nostro Paese, a concludere accordi bilaterali con Paesi terzi.

Per Fedi inoltre “complementari a tali misure di valorizzazione delle nostre produzioni” appaiono quelle introdotte dal Senato con uno stanziamento complessivo di 5 milioni di euro aggiuntivi in diversi settori d’interesse delle comunità di connazionali residenti all’estero. Si tratta di interventi “lungamente attesi dal settore”, di seguito indicati: 100 mila euro per il funzionamento del Consiglio generale degli italiani all’estero; 100 mila euro per il funzionamento dei Comites; 3.400.000 euro per la promozione di lingua e cultura italiana all’estero, nonché per il sostegno agli enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana all’estero; 500 mila euro quale incremento della dotazione finanziaria per gli Istituti italiani di cultura all’estero; 650 mila euro ad integrazione della dotazione finanziaria per i contributi diretti in favore della stampa italiana all’estero; 100 mila euro in favore delle agenzie specializzate per i servizi di stampa dedicati agli italiani residenti all’estero; 150 mila euro per promuovere la capacità attrattiva delle università italiane mediante la diffusione di corsi di lingua italiana online e campagne informative a carattere didattico, amministrativo e logistico, a beneficio dell’iscrizione di studenti stranieri in Italia. Ad integrazione il relatore segnala la previsione di uno stanziamento aggiuntivo di 100 mila euro, inteso ad assicurare continuità all’azione della Società Dante Alighieri, “che sconta un permanente sottodimensionamento di risorse pubbliche – rileva Fedi, affermando come occorra poi garantire la prosecuzione delle iniziative a favore della tutela del patrimonio storico e culturale delle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia e degli interventi a favore della minoranza italiana in Slovenia e in Croazia.

Autorizzata anche una spesa di 2,724 milioni di euro annui, a partire dal 2016, in vista dell’attuazione di un accordo tra l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano in materia di radiodiffusione televisiva e sonora, disposizione finalizzata a realizzare le previsioni dello Scambio di note tra l’Italia e la Santa Sede in data 14 e 15 giugno 2010, riguardante l’utilizzo delle frequenze di radiodiffusione televisiva e sonora, nel quadro delle assegnazioni delle frequenze adottato dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni nel 2006. Un accordo sulla cui qualificazione giuridica Fedi chiede chiarimenti al sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, presente in Commissione in rappresentanza del Governo.

Tra le ulteriori misure previste dall’articolato, il relatore ne richiama alcune che attengono comunque all’azione internazionale del nostro Paese quali l’erogazione al Comune di Parma di un contributo di 3,9 milioni di euro da parte del Miur per la costruzione della nuova sede della Scuola per l’Europa nella città emiliana (introdotto dal Senato) e l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di un autonomo Fondo per le adozioni internazionali.

Passa poi ad illustrare le misure previste dalle tabelle allegate al disegno di legge di stabilità: nella Tabella A compaiono, con riferimento al Maeci, accantonamenti di 53,3 milioni di euro per il 2016, nonché di 49,77 milioni per il 2017 e il 2018, destinati a far fronte essenzialmente agli oneri derivanti dalla prevista approvazione di numerosi disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di Accordi internazionali; nella Tabella B figurano accantonamenti di 34,7 milioni di euro per il 2016 destinati a fare fronte essenzialmente agli oneri derivanti dalla partecipazione alle spese per la ristrutturazione del Quartier generale dell’Alleanza atlantica; nella Tabella C, vi sono fondi riferibili al Maeci per circa 4.2 milioni (tra Istituto Italo-Latino-Americano; Fondo europeo per la gioventù; Accordi di Osimo sugli esuli e contributi a enti e istituti di carattere internazionalistico), mentre sono stati coerentemente espunti i fondi destinati all’Aiuto pubblico allo sviluppo, così come previsto dalla nuova normativa di riferimento; nella Tabella D (riduzione di spese di parte corrente), è prevista una riduzione delle spese di analisi e documentazione in materia di politica internazionale (di circa 185 mila euro l’anno), che incide direttamente sulle attività dell’Osservatorio di politica internazionale e che il relatore giudica “non condivisibile perché limita fortemente l’autonoma capacità d’informazione e di documentazione degli organi parlamentari in un settore cruciale come la politica estera” e su cui annuncia una proposta emendativa. Al rappresentante del Governo chiede inoltre precisazioni circa la riduzione degli stanziamenti sul capitolo 2211 del Ministero dell’Ambiente, finalizzati alla partecipazione italiana alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e al successivo Protocollo di Kyoto, nella misura di 3,2 milioni di euro per il 2016 e il 2017, e di 3,3 milioni per il 2018, con carattere permanente (gli stanziamenti effettivi scendono di conseguenza a 23,66 milioni per il 2016, 24,21 milioni per il 2017 e 24,58 milioni per il 2018).

Lo stato di previsione del Maeci reca in definitiva per il 2016 stanziamenti di competenza pari a 2.263,37 milioni (+111,02 milioni), pari allo 0,37% delle spese finali dello Stato, uno stanziamento che “è quasi interamente destinato alle spese di parte corrente (2.253,08 milioni di euro, il 99,54% cento dello stanziamento)”. “Tale ammontare si suddivide – spiega il relatore – in 847,3 milioni (-4,83 milioni) per le spese di funzionamento, più mirate alla riproduzione della struttura, e in 1.394,37 milioni (+120,35 milioni) di spese per gli interventi, che propriamente consentono l’attuazione delle missioni istituzionali: completano il quadro 11,4 milioni (-4,5 milioni) per oneri comuni, mentre le spese in conto capitale ammontano a 10,28 milioni di euro, invariate rispetto al disegno di legge di bilancio originario”. Rileva dunque che a fronte di uno stanziamento di competenza già indicato in 2.263,37 milioni di euro, lo stato di previsione reca 123,33 milioni di euro di residui presunti – anche questi invariati – e prevede autorizzazioni di cassa in misura identica alla competenza. Pone in risalto pertanto che rispetto al volume della massa spendibile (residui più competenza), pari a 2.386,7 milioni di euro, il coefficiente di realizzazione – rapporto tra autorizzazioni di cassa e massa spendibile, che indica la capacità di spesa del Ministero – risulta del 94,83%, dato da un ammontare delle autorizzazioni di cassa che coincide con quello della competenza, e inibisce quindi la spesa di una somma equivalente all’intero ammontare dei residui presunti. Altri rilievi di Fedi in relazione alle previsioni assestate per il 2015, sono che gli stanziamenti di competenza iscritti nello stato di previsione del Maeci per il 2016 fanno ora registrare un decremento complessivo di 162,48 milioni di euro, mentre la consistenza dei residui stimati al 1° gennaio 2016 non è mutata dopo l’esame al Senato, e ammonta – come in precedenza illustrato – a 123,33 milioni di euro, quasi tutti di parte corrente, salvo 7,72 milioni in conto capitale.

Viene quindi rilevato come anche nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Tabella 2) siano collocati alcuni stanziamenti per il 2016 riguardanti materie d’interesse della Commissione: si tratta soprattutto dei fondi allocati sui capitoli del Programma 4.11, «Politica economica e finanziaria in ambito internazionale», al quale afferiscono tra l’altro, per il 2016, 295 milioni di euro per la copertura di oneri per la partecipazione a banche e fondi internazionali (capitolo 7175). Con riferimento alla partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace viene poi richiamato il capitolo 3004 – Fondo per la proroga delle missioni internazionali di pace, sul quale sono appostati per il 2016 fondi pari a 937,7 milioni di euro.

Per quanto attiene alla cooperazione allo sviluppo, accanto al sensibile incremento di risorse già richiamato, viene segnalato un allegato in Tabella 6 che indica tutti gli interventi in materia di cooperazione allo sviluppo operati dalle diverse amministrazioni dello Stato, quindi anche da soggetti diversi dalla Farnesina, come ad esempio il Ministro dell’Interno o dell’Ambiente, un documento riassuntivo che per il relatore rappresenta “ un’efficace novità introdotta dalla legge di riforma del settore, il cui inserimento è stato opportunamente sollecitato dalle opposizioni, poiché consente di avere un quadro più completo delle politiche di cooperazione svolte dal nostro Paese, rendendo quindi più agevole il coordinamento degli interventi e l’eliminazione delle eventuali sovrapposizioni”.

Nel disegno di legge di bilancio presentato al Senato il totale degli stanziamenti collegati ad interventi di cooperazione allo sviluppo, per quanto concerne la Tabella 6 (Maeci) è per il 2016 pari a 1.199,58 milioni. Gli stanziamenti totali nello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze a vantaggio delle attività di cooperazione allo sviluppo ammontano invece a 380,86 milioni di euro, cui si aggiungono – richiama il relatore – le risorse poste a disposizione del Ministero dell’Ambiente (37,62 milioni), quelle del Ministero della Difesa (attività di cooperazione civile-militare, con uno stanziamento di 2,15 milioni di euro) e delle del Ministero della salute (contributo all’Organizzazione mondiale della sanità, pari a 19,02 milioni).

In ultimo si evidenzia come la Presidenza italiana del vertice del G7, il Gruppo dei Paesi più industrializzati, nel corso del 2017, potrà rappresentare “un’occasione cruciale per dare visibilità internazionale alle proposte su molti temi dell’agenda internazionale, dalla salvaguardia degli equilibri ambientali al consolidamento delle iniziative internazionali per una maggiore trasparenza nelle operazioni finanziarie, ad una nuova visione dei rapporti Nord-Sud”. Per la preparazione Fedi ritiene pertanto necessaria “la creazione di una piccola struttura di missione che, presso la Farnesina, curi tutti gli adempimenti connessi a questo importante appuntamento, in analogia con quanto fatto per attrezzare il nostro Paese a fare fronte alla presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea nel secondo semestre del 2014”, finalità su cui annuncia una proposta emendativa. Tra gli obiettivi anche la promozione del nostro Paese “nella direzione del conseguimento del seggio non permanente presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2017-2019, obiettivo al quale, in chiave sinergica, la Commissione Affari esteri e comunitari è chiamata a contribuire – conclude il relatore.

L’impianto della manovra viene pertanto valutato positivamente per i profili di competenza della Commissione, annunciando la presentazione di una relazione favorevole sui provvedimenti in titolo, alla luce anche degli interventi emersi nel corso del dibattito.

Il sottosegretario Della Vedova ringrazia il relatore per l’illustrazione esaustiva e richiama i margini di flessibilità introdotti in questa Legge di stabilità, nel rispetto del Patto di stabilità europeo, insieme alle previsioni aggiuntive pari a 120, 240 e 360 milioni di euro rispettivamente per gli anni 2016, 2017 e 2018 relative al Maeci e poste sul capitolo della cooperazione, alle quali corrisponde una riduzione di spesa, in linea con gli impegni della spending review, su altre spese aggredibili. Si tratta dunque di un “passo in avanti molto significativo nel settore della cooperazione – rileva il sottosegretario, pur rilevando come ancora non si raggiunga il vincolo di impegno dello 0,7% del Pil assunto in sede europea. Della Vedova giudica inoltre opportuna la rimodulazione degli oneri per i servizi consolari, che “allinea il nostro Paese agli standard dei principali Paesi europei, al pari dell’incremento del personale consolare”. Apprezzamento viene espresso poi per il finanziamento degli oneri derivanti dalle leggi sugli esuli delle comunità italiane in Slovenia e Croazia, mentre si richiama l’importanza dei fondi stanziati per le attività connesse al G7, risorse necessarie, per il sottosegretario, “in funzione delle attività su temi di discussione cui l’Italia non dovrebbe sottrarsi in relazione al suo ruolo internazionale”.

In merito al profilo connesso agli accordi con lo Stato della Città del Vaticano sulla radiodiffusione, Della Vedova precisa come si tratti di “adempimenti di impegni assunti con trattati internazionali – in primo luogo con i Patti lateranensi, ma anche con il Piano di assegnazione delle frequenze stabilito dalla Conferenza regionale di Ginevra del 2006 – e dunque vincolanti per l’Italia”. Per le questioni inerenti il Protocollo di Kyoto e gli impegni da esso derivanti dichiara che le riduzioni sopra richiamate interessino la struttura e non compromettano dunque la possibilità di adempiervi delle istituzioni. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform