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In Aula la ratifica dell’Accordo sul riconoscimento dei titoli di studi universitari rilasciati in Italia e in Cina

CAMERA DEI DEPUTATI

Il provvedimento, già approvato dal Senato,  contribuirà all’aumento del tasso di internazionalizzazione dei nostri atenei nonché all’ulteriore diffusione della lingua italiana, anche attraverso la rete dei tre istituti di cultura operanti a Pechino, Shanghai e Hong Kong

 

ROMA – E’ in  discussione nell’Aula della Camera la ratifica dell’Accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli di studi universitari o di livello universitario rilasciati in Italia e in Cina. I contenuti del provvedimento, già approvato dal Senato, sono stati illustrati dalla relatrice Maria Chiara Carozza che ha ricordato come ad oggi

la cooperazione culturale tra Italia e Cina sia disciplinata da un accordo di cooperazione che risale al 6 ottobre 1978, mentre la cooperazione nel campo della ricerca risale a un accordo firmato a Pechino il 9 giugno 1998. La relatrice ha poi rilevato come a tutt’oggi, mancando la ratifica dell’accordo sul reciproco riconoscimento dei titoli di studio a livello universitario fra Italia e Cina, i cittadini che intendono iscriversi presso le università dell’altro Stato contraente vengono a conseguire presso tali università diplomi di laurea privi di riconoscimento legale da parte delle autorità dei Paesi di origine. “A seguito dell’entrata in vigore di questo accordo – ha spiegato Carozza – si permetterà quindi agli studenti italiani e cinesi, in possesso del titolo finale degli studi secondari superiori, di essere ammessi nelle istituzioni universitarie dell’altro Stato contraente. Eventualmente, potrà essere previsto un esame di idoneità all’accesso al corso universitario”.

“In ragione del numero di studenti di lingua italiana nelle scuole superiori e nelle università cinesi e del crescente numero di studenti cinesi che si scrivono nei nostri atenei, circa 8 mila, – ha aggiunto la relatrice- l’accordo, favorendo l’inserimento di questi studenti nel sistema accademico italiano, contribuirà altresì all’aumento del tasso di internazionalizzazione dei nostri atenei nonché all’ulteriore diffusione della lingua italiana, anche attraverso la rete dei tre istituti di cultura operanti a Pechino, Shanghai e Hong Kong”.

Carozza ha poi precisato come i destinatari dell’intesa siano le università, gli istituti universitari, i politecnici e le istituzioni di alta formazione artistica e musicale, statali e non, legalmente riconosciuti ed abilitati a rilasciare titoli aventi valore legale. Inoltre ai sensi dell’articolo 3 dell’intesa, gli studenti in possesso del titolo finale di studi secondari superiori possono essere ammessi presso un’istituzione universitaria di uno dei due Paesi secondo le disposizioni vigenti nel Paese di accoglienza, previa verifica della conoscenza della lingua nazionale, della disponibilità dei posti riservati agli studenti stranieri e del superamento delle procedure di selezione per l’accesso ai corsi a numero chiuso. La relatrice ha puntualizzato come il medesimo articolo preveda che siano esonerati dalle prove per l’accertamento della competenza linguistica nonché dal contingentamento dei posti i diplomati presso scuole secondarie nel cui programma di insegnamento sia stato inserito, almeno per un triennio, l’insegnamento della lingua del Paese ospite.

Per quanto concerne gli articoli da 4 a 6 dell’intesa la relatrice ha riferito come questi disciplinino il riconoscimento dei titoli rilasciati dalle istituzioni universitarie cinesi in Italia, disponendo che i certificati rilasciati delle istituzioni elencate nell’Allegato B, consentano l’iscrizione ai corsi universitari di primo livello, dei livelli successivi e al dottorato di ricerca presso i nostri atenei. In ogni caso la competenza ad esprimere una valutazione sull’equivalenza dei certificati dei periodi di studio e degli esami sostenuti spetta all’istituzione ricevente.  Infine l’articolo 7 riconosce ai possessori di un titolo universitario conseguito presso un’istituzione universitaria di uno dei due Paesi il diritto a fregiarsi di tale qualifica nell’altro Paese, mentre l’articolo 8 prevede la creazione di una Commissione mista permanente per l’attuazione dell’intesa. La relatrice ha anche segnalato sia il parere favorevole espresso dalla Commissione bilancio, sia la rilevanza di questo accordo che si inquadra in una prospettiva di grande sviluppo delle relazioni italo-cinesi avviata dalle due visite di Stato del Presidente Renzi e del Premier Li Keqiang già nel 2014, proseguita con Expo 2015, con la visita del Ministro Gentiloni in aprile e che si è consolidata con le missioni in Cina del Presidente del Senato. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta. (Inform)

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