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In Aula la discussione generale sul ddl che istituisce il Comitato per le riforme costituzionali ed elettorali

SENATO DELLA REPUBBLICA
In Aula la discussione generale sul ddl che istituisce il Comitato per le riforme costituzionali ed elettorali
Sulla circoscrizione Estero, messa in forse nella relazione dei Saggi, interviene Aldo Di Biagio (Sc – ripartizione Europa): “Il malfunzionamento deve essere punto di partenza per un percorso di modifica della legge sul voto all’estero e non una chiusura a priori in materia”
ROMA – Si è conclusa ieri nell’Aula del Senato la discussione generale sul disegno di legge che istituisce il Comitato per le riforme costituzionali ed elettorali. Il Comitato, formato da venti deputati e venti senatori nominati dai Presidenti delle Camere tra i componenti delle Commissioni Affari costituzionali dei due rami del Parlamento, ha il compito di esaminare i progetti di legge costituzionale e i conseguenti provvedimenti riguardanti la riforma del sistema elettorale per un tempo fissato a 6 mesi. Spetterà poi al Parlamento esaminare la materia e deliberare in proposito. Prevista infine la possibilità di un referendum confermativo anche nel caso in cui il testo di legge sia approvato a maggioranza dei due terzi delle Camere.
La discussione del ddl, giunto alla sua seconda deliberazione in Aula, è seguita all’informativa svolta al Senato dal ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, in merito alla relazione conclusiva sul tema redatta dai Saggi nominati allo scopo dal governo, relazione che dovrebbe tracciare una sorta di “linea guida” per le riforme.
Tra gli interventi in Aula, segnaliamo quello di Aldo Di Biagio, senatore eletto per Sc nella ripartizione Europa, che si è soffermato sulla questione della circoscrizione Estero, ossia la presenza in Parlamento di rappresentanti eletti dai connazionali residenti all’estero sancita dalla legge n.459 del 2001, messa in forse dai Saggi. “Su questo punto non si può non notare come si evidenzi una posizione chiara e netta dei Saggi circa l’opportunità di sopprimere la circoscrizione Estero a causa del suo scorretto funzionamento, come se un medico decidesse di amputare la gamba ad un claudicante, piuttosto che studiare una cura per permettergli di usare bene la gamba o comunque di alleviare la sua sofferenza – afferma Di Biagio, rilevando su questa materia poca “armonia con gli altri capitoli di intervento”.
“La modifica costituzionale che sottende la legge Tremaglia non è stata l’espressione di una decisione politica o di un contentino dato ad un partito, ma è stata il punto di approdo di un confronto tra istituzioni, cittadini e rappresentanze che si è portato avanti negli anni – evidenzia il parlamentare, ribadendo come tale “punto di approdo” non possa essere trascurato in nome di un’accelerazione sulle riforme costituzionali che “sebbene comprensibile, non può essere passivamente condivisa”. Di Biagio segnala poi come il “malfunzionamento” riscontrato dai Saggi sia “trasversalmente riconosciuto, in primis da noi rappresentanti di quella Circoscrizione” e debba costituire “punto di partenza per un percorso di modifica” delle legge e non “una chiusura a priori verso l’intera area di intervento”, modifica che dovrebbe basarsi su “uno studio reale di cosa esattamente rappresenti quest’ultima e come esattamente si componga”.
Proprio ad un intervento di questo tipo era indirizzato l’Odg presentato dallo stesso Di Biagio (vedi Inform del 12 luglio scorso) nel corso della prima deliberazione in Aula sul ddl, Odg che impegnava il governo ad un confronto attivo e costante del Comitato in fieri con i rappresentanti della Circoscrizione estero, eventualmente attraverso il coinvolgimento del Comitato per le questioni degli italiani nel mondo del Senato sulla materia. “Una posizione che ha trovato molteplici consensi, ma che, a quanto pare – rileva l’esponente di Scelta Civica, – non ha trovato alcun tipo di applicazione o leggera considerazione, come purtroppo la relazione ha chiaramente dimostrato”.
Per Di Biagio i Saggi “restano sempre emanazione politica ed in quanto tali non possono fuggire dalla costituzionale esigenza di dialettica su cui la prassi democratica si fonda”, per cui egli ritiene “prioritario quanto inderogabile legittimare un confronto ampio” sui suggerimenti avanzati e “non acquisirli come prese di posizione intorno alle quali articolare i disegni di legge”. “Voglio ribadire la condivisione della funzionalità del Comitato in oggetto, ma voglio altrettanto ribadire la ferma volontà di pretendere il confronto su tematiche così tanto delicate e complesse – afferma il parlamentare, sottolineando la necessità di evitare “un arroccamento di parte” o “una chiusura ideologica da parte di chi si ferma alle proprie convinzioni”. Prioritaria deve essere invece, conclude Di Biagio, “la chiara volontà di ascoltare e capire anche le ragioni degli altri”. (V.P.-Inform)
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