CAMERA DEI DEPUTATI
A Mario Borghese e Ricardo Merlo (Maie – ripartizione America meridionale) che chiedono cautela ed un ripensamento sui provvedimenti di chiusura, il ministro ricorda i vincoli normativi, pur ribadendo la disponibilità al dialogo
ROMA – Mario Borghese, deputato del Movimento Associativo Italiani all’estero (Maie) eletto nella ripartizione America meridionale, ha presentato insieme al presidente del Maie, Ricardo Merlo, anch’egli aletto alla Camera nella ripartizione America meridionale, un’interrogazione sulla riorganizzazione della rete consolare italiana all’estero, cui ha risposto in Aula il ministro degli Affari Esteri Federica Mogherini.
Borghese, illustrando l’interrogazione in oggetto, ha ribadito come da tempo il Maie stia segnalando i disagi che le chiusure arrecano ai connazionali residenti all’estero, evidenziando come l’attuazione del piano di ristrutturazione della rete, dettato da prescrizioni normative, debba essere realizzata “senza recare danno ai residenti all’estero”. Inoltre, “la redistribuzione degli uffici consolari e delle Ambasciate – precisa Borghese – deve essere realizzata in armonia con gli altri partner europei, tenendo in debito conto i nuovi scenari internazionali e geopolitici” e visto l’importante ruolo svolto della rete “per la cooperazione politica, la promozione delle relazioni economiche, la cooperazione allo sviluppo, la cooperazione culturale e scientifica e per i servizi ai cittadini residenti all’estero”. L’esponente del Maie chiede di sapere come mai si sia proceduto con il piano di chiusure annunciato, nonostante il parare negativo espresso in proposito del Consiglio generale degli italiani all’estero e senza consultare – rileva – i 18 parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. Al ministro si domanda inoltre se “non ritenga di dover sospendere la riorganizzazione della rete consolare italiana, così come definita dal precedente Governo, al fine di avviare nelle opportune sedi, anche parlamentari, un confronto con quanti, istituzionalmente, si occupano delle problematiche relative ai cittadini italiani residenti all’estero, eletti all’estero, associazioni, Comites e Cgie”.
Il ministro degli Esteri ha ribadito come la riorganizzazione della rete sia “argomento che ha impegnato questo Governo sin dal suo insediamento e l’amministrazione, in adempimento di precisi obblighi di legge”, nel quadro della spending review da ultimo previsto dal decreto legge n.95 del 2012, cui anche il Mae non può sottrarsi. “Questo esercizio impone anche specifici obiettivi numerici di riduzione delle strutture all’estero – ricorda Mogherini, – fissando per il raggiungimento di questi obiettivi ben precise scadenze, che quindi vanno rispettate e sono state rispettate anche dal punto di vista temporale. Questo è il motivo per cui abbiamo dovuto procedere”. “Nella gestione di questo esercizio il Mae, in spirito di piena trasparenza e di ricorso al dialogo, ha condiviso con i diversi attori istituzionali interessati, il percorso di individuazione delle sedi da includere nel piano – ha rilevato il ministro, chiarendo come tale processo sia stato governato dal precedente esecutivo, anche attraverso “un lungo ed articolato esercizio di confronto”, cui ricorda di aver partecipato in prima persona come parlamentare, processo – precisa – “che ha coinvolto innanzitutto le Commissioni parlamentari competenti, ma anche le istanze rappresentative degli italiani all’estero, nonché diverse organizzazioni”. “Come ho già indicato in sede di audizione programmatica nelle Commissioni affari esteri, nonostante i vincoli esistenti ed un lavoro sostanzialmente già concluso dal precedente Governo, ho comunque voluto dare un segnale di particolare attenzione alla promozione della cultura italiana all’estero – ribadisce il ministro, – decidendo di mantenere aperti due Istituti Italiani di Cultura, quelli di Stoccarda e di Lione, di cui era stata prevista la chiusura”.
Ribadito poi l’impegno in atto di trasformare l’obbligo di legge in “opportunità”, “riorientando progressivamente la nostra rete diplomatica, consolare e culturale, tuttora fortemente incentrata in Europa, verso quelle aree del mondo di nuova priorità strategica”, esercizio analogo a quello in corso da parte dei “nostri principali partner europei e internazionali”. In quest’ottica emerge anche l’obiettivo di “sfruttare le sinergie con il Servizio europeo per l’azione esterna”, per cui si prevede l’invio di personale italiano nelle delegazioni europee delle aree in cui le sedi italiane verranno chiuse, così da garantire “adeguati servizi consolare agli italiani all’estero, sia quelli della nuova generazione, anche attraverso il potenziamento e lo sviluppo delle tecnologie informatiche, sia quella tradizionale, per la quale prevediamo forme alternative di presenza consolare”. Il nuovo assetto punta dunque ad una “concentrazione delle principali funzioni in pochi grandi consolati hub, competenti per macro aree, affiancati da reti di strutture periferiche più leggere, con più ampia utilizzazione di risorse e di strutture reperibili in loco”.
La conclusione del ministro è volta quindi ad assicurare la sua volontà di “continuare un percorso parlamentare di dialogo costante e continuato su questo così come su tutti gli altri temi di mia competenza, come testimoniato dalla frequenza, direi, settimanale della mia presenza tra Commissione e Aula”.
In sede di replica Borghese si dichiara insoddisfatto della risposta del ministro Mogherini. “La chiusura dei consolati in generale è una cosa inaccettabile – dice, esprimendo perplessità per i risparmi derivanti da provvedimenti di chiusura come quello del consolato di San Gallo, di proprietà demaniale, o dell’Ambasciata italiana di Santo Domingo, dove alla collettività residente si affianca un’importante presenza turistica, o, ancora, del caso di Montevideo, in cui la collettività è ancora più numerosa. Per Borghese di tratta di provvedimenti che non si discostano dalla linea adottata dal precedente Governo, guidato da Enrico Letta, e giustificano dunque l’opposizione del Maie al nuovo esecutivo. (Inform)