CAMERA DEI DEPUTATI
Cooperazione scientifica e tecnologica ed esercizio di attività lavorative dei familiari a carico del personale diplomatico
Ad illustrare i provvedimenti il presidente del Comitato per gli italiani all’estero e la promozione del Sistema Paese Fabio Porta (Pd, ripartizione America meridionale)
ROMA – Fabio Porta, presidente del Comitato per gli italiani all’estero e la promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati, ha presentato in Aula in qualità di relatore due disegni di legge di ratifica ed esecuzione di Accordi tra Italia e Cile, il primo riguardante l’autorizzazione all’esercizio di attività lavorative dei familiari a carico del personale diplomatico, consolare e tecnico-amministrativo delle missioni diplomatiche e rappresentanze consolari, fatto a Roma il 13 dicembre 2013, il secondo di cooperazione scientifica e tecnologica, fatto a Roma il 16 ottobre 2007. I provvedimenti, già approvati dal Senato, sono stati ora all’esame di Palazzo Montecitorio. Porta ha segnalato in premessa come il Cile sia “un Paese al quale è opportuno riconoscere un interesse prioritario non soltanto per la rilevante comunità italiana che lì vive, ma anche per la realtà di notevole interesse che esso rappresenta per i nostri operatori economici” e anche in vista del prossimo Forum interparlamentare tra Italia, America Latina e Caraibi, Forum che “esattamente tra poco meno di un mese – ha ricordato – si svolgerà proprio qui a Roma”. Richiamati anche “gli eccellenti rapporti tra i due Paesi”, ulteriormente consolidati anche da recenti incontri avvenuti ai più elevati livelli istituzionali.
Il parlamentare eletto nella ripartizione America meridionale si è prima soffermato sull’Accordo finalizzato a consentire lo svolgimento di attività lavorativa autonoma o subordinata da parte dei familiari dei membri delle rappresentanze cilene in Italia e presso la Santa Sede e di quelle italiane in Cile, comprese le rispettive missioni presso le organizzazioni internazionali aventi sede nei due Paesi. Un provvedimento – ha ricordato – che è stato oggetto del vaglio della Commissione Affari Esteri – in cui è incardinato lo stesso Comitato presieduto da Porta – e che si riferisce in particolare al coniuge e ai figli di funzionari diplomatici, funzionari consolari di carriera, membri del personale tecnico e amministrativo, ad esclusione degli impiegati locali. “I familiari delle suddette categorie di personale sono già tutelati dalle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari, oltre che dal diritto internazionale consuetudinario e pattizio e dal diritto delle organizzazioni internazionali, che estendono loro privilegi e immunità previsti già per i membri delle rappresentanze straniere – ha ricordato Porta, rilevando come la rapida evoluzione dell’attuale contesto delle relazioni diplomatiche comporti anche per i familiari dei membri delle rappresentanze accreditate in ogni Paese “un ruolo diverso da quello previsto nel passato”. Essi sono infatti oggi “pienamente inseriti nel contesto del Paese ricevente” cui contribuiscono allo sviluppo in termini economici e sociali anche attraverso lo svolgimento di un’attività lavorativa. “I familiari a carico del personale diplomatico che svolgono un’attività lavorativa all’estero saranno assoggettati alla normativa fiscale, di sicurezza sociale e del lavoro prevista dalla normativa vigente nel Paese ospitante, mentre le immunità per i familiari a carico, previste dagli accordi vigenti soprarichiamati sono escluse limitatamente agli atti compiuti nell’esercizio dell’attività lavorativa e per le questioni derivanti dalla medesima – precisa il relatore, segnalando come il Paese ricevente possa chiedere la rinuncia all’immunità dalla giurisdizione penale, in caso di un’azione giudiziaria intentata contro un familiare a carico che gode di immunità diplomatica, per atti compiuti nell’esercizio dell’attività lavorativa stessa, richiesta cui “lo Stato inviante darà seria considerazione, ad eccezione di quei casi per cui una rinuncia all’immunità si ritenga possa essere contraria agli interessi nazionali in presenza di grave reato”. In questi casi, qualora l’immunità non fosse sospesa, il provvedimento prevede comunque il richiamo della persona. “L’Accordo – spiega Porta – prevede modalità di autorizzazione allo svolgimento delle attività lavorative che appropriati meccanismi giuridici di limitazione della sfera di applicazione delle immunità dalle giurisdizioni penale, civile ed amministrativa per gli atti compiuti nel prestare tali attività” e “meccanismi sanzionatori finalizzati ad impedire ogni genere di abuso derivante dalla qualità di familiare di membro di una rappresentanza straniera”. Il relatore precisa anche come il provvedimento non comporti oneri o minori entrate a carico del bilancio dello Stato e ne auspica l’approvazione richiamando come esso sia “frutto di un grande e articolato negoziato tra le parti” e sia stato “elaborato nella prospettiva di un contemperamento degli indirizzi espressi dalle altre competenti amministrazioni sul progetto di testo approvato dal Ministero degli esteri e dalle successive istanze presentate da parte cilena”.
L’Accordo di cooperazione scientifica e tecnologica ha invece lo scopo di favorire la cooperazione tra i due Paesi nel settore “superando l’Accordo precedente, datato 1991, e soprattutto consolidando i legami tra le università e i centri di ricerca dei due Paesi”, per cui viene prevista “la realizzazione di progetti di ricerca congiunti su temi di reciproco interesse, attraverso lo scambio di esperti, docenti e ricercatori”, oltre che assicurata la “protezione intellettuale”. Porta chiarisce poi come sia già in atto una “fattiva cooperazione in campo universitario”, richiamando i 155 Accordi già esistenti, “di cui 111 soltanto per il settore tecnico-scientifico” e che “vedono coinvolte numerose università italiane”. “Tale cooperazione potrà essere quindi estesa adesso anche ai centri di ricerca e alle loro reti che operano presso dette università, con conseguenti positive ricadute per le imprese, piccole e grandi, che si avvalgono della collaborazione di tali enti per lo sviluppo tecnologico dei propri prodotti, dei processi industriali e per la formazione professionale e la crescita occupazionale nei territori dove sono ubicate – prosegue l’esponente democratico, rilevando la possibilità di “sviluppo e ampliamento della cooperazione anche in ambito europeo e internazionale, al fine di reperire i fondi necessari per il finanziamento di grandi progetti di ricerca”.
“L’Italia – ribadisce il relatore – rappresenta per Santiago e per il Cile uno dei partner principali, anche per il ruolo che il nostro Paese può svolgere per lo sviluppo del sistema educativo, della scienza e della tecnologia in loco, con conseguenti ripercussioni positive anche per l’innovazione e l’internazionalizzazione del sistema produttivo locale, settori dove l’attuale Governo sta investendo per dare delle risposte adeguate alle richieste che vengono dalla società civile”.
Nel testo vengono stabiliti gli obiettivi da perseguire nell’ambito di settori di interesse reciproco, l’ambito della cooperazione nei settori delle scienze di base e delle scienze applicate allo sviluppo tecnologico, le modalità operative della cooperazione, l’istituzione di una commissione mista preposta all’esecuzione dell’intesa stessa e le clausole sulla proprietà intellettuale nell’ambito dei progetti realizzati. Le spese di missione per l’esecuzione di detto Accordo sono valutate in 39 mila euro annui a decorrere dall’anno 2015 ed in 6.300 euro ad anni alterni a decorrere dall’anno 2016, mentre le rimanenti spese sono quantificate in 183.600 euro annui.
Auspicando l’approvazione del provvedimento Porta ricorda come il Cile sia “uno dei Paesi del Cono Sur più attraenti, anche perché tra quelli più tecnologicamente avanzati e prosperi del sud America, con un livello di reddito pro capite medio-alto in rapporto alla media regionale e con una riconosciuta affidabilità giuridica”. Un auspicio cui si associa quello relativo alla ratifica dell’Accordo di sicurezza sociale tra i due Paesi, “che sta molto a cuore alla comunità italiana in Cile e a quella cilena in Italia”, giunta, quest’ultima, anche a seguito di una violenta e drammatica dittatura che ha colpito quel Paese. A questo proposito il relatore rileva come l’impegno sia di dimostrare come i costi non risultino così alti come quelli stimati in alcune osservazioni formulate dal ministero del Lavoro. (Inform)