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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
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Il XX Rapporto annuale Inps presentato dal Presidente Tridico presso la Camera dei deputati

INPS

ROMA – Il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha illustrato la Relazione annuale sulle attività dell’Istituto nel 2020. La presentazione, trasmessa in diretta sulla Tv di Stato, si è svolta ieri presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati alla presenza tra gli altri del Vicepresidente della Camera, Andrea Mandelli, del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Andrea Orlando,  e della Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

Filo conduttore della Relazione del Presidente Tridico sono stati i temi dell’equità – tra generazioni e all’interno di ciascuna generazione – della sostenibilità del sistema e dell’innovazione finalizzata a servizi più semplici ed efficienti per i cittadini.

Insieme al XX Rapporto annuale Inps, la Relazione traccia un bilancio di ciò che l’Istituto ha fatto nel 2020 e analizza non solo gli effetti di questo anno attraversato dalla pandemia sulla flessione della produzione e dell’occupazione ma anche l’attivazione delle risposte da parte del Legislatore, implementate dall’Inps, che hanno attutito l’impatto della crisi.

L’intenso impegno delle strutture per erogare correttamente i sostegni a milioni di nuovi utenti, oltre a quelli “ordinariamente” serviti, ha generato un profilo nuovo per l’Istituto avviando una concreta strategia di innovazione basata su nuovi paradigmi tecnologici e organizzativi.

Da qualunque prospettiva lo si analizzi, il 2020 è stato caratterizzato da una brusca caduta del fabbisogno di lavoro, con una riduzione degli occupati del 2,8% ed un calo delle unità di lavoro del 7,1% e delle ore lavorate del 7,7%, facendo trasparire una riduzione allargata del contributo lavorativo. Una parte degli occupati, se pur ridotta a seguito del blocco dei licenziamenti, ha perso il lavoro, ma molti hanno lavorato e guadagnato meno.

Il volume complessivo degli assicurati Inps, indicatore indiretto della totalità dei lavoratori regolari, non è diminuito nel 2020, attestandosi a 25,546 milioni, valore identico a quello del 2019. La pandemia non ha tanto ridotto il numero assoluto di assicurati quanto il numero medio di settimane di effettivo lavoro: dal valore di 42,9 settimane nel 2019 si è scesi a 40,1 nel 2020.

In corrispondenza al calo dell’input lavorativo si registra quello dei redditi da lavoro: l’imponibile previdenziale è diminuito di circa 33 miliardi, scendendo da 598 miliardi nel 2019 a 564 miliardi nel 2020 (-5,6%). In valore assoluto, la contrazione più rilevante è stata quella dei dipendenti privati (da 369 a 340 miliardi, pari al -7,9%), mentre per gli autonomi il calo è stato pari al -6,0%.

Se consideriamo le retribuzioni individuali, la retribuzione media annua dei dipendenti è scesa da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 (-4,3%, corrispondente a una perdita di poco più di 1.000 euro), a seguito della riduzione media delle settimane lavorate. Questo accresce la polarizzazione all’interno del lavoro dipendente, se si tiene conto del fatto che le retribuzioni medie annue dei dipendenti occupati a tempo pieno e per tutto l’anno sono cresciute da 32.668 a 36.448 euro (+11,6%).

Al 31 dicembre 2020, i pensionati italiani erano pari a circa 16 milioni, di cui il 7,7% uomini e l’8,3% donne. Nonostante le donne pensionate siano la maggioranza, le pensioni medie mensili degli uomini (pari a 1.897 euro) superano significativamente quelle delle donne (pari a 1.365). Il divario retributivo a livello territoriale si riflette nel dato pensionistico: le pensioni medie al Centro-Nord superano di poco i 1.700 euro, mentre quelle al Sud e Isole sono pari a 1.400 euro. Le prestazioni previdenziali rappresentano l’81% del totale e quelle assistenziali il 19%. La categoria più numerosa è rappresentata dalle pensioni di anzianità/anticipate con il 30,9% del totale, seguita da quella delle pensioni di vecchiaia con il 24,5% e dalle pensioni ai superstiti con il 20,5%; le prestazioni agli invalidi civili sono il 15,3% del totale; le prestazioni di invalidità previdenziale e le pensioni/assegni sociali sono rispettivamente il 5% e il 3,9%. (Inform)

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