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Il volume di Manuela Brunetta sarà presentato a Mansuè il 2 marzo

LIBRI

“Tra giornalismo e rivoluzione. Francesco Dall’Ongaro interprete e protagonista del Risorgimento”

MANSUE’ (Treviso)   – “Tra giornalismo e rivoluzione. Francesco Dall’Ongaro interprete e protagonista del Risorgimento”. E’ il libro di   Manuela Brunetta  che sarà presentato presso la Sala Polifunzionale di Mansuè il  2 marzo alle ore 18.00.

 Il volume di Manuela Brunetta –  che si occupa di letteratura otto-novecentesca con una particolare attenzione alla linea veneta – è stato stampato da Il Poligrafo di Padova con il contributo del Comune di Mansuè, che si è fatto promotore dell’iniziativa.

Introdurrà Ilaria Crotti, prof. ordinario di Letteratura italiana all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed esperta, tra gli altri, di temi letterari legati agli ambienti veneti. Come ospite dell’eccezione ci sarà il maestro Michele Dall’Ongaro, compositore e discendente diretto del poeta, che accompagnerà al pianoforte il tenore Marcello Nardis nell’esecuzione di alcune opere musicali di Francesco Dall’Ongaro.

“Tra giornalismo e rivoluzione. Francesco Dall’Ongaro interprete e protagonista del Risorgimento”, traccia il profilo e ripercorre la carriera del poeta attraverso il ritrovamento di un consistente corpus di autografi. Negli anni della formazione trascorsi tra Padova e Venezia, grazie all’amicizia con alcuni scrittori come Luigi Carrer, Dall’Ongaro inaugurò una nuova stagione letteraria imprimendo da subito alla propria forma espressiva un connotato militante.

È nelle riviste che Dall’Ongaro trova il giusto spazio per esprimere il proprio pensiero. Sono gli anni del “Gondoliere” e della triestina “Favilla”, seguiti dal “Giornale politico del Friuli”, dal veneziano “Fatti e Parole” e dal repubblicano “Monitore romano”. Dalle colonne di questi giornali l’autore restituisce la cronaca politica del biennio 1848-1849 testimoniando il diritto alla libertà di stampa e il valore civile dell’attività giornalistica, che non interrompe neppure durante l’esilio in Europa.

Poeta della rivoluzione attraverso le “note di viaggio” che sono i suoi stornelli popolari, dopo la caduta della Repubblica romana ripara a Lugano, dove si fa promotore di un’intensa attività cospirativa, pubblicando e diffondendo clandestinamente libri proibiti e organizzando l’Imprestito mazziniano attraverso una fitta rete di contatti epistolari, qui ampiamente ricostruiti.

Non è tralasciata in queste pagine la ricca attività letteraria, declinata anche nella scrittura di libretti

d’opera, che Dall’Ongaro affianca al suo impegno civile. Emerge il ritratto di una complessa personalità intellettuale che ebbe un importante ruolo politico e culturale durante il Risorgimento.

Animato da un temperamento intellettuale ispirato al pensiero democratico di ascendenza mazziniana, Dall’Ongaro riuscì a dare voce a un’imprescindibile necessità di testimonianza civile mediante un’intensa attività letteraria e giornalistica, attraverso cui fu protagonista dei momenti più significativi del Risorgimento italiano.

“Nato sulle rive della Livenza a Tremeacque, Francesco Dall’Ongaro – spiega il prof. Moreno Baccichet –  cantò il Veneto e il Friuli pur essendo esule per decenni a causa del suo impegno politico per le rivolte del 1848-49. Si tratta di un personaggio che ebbe un ruolo importantissimo nel risorgimento italiano, ma che fu poi dimenticato. Giornalista e scrittore si impegnò anche nei temi civili proponendo una lettura diversa sulla pena di morte (scrisse Il Fornaretto nel 1846) rispetto al più famoso e pordenonese Pietro Ellero, più giovane di un quarto di secolo. Ecco un passo di memorie sul paesaggio della sua infanzia riscoperto dopo l’esilio: “[…] io m’avvicinavo con una specie di voluttà ai luoghi che furono per tanto tempo la culla de’ padri miei. E salutai colle lagrime agli occhi quegli altissimi pioppi che coronano le rive della Livenza e della Meduna, le quali si confondono insieme, dinanzi alla mia casa paterna, come in un soave abbracciamento d’amore. Su quella specie d’istmo, che formano confluendo i due fiumi, or volgono cinque e più secoli, i due primi stipiti della mia famiglia approdavano; e visto il loco opportuno ad un cantiere, vi si accasarono, e presero a fabbricare quelle barche fluviatili che indi seguitando la corrente riuscivano al mare e veleggiavano verso la Capitale. Vedi ancora sotto quei pioppi i ganteschi e schiantati dal fulmine le tracce dell’arte loro esercitata fino alla presente generazione. Ricordo ancora i frequenti colpi di martello, e lo stridor delle seghe, e il molteplice tramestio delle varie officine. E ancora codesta musica mi diletta; e forse quella costante simpatia che mi lega a’ naviganti, trae la sua origine dalle prime reminiscenze infantili. Ora il luogo è mutato assai dall’antico; la caduta della veneziana repubblica portò seco quei privilegi all’ombra de’ quali fioriva quella navigazione e quell’arte”.

Lo squero di Tremeacque riprende vita nella descrizione dello scrittore oggi riscoperto nel volume che ne descrive la produzione letteraria fino al rientro dall’esilio a unificazione raggiunta. Recupero anche questa breve nota che ne riassume il carattere umano e artistico: “Questo studio prende in esame la vita letteraria e politica di Francesco Dall’Ongaro che va dagli albori della sua produzione poetica al suo esilio politico, conclusosi nel 1859. Scrittore poligrafo legato al pensiero democratico di ispirazione mazziniana, l’autore sin dai suoi esordi appare muoversi sulla scorta di un’intima necessità di testimonianza civile, che gli anni di militanza a Trieste nell’ambito della rivista “La Favilla” trasformeranno in impegno politico e quindi in azione rivoluzionaria. Nel ’48-’49 Dall’Ongaro è infatti tra coloro che combattono nelle guerre di liberazione nazionale e diventa cronista e poeta della rivoluzione attraverso i suoi stornelli popolari. Ne “Il Giornale del Friuli”, poi in “Fatti e Parole” e quindi nel “Monitore romano”, egli documenta i fatti guerreschi animato dall’urgenza democratica di fare informazione nonché di creare una memoria storica e politica degli eventi rivoluzionari. In esilio a Capolago è quindi tra i responsabili del movimento mazziniano dell’Elvetica, e giunto in Belgio è tra gli attivisti del circolo italiano di Bruxelles. Ed è sempre durante l’esilio che egli approfondisce gli studi in campo drammaturgico, che gli procureranno la cattedra di letteratura drammatica al suo rientro in Italia nel ’59”. (Inform)

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