ATTIVITA’ PARLAMENTARE
Affrontata la questione della corretta applicazione della Convenzione sulle doppie imposizioni fiscali in Australia. Previsto lo sblocco dei trattamenti retributivi nei casi di effettiva necessità. La soddisfazione del deputato eletto all’estero per l’apertura sui miglioramenti salariali dei contrattisti
ROMA – Il vice ministro degli Esteri Dassù ha risposto a due interrogazioni del deputato del Pd Marco Fedi, eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, sulla situazione fiscale del personale a contratto. In una prima interrogazione Fedi chiedeva che in Australia fosse attentamente applicata la Convenzione contro le doppie imposizioni fiscali del 1985 sia al personale a contratto locale che a quello a contratto italiano. Nella risposta il Mae ha reso noto che da tempo si è dato corso alle disposizioni della Convenzione, evitando che l’amministrazione italiana operasse le ritenute a beneficio dell’erario italiano. Nella stessa interrogazione Fedi ricordava anche come, in base alla legge australiana, sul sostituto d’imposta cada l’onere non solo dei versamenti tributari ma anche di quelli previdenziali e assicurativi contro gli infortuni sul lavoro. A questo proposito il Mae ha precisato che questo compito può essere assolto solo per il personale a contratto locale, mentre per quello a contratto italiano vige l’obbligo, di cui le autorità australiane sono state informate, di fare i versamenti in Italia. “Naturalmente – ha commentato Fedi – la legge va rispettata sempre e dovunque, “purché non risultino penalizzati i lavoratori, i versamenti all’INPS siano garantiti e non si interrompa il diritto a prestazioni che maturano negli anni”. “Sollecitiamo da molti anni – prosegue Fedi – attenzione al tema della doppia contribuzione previdenziale che, al pari delle doppie imposizioni fiscali, dovrebbe essere regolata da convenzioni bilaterali che prevedano esenzioni e deroghe assicurando il versamento in uno dei Paesi contraenti”.
In una seconda interrogazione, risalente a molti mesi fa, Fedi aveva sollecitato lo sblocco dei trattamenti retributivi di questo tipo di personale, fermo da tempo e divenuto anacronistico rispetto alla lievitazione del costo della vita, soprattutto in alcuni Paesi ad alto tasso di inflazione. La risposta del vice ministro Dassù su questo punto è stata positiva. Nella nota si spiega come in realtà il miglioramento delle retribuzioni, proposto sulla base di parametri di comparazione con il trattamento assicurato allo stesso tipo di personale da altri Paesi, era rimasto impigliato nelle disposizioni della spending review, che bloccavano nuove spese. Scaduta la vigenza di quelle norme, il MAE aveva chiesto al Ministero dell’Economia e Finanze un parere che naturalmente era stato negativo. Si è deciso, tuttavia, di procedere comunque al miglioramento salariale. “Sono soddisfatto per questa soluzione” – ha dichiarato l’on. Fedi – “perché consente di rimuovere una situazione di stallo ormai insostenibile e perché rappresenta un riconoscimento, sia pure parziale, di diritti di lavoratori che molto danno al funzionamento e all’immagine del nostro Stato all’estero. Rispettare i diritti dei lavoratori significa rispettare i diritti dei cittadini. Mettere i lavoratori nelle condizioni di fare con soddisfazione il proprio lavoro significa, infatti, anche migliorare i servizi a beneficio di un’utenza già troppo sacrificata dai tagli ai consolati. E in questo momento di difficoltà, bisogna saper cogliere ogni cosa che può dare un’immagine più dignitosa del nostro Paese”. (Inform)