CAMERA DEI DEPUTATI
ROMA – Il vice ministro agli Esteri Edmondo Cirielli ha risposto in Commissione Esteri alla Camera dei deputati all’interrogazione di Toni Ricciardi (Pd, ripartizione Europa) sulle procedure di voto degli italiani all’estero in occasione delle prossime elezioni europee.
Nell’interrogazione si domandava al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al ministro degli Esteri Antonio Tajani se intendessero adottare iniziative per prevedere forme transitorie di allestimento dei seggi elettorali presso i consolati italiani, e ove possibile presso i consolati onorari, della Gran Bretagna e della Confederazione Elvetica, per permettere e favorire la partecipazione al voto degli italiani ivi residenti.
“A legislazione vigente – segnala Cirielli, – la partecipazione al voto dall’estero per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia non è prevista per i connazionali residenti in Paesi che non siano membri dell’Unione europea”, ma “è fatta salva la possibilità per questi connazionali di votare in Italia, beneficiando delle agevolazioni di viaggio previste”.
“L’estensione del voto dall’estero anche agli elettori residenti nel Regno Unito e in Svizzera, Paesi non membri dell’Unione europea, potrebbe quindi essere prevista solo da un intervento legislativo – prosegue il Vice ministro, segnalando però che “un’eventuale modifica della legge che permetta a tutti i connazionali residenti all’estero, anche quelli in Paesi extra-UE, di votare per le elezioni parlamentari europee andrebbe valutata attentamente”. “Molte circoscrizioni consolari coprono infatti territori talmente vasti da rendere qualsiasi distribuzione di seggi inadatta ad assicurare una ragionevole prossimità agli aventi diritto – rileva Cirielli, prospettando dunque “una bassa partecipazione elettorale a fronte di un considerevole sforzo logistico-organizzativo delle rappresentanze diplomatico-consolari”.
“Inoltre, alcuni Paesi, compresi quelli che ospitano consistenti collettività italiane, sono caratterizzati da condizioni di sicurezza talora precarie, tali da rendere problematica la convocazione degli elettori ai seggi” mentre “l’eventuale estensione alle elezioni europee del sistema di voto previsto per le elezioni italiane – ossia il voto per corrispondenza con invio di plichi elettorali da parte delle Ambasciate e Consolati – presenterebbe un elemento di particolare complessità. Infatti – spiega Cirielli, – per le consultazioni nazionali esiste una circoscrizione estera suddivisa in ripartizioni, con la conseguenza che tutti gli elettori in un dato Paese estero votano per gli stessi candidati. La normativa sulle elezioni europee – invece – prevede la suddivisione del territorio nazionale in cinque circoscrizioni e i candidati sono votati sia dagli elettori residenti in Italia, sia da quelli residenti all’estero, nei Paesi UE. Nell’ipotesi di voto per corrispondenza, a ciascun elettore residente all’estero dovrebbe essere inviato un plico diverso a seconda della circoscrizione di appartenenza del Comune di iscrizione elettorale in Italia. Inoltre, a conclusione delle operazioni di voto, la «previa separazione» delle schede ai fini della trasmissione ai seggi costituiti presso ciascun capoluogo di circoscrizione sarebbe possibile solamente introducendo distinzioni nelle buste preaffrancate con cui i connazionali restituiscono le schede votate”.
Per il Vice ministro “non esistono scorciatoie o soluzioni facili” alla questione sollevata dall’interrogazione, ma “occorre invece un’iniziativa di modifica della legge e, prima di essa, un’attenta riflessione su pro e contro dei possibili meccanismi alternativi a quello attuale”.
In sede di replica, Ricciardi si dichiara parzialmente soddisfatto della risposta del Governo, che a suo avviso evidenzia un orientamento favorevole a risolvere la problematica della partecipazione al voto degli italiani residenti in Gran Bretagna e nella Confederazione elvetica alle prossime elezioni europee. Il suo auspicio è quindi che emerga in Parlamento una convergenza sulla opportunità di apportare per via legislativa le modifiche necessarie a garantire la sperimentazione della nuova procedura di voto da lui indicata in questi due Paesi, che “appartengono entrambi allo Spazio economico europeo e sono caratterizzati da una rete diplomatico-consolare capillare, e dalla presenza, nell’ultimo decennio, di una numerosa comunità di giovani connazionali emigrati, particolarmente interessati a partecipare all’elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo”. (Inform)