CAMERA DEI DEPUTATI
Il Sottosegretario ricorda che con il nuovo Accordo tra Italia e Svizzera, che a breve verrà discusso in Aula, è prevista la possibilità di intervenire sulla materia
ROMA – Il sottosegretario per il Lavoro e le Politiche sociali Claudio Durigon ha risposto alla Camera dei deputati ad un’interrogazione a prima firma Tony Ricciardi (Pd, ripartizione Europa) relativa ad iniziative per la proroga dello smart working per i lavoratori frontalieri con la Svizzera.
Nell’interrogazione veniva ricordato che dal prossimo 1° febbraio cesserà di aver effetto quanto stabilito nel giugno 2020 per lo smart working dei lavoratori frontalieri con la Svizzera e si chiedeva quali iniziative il Governo intendesse adottare per consentire una proroga per l’accesso a tale modalità di lavoro almeno fino al prossimo giugno, “in attesa – chiariva l’interrogazione – della emanazione dei nuovi regolamenti, previsti dalla UE, finalizzati ad accordi bilaterali che tutelino la peculiare condizione di questi lavoratori”.
Durigon ha ricordato nella sua risposta come in base all’accordo stipulato tra Italia e Svizzera il 19 giugno 2020, in conseguenza della pandemia da COVID-19 e delle limitazioni alla circolazione delle persone fisiche, “in via del tutto eccezionale e provvisoria, i giorni di lavoro svolti in Italia per conto di un datore di lavoro svizzero, sono considerati come prestazioni lavorative svolte nello Stato Svizzero”. “Il presupposto giuridico per l’applicazione di tale intesa è costituito dall’emergenza sanitaria e, conseguentemente, esaurito tale periodo, sono venute meno le ragioni fondanti il trattamento derogatorio previsto; pertanto – conferma il Sottosegretario, – le disposizioni cesseranno di avere effetto dal 1° febbraio 2023”.
Durigon ricorda tuttavia che nel Protocollo aggiuntivo del nuovo Accordo tra Italia e Svizzera relativo all’imposizione dei lavoratori frontalieri, finalizzato ad evitare le doppie imposizioni fiscali e per regolare altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, il cui disegno di legge approderà a breve in Aula, si prevede espressamente la possibilità per le Parti contraenti di consultarsi per apportare modifiche o integrazioni allo strumento del telelavoro. “Nel contesto del quadro giuridico che risulterà dall’entrata in vigore del nuovo Accordo, sarà dunque possibile attivare dei tavoli tecnici finalizzati ad apportare modifiche o integrazioni al Protocollo aggiuntivo – afferma il Sottosegretario.
Durigon si sofferma poi su alcune criticità di natura previdenziale sollevate nell’interrogazione e ricorda che, con specifico riferimento alla situazione dei lavoratori frontalieri con la Svizzera, in base alle norme europee, “qualora l’attività lavorativa sia svolta in parte in Italia e in parte in Svizzera, in materia previdenziale si applica la normativa italiana se l’attività svolta nello stato di residenza è in misura pari o superiore al 25 per cento”. “Con riferimento al tema in esame, qualora vi sia l’interesse del lavoratore a mantenere la legislazione svizzera, è possibile derogare ai criteri ordinari di determinazione della legislazione previdenziale applicabile attraverso la stipula di un apposito accordo – ricorda il Sottosegretario.
Sulle criticità di natura fiscale segnalate, “fermo restando il citato disegno di legge di ratifica dell’Accordo Italia-Svizzera attualmente all’esame del Parlamento, sulla tassazione dei lavoratori frontalieri il Ministero dell’Economia e delle finanze, interpellato al riguardo, ha riferito che in linea generale i trattati fiscali contro le doppie imposizioni non prevedono un allineamento tra le regole fiscali e le disposizioni sulle assicurazioni sociali, in quanto trattasi di materie e campi di applicazione differenti – spiega Durigon, confermando che “il Ministero del Lavoro partecipa alle sessioni di dialogo italo-svizzero sulla cooperazione transfrontaliera, coordinata dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, che affronta anche la questione relativa alle regole in materia di telelavoro”.
In sede di replica, Ricciardi auspica che il Governo intervenga urgentemente per garantire ai lavoratori frontalieri con la Svizzera la possibilità di ricorrere allo smart working, e ricorda che su questo tema il nostro Paese sconta “un grave ritardo, che rischia di generare una discriminazione tra lavoratori”. Ribadisce inoltre che sussistono gli “elementi di criticità previdenziali e fiscali” segnalate nell’interrogazione, su cui le stesse organizzazioni sindacali hanno richiesto un intervento. Infine egli auspica l’avvio di una riflessione più ampia sul tema più generale dello smart working, sul quale – evidenzia – si registra “una evidente lacuna normativa”. (Inform)