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“Il silenzio degli altopiani” di Loris Giuriatti: un viaggio nella memoria, tra Grande Guerra ed emigrazione in America

MEMORIA

Il romanzo è stato presentato a Venezia , presso il Consiglio regionale del Veneto

 

VENEZIA – “Il silenzio degli altopiani”: il romanzo di Loris Giuriatti (ed. Rizzoli, 2026) intreccia la grande Storia con le vicende degli uomini semplici che l’hanno attraversata, facendo della memoria dei luoghi un racconto vivo, in cui il respiro delle montagne, la fatica del lavoro nei campi e il coraggio della gente comune si fondono in un romanzo intenso di sacrificio, amicizia e redenzione. La vicenda prende avvio nel giugno del 1940, quando il passato torna a bussare alla porta di Ceo Gonda, nelle vesti del maresciallo Zancanaro e di una busta che contiene poche carte, sufficienti a riaprire una storia rimasta sepolta per anni. Da quel momento si apre un lungo viaggio nella memoria, raccontato in prima persona, tra i sentieri del Pasubio durante la Grande Guerra, la durezza della prigionia, l’amicizia profonda, l’emigrazione verso l’America e il difficile ritorno a casa. È’ anche una storia di segreti custoditi per anni, di promesse, di sacrifici e di scelte che continuano a influenzare il presente. Il libro è stato presentato a Venezia, nella sala stampa “Oriana Fallaci” di palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale veneto dalla consigliera Chiara Luisetto (Pd).  “Il silenzio degli altopiani racconta le vicende del mio nonno materno, un anziano silenzioso che in paese tutti chiamavano “l’Americano” – ha spiegato l’autore- . Di lui mancava un pezzo della Guera Granda, come la chiamavamo in casa: la prigionia. Il nonno era un alpino del Monte Berico, fatto prigioniero nel maggio 1916 sul Col Santo, combattendo una guerra in cui i soldati non si conoscono, ma che, tolta la divisa, si ritrovano uguali, cosa temutissima dai vertici militari. Il ritorno dalla prigionia per un soldato è sempre drammatico, in particolare, per i prigionieri della Prima guerra mondiale, perché furono prima considerati traditori da Cadorna e poi dimenticati da Diaz. Il ritorno comportava obbligo di rientrare in caserma, peraltro, per non passare da disertori: e in caserma si ritrovarono solo in quattro, in un contesto totalmente trasformato. Alcuni, soprattutto tra i monti, iniziano l’attività di recuperanti per cercare ciò che era necessario, ma altri se ne vanno, oltre il “mare oceano”. E il protagonista, per un periodo, emigra: dopo un lungo viaggio, una traversata di quaranta giorni in nave con il mare agitato, nei dormitori comuni di terza classe, dopo lo sbarco a Ellis Island, arriva a Chicago, in America, e scopre che il lavoro che lo aspetta è quello di minatore di carbone. C’è anche il ricordo dell’epoca fascista, in particolare del fascismo di campagna, di cui ho scoperto le diversità rispetto a quello “romano”. La campagna di cui parlo, peraltro, esiste ancora, è quella dei miei parenti, dei miei zii in particolare, ed è quella che oggi lavoro io. Anche dal punto di vista linguistico, la scelta di utilizzare in certi momenti il dialetto aiuta a dare maggiore profondità e incisività alle storie che racconto nel romanzo. Il libro mi ha insegnato tanto di mio nonno: il rispetto dei tempi della natura, ad esempio, ma anche che nel corso del tempo le idee si possono cambiare: serve coraggio, e magari ammettere di aver sbagliato”. “Loris Giuriatti non ha bisogno di presentazioni – ha detto la consigliera Luisetto – perché la sua figura e la sua penna sono ormai consolidate e sono quelle di un autore che sa raccontare non solo un territorio, ma anche storie di persone e di ambienti che ci sono familiari, dal monte Grappa alla pianura, dalla passione per la bicicletta a una serie di tematiche che hanno attraversato la vita del bassanese e del territorio veneto per decenni. ‘Il silenzio degli altopiani’ è l’ultima fatica letteraria di Giuriatti, autore che abbiamo ospitato lo scorso anno per la presentazione di un altro suo libro, ‘La tormenta di San Giovanni’ e che ci aveva promesso di raccontare il suo ultimo libro, un testo molto intimo che narra in maniera romanzata la storia di un pezzo di famiglia di Loris”. Loris Giuratti vive a Bassano del Grappa, dove lavora come insegnante e responsabile di un centro di formazione professionale. Nel tempo libero si occupa di promuovere il monte Grappa accompagnando i visitatori in percorsi dedicati alla Grande Guerra. (Inform)

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