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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il primo maggio la storia di Tito Lupini: da campione di Rugby a panettiere per passione

ITALIANI ALL’ESTERO

Nella puntata del 1 maggio di Community L’altra Italia

 

 

ROMA – Il 1 maggio è andata in onda la puntata di “Community- L’altra Italia” dedicata a Tito Lupini, un italiano ex campione di rugby che a Johannesburg fa il panettiere e che è stato intervistato da Paolo Emilio Landi. Il programma è dedicato agli italiani che vivono all’estero ed è condotto da Gloria Aura Bortolini e Alessio Aversa; è sostanzialmente un articolato contenitore di diverse rubriche con tanti ospiti e filmati da quei Paesi dove la presenza di italiani è più forte. Di particolare interesse la rubrica “Storie dal mondo”. Il programma è costruito sulla base di filmati e réportages girati da corrispondenti in Australia, Africa, Asia e nel continente americano, per un totale di più di 600 i filmati trasmessi alla fine della stagione. Il programma permette di conoscere le storie individuali di un gran numero di emigrati diversi tra loro per età, sesso, professione, stato sociale.

La parola è data direttamente ai protagonisti delle storie: “l’amore per il rugby è iniziato a scuola- racconta, in questo caso, Tito Lupini – sono arrivato in Italia nell’87. Ho fatto i mondiali con l’Italia in Nuova Zelanda e nell’88 abbiamo vinto lo scudetto. …Nel ‘90 mi hanno chiesto di fare l’allenatore per il Rovigo: allora ero giocatore, allenatore e capitano”. Tito era il pilone destro, il numero 3 della squadra; il pilone è quello che, se c’è una mischia chiusa, sta a contatto con l’avversario, in otto contro otto e spinge: non è sempre facile. Nel 1986 ha subito un intervento al collo, a causa di un brutto colpo preso giocando. A seguito dell’operazione gli era stato detto che avrebbe più potuto giocare ancora a rugby. A quel tempo era l’unico giocatore al mondo che giocava dopo aver subito un’operazione così grave. Così Tito racconta come un giorno la sua vita è cambiata e da campione di rugby è diventato un panettiere: “una sera mentre giocavo a Rovigo è venuto dentro un amico con un po’ di pane fresco ed era molto buono così gli ho chiesto di portarmi dove lo producevano. Siamo venuti giù in Sud Africa dall’Italia con mio fratello 30 anni fa e abbiamo iniziato nel garage di mio padre e con calma abbiamo fatto un filone, due filoni, dieci filoni fino ad arrivare dove siamo oggi. Un italiano può vendere meglio il pane perché tutti sanno che gli italiani amano il loro cibo; si vede la passione e quando tu hai passione per una cosa è difficile che ti sbagli. L’esperienza del rugby mi ha aiutato tanto perché è un gioco di squadra come anche l’azienda lo è. Bisogna lavorare tutti nella stessa direzione”. (Msr- Inform)

 

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