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Il Presidente Roberto Fico su Facebook: la mia intervista ad “Avvenire”

CAMERA DEI DEPUTATI

“No alla crisi. Questo governo sia più orgoglioso di quanto ha fatto” di Angelo Picariello

ROMA -Sono assolutamente fiducioso che questo governo possa arrivare fino alla conclusione naturale della legislatura», scommette il presidente della Camera Roberto Fico, convinto che l’unità del Movimento terrà, al di là del dibattito interno. Al termine della sessione di Bilancio alla Camera, l’ennesima a tappe forzate, torna a rivendicare la centralità del Parlamento, ma mai come in questo caso l’esecutivo aveva più di una giustificazione, e l’importanza del risultato ottenuto prevale – a suo avviso – sulle critiche che pur vanno ribadite per la compressione del dibattito. Pienamente in linea con Sergio Mattarella (che definisce «un presidente eccezionale», con il quale c’è «la migliore collaborazione possibile») anche nel suo invito al senso di responsabilità: «Questo governo – sostiene il presidente della Camera – dovrebbe avere maggiore consapevolezza e orgoglio dei risultati ottenuti, a fronte di prove cha ha dovuto affrontare impensabili al momento della sua costituzione, nell’estate del 2019».

Come giudica questo via libera venuto dalla Camera alla Manovra?

«Lo trovo un risultato estremamente positivo. Certo, il poco tempo a disposizione è una cattiva consuetudine che va assolutamente modificata, nel rispetto delle prerogative delle forze politiche e del singolo parlamentare. Ma non posso non ricordare che eravamo, stavolta, in piena emergenza e il provvedimento ha dovuto subire corpose integrazioni in corso d’opera, soprattutto per via dei diversi decreti ristori che si son via via resi necessari. Ma voglio sottolineare che nelle condizioni date la commissione Bilancio presieduta da Fabio Melilli ha fatto un gran lavoro, che ha portato all’approvazione di numerosi emendamenti, di maggioranza e opposizione. Il Parlamento si conferma elemento centrale della legislazione, nel suo ruolo di indirizzo, controllo e dialogo fondamentale in una democrazia parlamentare. Che non è stato smarrito neanche nella fase dell’emergenza».

È stato però criticato, anche da autorevoli giuristi, lo strumento inedito del Dpcm, proprio perché – si sostiene – esautora le prerogative del Parlamento, oltre che quelle del Capo dello Stato.

«L’autorizzazione e l’ambito di questi provvedimenti sono stati sempre definiti dalle Camere. Il Parlamento è sovrano, anche in piena emergenza».

Ma gli appelli a una gestione condivisa della pandemia restano in larga misura inascoltati. La popolazione, nel suo complesso, sembra a volte manifestare maggiore senso di responsabilità e unità di intenti rispetto alla sua classe dirigente.

«Non c’è dubbio che il popolo italiano, al di là di qualche caso di esasperazione, si sia mostrato attento, sapiente e ordinato dando l’idea di una grande Nazione. Ma anche le istituzioni democratiche hanno retto alla battaglia, dimostrandosi salde e autorevoli. La grande sfida inizia ora, la sfida di difendere i principi e i valori del nostro Paese in questo momento richiede una politica di unità nazionale. Non sto teorizzando il governo di unità nazionale, sia chiaro. Sto solo dicendo che tutti, maggioranza, opposizioni, istituzioni e parti sociali debbono poter dare il loro contributo. Che non comporta arretrare dalle proprie convinzioni, ma porle con l’ambizione di concorrere al bene comune, non con spirito di parte, di mera contrapposizione».

Stiamo parlando del Recovery Fund?

«Mi riferisco soprattutto a questo. In nessuna epoca credo che sia tollerabile un atteggiamento politico volto solo a sfruttare le difficoltà, a guardare unicamente al proprio tornaconto. Ma mai come in questo momento sono convinto che chi si rifugia in un atteggiamento strumentale commette un errore storico, destinato a essere punito dagli elettori. Siamo dentro una transizione che riguarda il futuro di tutti noi, in tutti gli ambiti, dalla giustizia alla lotta alle disuguaglianze, dallo sviluppo alla perdita di posti di lavoro. E l’elettorato sarà un giudice severo».

Renzi ha posto un tema. Che la politica deve restare centrale in questo enorme lavoro di programmazione.

«Non c’è dubbio che la politica deve mantenere un ruolo centrale, perché se non è la politica a interpretare gli interessi delle persone non lo fa nessuno. Più è debole e più possono prevalere gli interessi di parte, dei grandi gruppi economici, delle multinazionali».

Però ci sono pessimi precedenti nella gestione dei fondi europei, l’esigenza di imprimere un salto di qualità alla programmazione, di fronte a una prova così imponente, c’è tutta.

«Ognuno ha il suo compito. Il Parlamento non ha un compito di gestione, ma un potere essenzialmente di indirizzo e di controllo che proseguirà e sarà costante. Intanto gli indirizzi da parte della Camera sono già stati formalizzati con un lungo e proficuo lavoro iniziato a settembre nella Commissione Bilancio, che ha indicato le sue priorità passando per un significativo voto parlamentare, il primo in Europa. Ci sono ora gli strumenti per ascoltare tutti, le Regioni, gli enti locali, le parti sociali. Tocca però al governo fare sintesi. E la sintesi – lo dico con chiarezza – non può consistere in una parcellizzazione di interventi, per accontentare un po’ tutti. Ogni progetto deve essere “di sistema”, rispondere a una visione d’insieme, dalla digitalizzazione, all’ambiente, al lavoro che deve cambiare di conseguenza».

La task force può essere di aiuto, o può fare ombra al Parlamento’

«Vedremo quale sarà il ruolo che le sarà affidato, per ora eviterei di commentare quelle che sono solo delle ipotesi».

Ma questo governo ha i numeri per andare avanti?

«La maggioranza nata dopo la crisi dell’agosto 2018 dopo le prove affrontate ha maggiore ragion d’essere e motivi per andare avanti rispetto all’inizio. Penso anche alla collaborazione fra le forze politiche di maggioranza che è cresciuta in questo anno e mezzo nelle Commissioni. Se ci sono state delle motivazioni che lo hanno fatto nascere, a maggior ragione ce ne sono ora per andare avanti».

Il M5s ha approvato i decreti sicurezza e poi anche la sua revisione. Si dice che questo sia un tema, accanto ad altri, che alimenta la divisione nel Movimento.

«È un tema di cui si discute ma non credo che sia un tema divisivo nella maggioranza, e nemmeno nel Movimento. È stato riequilibrato un provvedimento che era troppo spostato in una direzione che non era da noi condivisa. Il M5s è saldo e unito, è una grande forza di stabilità per il Paese».

Per quanto concerne il suo personale futuro, si è parlato di lei come possibile candidato di coalizione a sindaco di Napoli.

«Non si può parlare di nomi senza aver parlato prima del ruolo dei Comuni. Troppe risorse sono state sottratte, troppi limiti, anche sulle assunzioni, sono stati inflitti con i patti di stabilità, troppi vincoli sono stati imposti alla capacità di progettazione».

È un “ni”? Un’indicazione di priorità per recovery?

«Sicuramente la programmazione in atto deve occuparsi anche di rilanciare il ruolo dei Comuni. Ma trovo inutile parlare di nomi prima di aver chiarito il ruolo che questi fondamentali enti di prossimità debbono poter esercitare». (Angelo Picariello-Avvenire del 29 dicembre 2020)

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