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Il Presidente Mattarella ai referendari di nuova nomina della Corte dei Conti: il presidio che la Corte esercita in tutte le sedi delle sue attribuzioni sul corretto uso delle pubbliche risorse è l’elemento unificante delle sue funzioni. Rifuggire da logiche corporative che snaturano e deprimono la figura del magistrato

QUIRINALE

(foto fonte Presidenza della Repubblica)

ROMA – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale i referendari di nuova nomina della Corte dei Conti, accompagnati dal Presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, dal Presidente aggiunto e dal Procuratore generale della Corte dei Conti, Raffaele Dainelli e Angelo Canale.

Il filo rosso che deve caratterizzare, non soltanto l’esercizio delle varie funzioni, ma ogni presa di posizione del magistrato in tutte le sedi, è il sentimento profondo di un’etica delle istituzioni, la consapevolezza di dover agire sempre sulla base di principi e per l’affermazione di valori – ha detto Mattarella nel saluto rivolto ai presenti dopo l’interento del Presidente della Corte dei Conti.- La professionalità non può mai ridursi a mera tecnicalità – ha aggiuto il Capo dello Stato -, ma richiede l’esercizio di onestà intellettuale, di equilibrio, di sobrietà – come diceva il Presidente Carlino, di obiettività, assenza di autoreferenzialità, disponibilità al confronto, e impone di rifuggire da logiche corporative che snaturano e deprimono la figura del magistrato.

La Corte dei conti ha da tempo accentuato il proprio ruolo di organo al servizio dello Stato-comunità, essendo garante, nell’esercizio delle sue diverse funzioni, del bilancio quale “bene pubblico”.

La Corte costituzionale ha evidenziato più volte come i molteplici e diversi compiti attribuiti nel tempo dal legislatore alla Corte dei conti trovino fondamento nella “posizione di indipendenza e neutralità del giudice contabile al servizio dello Stato-ordinamento, quale garante imparziale dell’equilibrio economico e finanziario del settore pubblico nel suo complesso e della corretta gestione delle risorse”.

Il presidio che la Corte esercita in tutte le sedi delle sue attribuzioni sul corretto uso delle pubbliche risorse è l’elemento unificante delle sue funzioni.

Un altro tratto caratterizzante, e prezioso, della Corte sta nell’articolazione, anche territoriale, che ne fa un osservatorio privilegiato sulle attività delle amministrazioni centrali e locali, così da rappresentare, anche in un’ottica di prevenzione, un avamposto per promuovere la legalità finanziaria.

La legalità finanziaria non è un asettico sistema di regole, in quanto – come ha ricordato, in occasione del suo insediamento, il Presidente Carlino – riguarda la promozione dell’uguaglianza sostanziale e l’effettiva tutela dei diritti sanciti dalla Costituzione come fondamentali. Basti pensare al diritto alla salute, quanto mai in evidenza in questo periodo.

Parimenti, i principi di efficienza, efficacia ed economicità dell’agire amministrativo sono, con la legalità, la garanzia della qualità e quantità delle prestazioni e dei servizi in favore della collettività.

Stiamo attraversando tempi straordinari.

Le ingenti risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza impongono, in un arco temporale breve, un volume considerevole di investimenti che incideranno, insieme alle riforme, sull’evoluzione e sulla stessa idea di società. Si pensi soltanto all’impatto che potrà avere la transizione ecologica e digitale.

Il Piano traduce anche una particolare attenzione ai riflessi che le scelte attuali avranno sulle future generazioni. Non a caso questo straordinario sforzo finanziario dell’Unione Europea, nel rappresentare una risposta alla crisi determinata dalla pandemia, ha assunto in maniera significativa il nome – come ben sappiamo – di “Next Generation”. Una denominazione con la quale si intende richiamare al dovere di quella solidarietà intergenerazionale che la Corte dei conti ha più volte posto in evidenza.

Le ingenti risorse attualmente destinate all’Italia vanno utilizzate in modo attento e responsabile, nella consapevolezza che ci troviamo in una condizione senza precedenti e, verosimilmente, irripetibile. Si tratta di cogliere o di perdere un’opportunità straordinaria per l’Italia e per l’Europa.

Non è rilevante soltanto quanto le risorse a nostra disposizione ci consentiranno, nell’immediato, di realizzare, ma lo sono, in misura ancora maggiore, le prospettive aperte da questa coraggiosa e inedita forma di collaborazione tra gli Stati europei. In questo ambito si conferma significativo il ruolo rivestito dalla Corte quale organo ausiliario del Governo e del Parlamento.

È stato previsto che spetterà alla Corte la verifica e la valutazione dell’attuazione dei programmi di spesa, avvalendosi delle nuove forme di controllo concomitante che accentuano il suo ruolo di ausilio e di sprone nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

La Corte è inoltre chiamata a tener conto dell’importanza riservata dalla normativa europea alle funzioni di prevenzione e repressione dei fenomeni di corruzione, conflitto di interessi e frodi nell’uso dei fondi posti a disposizione dall’Unione.

Nell’esercizio delle sue funzioni la Corte si dimostrerà certamente consapevole – così come dovranno fare anche le altre istituzioni – della necessità di impiegare le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza con efficacia ed efficienza, in termini estremamente rapidi.

Fronteggiare la pandemia e avviare la ripresa hanno comportato l’impiego di risorse ingenti, determinando un incremento significativo del nostro debito pubblico. Questo, come sappiamo, è stato reso possibile dalle scelte di politica monetaria della Banca centrale europea e dalla sospensione del Patto di stabilità.

La crescita del debito pubblico richiede un supplemento di responsabilità nella gestione della finanza pubblica e un utilizzo delle risorse mirato alla crescita economica. Già a partire da quest’anno, i documenti di finanza pubblica indicano l’obiettivo di una riduzione del debito pubblico, obiettivo ineludibile se intendiamo rendere la ripresa stabile e duratura.

Voi, nuovi Magistrati, inizierete a svolgere funzioni di così alta responsabilità in una fase di rilevanti cambiamenti, contraddistinta da opportunità e condizioni nuove.

La funzione del magistrato va esercitata con imparzialità e rigore, adottando decisioni con salde fondamenta nel diritto positivo, modulate in relazione ai loro effetti sulla realtà sociale ed economica.

Non potrei adoperare parole più efficaci di quelle usate poc’anzi dal Presidente Carlino che ha indicato consapevolezza dell’indipendenza, del rigore dei comportamenti, dei riflessi delle decisioni sulla vita delle persone e sul corso delle amministrazioni. Anche al fine di tutelare la irrinunziabile autonomia e indipendenza della Corte, l’attitudine all’ascolto e la disponibilità al confronto sono virtù preziose per un magistrato.

Vorrei aggiungere che il prestigio di una istituzione, di ciascuna istituzione – quale che sia la natura del ruolo che le affida la Costituzione nell’articolazione dei poteri della Repubblica – risiede nella capacità di adeguare l’esercizio delle proprie competenze alle scelte operate dal legislatore, alla luce dell’evoluzione del contesto sociale e di quello economico, anche intervenendo sull’organizzazione e ridefinendo le priorità dell’azione.

Vi trovate all’inizio dell’esercizio di un ruolo prestigioso al servizio della Repubblica, il mio augurio – ha concluso  Mattarella – è che vi accompagni sempre il fascino e l’entusiasmo che oggi avvertite per la vostra professione. (Inform)

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