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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il presidente di Sicilia Mondo sull’elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica

ASSOCIAZIONI

Azzia ricorda il fratello Piersanti, presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia, “un uomo che ha lasciato il segno, anche in emigrazione”

 

CATANIA . Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso di insediamento alle Camere, ha rivolto un affettuoso saluto agli italiani nel mondo  ed un pensiero di amicizia alle numerose comunità straniere presenti nel nostro Paese, disegnando la visione di una grande Nazione dalla immagine nuova, moderna ed inclusiva, sia degli italiani presenti in tutte le parti del mondo, sia delle comunità straniere residenti in Italia.

Una visione in direzione dell’unità del Paese – spiega Mimmo Azzia, presidente di Sicilia Mondo – attraverso l’apporto di tutte le forze vive per superare le emergenze del momento. L’impianto del discorso ha riaffermato la centralità della Costituzione  e delle sue garanzie come linea guida  ai bisogni ed alle aspettative degli italiani, il ruolo internazionale, l’impegno per l’Europa, la lotta al terrorismo.

Un presidente arbitro delle regole per tutti, per dare forza alla democrazia ed alla stabilità  del Paese.

Il pensiero di Mattarella disegna, quindi, come in un grande schermo, le difficoltà e le attese della quotidianità italiana attraversata dal malessere per la crisi economica, la disoccupazione, la lentezza della giustizia, la corruzione, la necessità delle riforme, lo studio, il lavoro, l’insufficiente risposta dello Stato nella giustizia, la famiglia, le donne, gli ammalati, il bene comune. In un orizzonte di speranza.

Un discorso ricco di sensibilità ma anche di efficacia rasserenante in chi lo ha ascoltato e letto, da presidente di tutti gli italiani.

Nella dura condanna alla mafia, Mattarella ha chiamato eroi i magistrati Falcone e Borsellino come simbolo dei tanti martiri servitori dello Stato. Non ha citato per un fatto di stile il fratello Piersanti, massacrato a Palermo mentre si recava a messa con la famiglia.

Piersanti pagò con la vita per la forte intransigenza con cui, come presidente della Regione, intraprese la politica di cambiare la Sicilia attaccando il sistema mafioso ed i suoi uomini. Fu un grande presidente ed anche lui un eroe. Sergio Mattarella scese in politica come testimone di Piersanti per continuarne il pensiero politico ed il rinnovamento della società.

La commozione evidente con cui il presidente Mattarella ha parlato dei martiri della mafia, ci obbliga a ricordare la  figura del fratello Piersanti con cui abbiamo condiviso tante battaglie. Fu un uomo che ha lasciato il segno. Anche in emigrazione.

Convinto che la fuga dalla Sicilia aveva bisogno di una politica nazionale, fu promotore  e socio fondatore dell’UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati) sottoscrivendo il 29 dicembre del 1966 a Roma, come presidente dell’Associazione Palermitani nel Mondo, l’atto costitutivo unitamente ad altri 29 presidenti di Associazioni provenienti dalle altre Regioni. Anche lo scrivente fu socio fondatore come presidente di Catanesi nel Mondo, divenuta poi nel 1988 Sicilia Mondo.

L’UNAIE fu una felice intuizione perché ha scritto la storia degli ultimi 50 anni della emigrazione italiana. Piersanti, fin da giovanissimo, orientò la sua sensibilità sociale di cattolico sul fenomeno migratorio con l’Associazione Palermitani nel Mondo da lui fondata. Erano gli anni 60-70 in cui l’esodo dalla Sicilia raggiunse i massimi livelli.

Piersanti, attivissimo, da deputato regionale presentò il 20 febbraio del 1975 la legge regionale n. 25 sull’emigrazione che fu la prima in Italia. Ma il suo vero capolavoro fu la successiva legge regionale n. 55 pubblicata il 4 giugno 1980, 5 mesi dopo la sua morte.

Una legge alla quale hanno attinto le altre Regioni e che fa testo, ancora oggi validissima dopo 35 anni di profonde trasformazioni.

Ricordare Piersanti Mattarella – conclude Azzia – significa anche  riscrivere una pagina di storia  del nostro Paese, in cui la sensibilità di tantissimi giovani insieme a lui, innamorati della democrazia, si impegnarono a fondo  per l’affermazione della politica sociale  in favore delle classi più deboli  nella società civile del tempo e nella grande  arena politica della D.C., partito che ricostruì il Paese.

Tutte riflessioni che si fondono tra di loro, che danno un valore aggiunto di fiducia a Sergio Mattarella, Presidente di tutti gli italiani. (Inform)

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