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Il presidente del Veneto Luca Zaia: “Le emergenze di oggi ci vedono non più origine ma meta di migrazione”

MARCINELLE
Il presidente del Veneto Luca Zaia: “Le emergenze di oggi ci vedono non più origine ma meta di migrazione”
Un fenomeno mondiale al quale non si può rispondere con gli stati d’animo e le intenzioni, ma con la capacità di costruire accoglienza e integrazione per chi cerca e vuole migliorare le proprie condizioni di vita
VENEZIA – “57 anni fa, in Belgio, nella miniera di carbone “Bois du Cazier”di Marcinelle, si consumò una delle più grandi tragedie del lavoro della storia: morirono 262 minatori, dei quali 136 erano italiani, cinque dei quali veneti. Voglio ricordare i loro nomi: Dino Dalla Vecchia di Sedico, Giuseppe Polese di Cimadolmo, Mario Piccin di Codognè, Guerrino Casanova di Montebelluna, Giuseppe Corso di Montorio veronese. Li ricordo perché non dobbiamo dimenticare il tributo pagato alla necessità di emigrare e perché dobbiamo tenere la guardia alta contro eventi che non possono essere relegati a fatalità”. Con queste parole il presidente del Veneto Luca Zaia ha voluto commemorare l’anniversario di quella disgrazia, della quale l’emigrazione italiana fu purtroppo protagonista.
“Non dobbiamo dimenticare chi ha perso la vita e nemmeno i motivi per i quali era andato a svolgere un lavoro pericoloso e ingrato in terra straniera – ha aggiunto Zaia – per costruire un futuro alle proprie famiglie e alle proprie comunità, ancora devastate da una guerra che spesso ci dimentichiamo di aver senza motivo e perso per superbia, dalla quale siamo usciti con un Paese a pezzi e impoverito, per fortuna libero. Ma dobbiamo ricordare come eravamo per capire come affrontare le emergenze di oggi, che ci vedono non più origine ma meta di migrazione. E’ un fenomeno mondiale al quale non si può rispondere con gli stati d’animo e le intenzioni, ma con la capacità di costruire accoglienza e integrazione per chi cerca e vuole migliorare le proprie condizioni di vita. Il Veneto in questo è un esempio concreto, funzionante, reale di una convivenza che dimostra con i fatti come andrebbe ovunque affrontata la problematica migratoria, al di là di tolleranze acritiche e di facciata”. (Inform)
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