direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Il posto dell’Italiano in Svizzera”

ITALIANI ALL’ESTERO

 

Gli interveti introduttivi del convegno promosso lo scorso dicembre dal Comites di Zurigo

 

ZURIGO- Il convegno “Il posto dell’Italiano in Svizzera”,  promosso dal Comites di Zurigo lo scorso dicembre, presso l’Università di Zurigo, ha affrontato il tema della diffusione e dell’insegnamento della lingua italiana in Svizzera. Ha coordinato l’incontro la professoressa Tatiana Crivelli, direttrice dell’Istituto di lingue e letterature romanze (Romanisches Seminar) dell’Università di Zurigo. Crivelli ha esordito affermando l’importanza e l’attualità della riflessione sulle lingue, sottolineandone lo stretto collegamento con le questioni legate all’identità, sia individuale che collettiva. Crivelli ha sostenuto che  l’attuale momento storico è molto importante per la lingua italiana,  come si evince anche dai recenti lavori degli Stati Generali della lingua italiana nel mondo che hanno costatato come la richiesta di apprendimento della lingua italiana sia in crescita, tanto che quella italiana è diventata la quarta lingua più studiata nel mondo.

“Nell’allestire il programma dell’incontro –  ha affermato  Crivelli- si è cercato d’includere i principali attori coinvolti nell’insegnamento e nello studio della lingua italiana e di far dialogare la componente italiana con quella elvetica. Le quattro sezioni secondo cui si articola la giornata di studio sono le seguenti: lo stato dell’italiano in Svizzera; l’insegnamento dell’italiano in Svizzera; la formazione e il ruolo del personale docente; altri percorsi di diffusione della lingua e della cultura italiana attraverso canali di comunicazione non specificatamente scolastici (università, radio e televisione)”.

Dopo l’intervento della Crivelli ha preso la parola Luciano Alban, presidente del Comites di Zurigo, che ha ringraziato la platea e ha ricordato che il primo obiettivo del Comites è la salvaguardia della lingua italiana; a questo punto il presidente ha ribadito che l’obiettivo del progetto è quello di far dialogare i soggetti principali che si occupano dell’italiano per offrire migliore qualità e quantità dell’insegnamento.

E poi intervenuto Giulio Alaimo, Console Generale d’Italia a Zurigo, il quale ha sottolineato come  la lingua sia strumento di eccellenza per l’identità di un paese in quanto strumento di comunicazione e trasmissione di valori tra generazioni: “la lingua-  ha spiegato – non ha solo la suddetta funzione di comunicazione ma, soprattutto negli ultimi decenni, è consolidato il fatto che l’italofonia porta con sé anche l’italofilia. Chi studia l’italiano ama l’Italia nel suo complesso e aiutare la lingua significa aiutare il Made in Italy, inteso in senso generale come uno stile di vita associato all’Italia”.

Dopo i ringraziamenti e gli interventi introduttivi il dibattito si è concentrato sullo stato attuale dell’italiano in Svizzera e a tal proposito ha preso la parola Sabine Christopher, dell’Osservatorio linguistico della Svizzera italiana: “l’Osservatorio linguistico- ha ricordato –  è stato fondato nel 1991 dal Consiglio di Stato nell’ambito dell’impiego del sussidio federale al Cantone Ticino per la promozione della lingua e della cultura italiana”. Facendo poi riferimento alle teorie di Berruto e Moretti, Christopher ha poi ricordato che non esiste un solo tipo di lingua italiana in Svizzera ma piuttosto diverse varietà: ben undici.

A supporto di questa tesi Christopher introduce alcuni dati demografici che descrivono l’identikit di chi parla l’Italiano in Svizzera. I primi dati che Christopher espone sono quelli relativi a chi parla l’italiano come lingua principale: “la lingua italiana, come lingua principale è una decisa minoranza (8,2% sul totale, 4,4% Svizzera tedesca, 4.8% Svizzera francese). Le cose cambiano se si osserva la lingua italiana come lingua secondaria.. Lo parlano come seconda lingua più di due milioni e duecento persone, ossia il 42% delle persone che vivono in Svizzera. I parlanti dell’italiano come lingua secondaria sono quattro volte più numerosi di chi lo parla come prima lingua. Una parte dell’Indagine sulla lingua, la religione e la cultura permette poi di ricavare dati sulla lingua parlata nell’infanzia. Sostanzialmente c’è un generale mantenimento delle lingue, sebbene l’italiano scenda leggermente rispetto alla tenuta dello svizzero tedesco (che rimane prima lingua nel 97% dei casi). In generale però non si rileva la perdita intra-generazionale dell’italiano: sommando le percentuali di chi, nella vita adulta, lo parla come prima e seconda lingua, si raggiunge il 100% di coloro che la parlavano durante l’infanzia” (I parte – continua). (Maria Stella Rombolà/Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform