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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Pd, il gruppo, le opposizioni

DALLA NEWSLETTER  DI MARCO FEDI

Il bisogno di cambiamento – Il mandato come “servizio” e i servizi per svolgere il mandato –  Il valore dei servizi per i connazionali – Aprire il cantiere delle riforme

 

ROMA – Il bilancio del 2014 deve intrecciarsi con un auspicio per il futuro. Dobbiamo superare sospetti reciproci e strategie dilatorie e tornare al confronto politico. Questo richiamo al rispetto reciproco tra maggioranza e opposizioni, che garantisce il funzionamento della democrazia parlamentare, deve trovare risposte adeguate anche internamente al Partito Democratico.

Un Partito Democratico solido che assume decisioni al suo interno e le consolida nell’iter parlamentare. Il gruppo parlamentare è il luogo del confronto delle idee, ma queste devono trovare riscontro e alimento nei territori con gli strumenti della partecipazione che lo stesso Partito Democratico assicura. E devono trovare realizzazione nel gruppo parlamentare e nei lavori d’aula, magari con modifiche che non ne stravolgano il senso politico. Senza rinunciare ad avere atteggiamenti aperti e costruttivi con le opposizioni, sempre in difficoltà quando incontrano un PD forte, solido e unito.

Ecco, credo che il primo bilancio positivo possa partire da questa valutazione: il Partito Democratico è oggi più forte, pronto ad accettare e valorizzare le diversità ma anche più deciso a perseguire l’obiettivo di fondo di cambiare l’Italia. Non è di scarsa rilevanza viste le prossime sfide, a partire dalla elezione del Presidente della Repubblica. Appuntamento che sarà prima di tutto l’occasione per onorare il contribuito che il Presidente Napolitano ha dato al rafforzamento delle istituzioni.

Il bisogno di cambiamento

Oggi proponiamo di modificare l’assetto costituzionale per rendere più veloce e incisivo l’iter legislativo. Il contributo delle comunità italiane nel mondo, non solo attraverso i parlamentari della circoscrizione estero, può venire anche con il sostegno alle riforme che stiamo portando avanti. Esiste una consapevolezza tra le nostre comunità: l’Italia deve tornare a crescere, deve rafforzarsi in Europa e nell’euro, deve essere il Paese che innova, produce, riconosce il merito e dove la semplificazione deve riguardare l’assetto politico-istituzionale oltre che l’amministrazione. Non c’è un italiano nel mondo che non sia disposto a lavorare per questa idea dell’Italia.

Possiamo operare in questa direzione con i Circoli del Partito Democratico. Attenzione a non disperdere le opportunità di partecipazione e incontro che abbiamo creato all’estero. Sono una risorsa per il Partito ma dobbiamo immaginare un diverso modo di essere struttura di riferimento. Alcuni pensano a movimenti, altri propongono di rivisitare la circoscrizione estero realizzando collegi uninominali; in sostanza ci si muove con scarsa visione e in ordine sparso. L’assemblea nazionale estero si è consumata su divisioni mai sanate perché non sono state superate con la tenacia e l’assiduità del confronto politico. Il vero tema è la struttura di coordinamento. I circoli del PD sono utili, lavorano su base volontaria e organizzano il PD nel mondo. Credo si debba pensare a consolidare un Coordinamento che ruoti attorno alle rispettive figure di segreteria e di Responsabile italiani nel mondo e che preveda metodi di consultazione con le strutture dei territori e un raccordo con i gruppi parlamentari.

Il mandato come “servizio” e i servizi per svolgere il mandato

Mentre scrivo, in sede parlamentare siamo in fase di trasloco. Dobbiamo lasciare i nostri uffici e non sappiamo quando e come saremo nuovamente in grado di esercitare con dignità il nostro mandato. Potremo continuare a pensare e scrivere ma sarà sempre più difficile riunirsi, incontrare persone, parlare al telefono con un minimo di riservatezza.

E’ necessario sempre ricordare che l’incarico parlamentare è e deve essere svolto come “servizio”, ma è giusto sottolineare che tutti debbono essere messi in grado di svolgere questo compito con dignità. Mi tornano alla mente le tante critiche che puntualmente, nel corso della breve storia della nostra presenza in Parlamento, sono state rivolte al nostro lavoro. Fin dalle prime dichiarazioni in Parlamento, in pieno Governo Prodi, affermavo che l’impegno prioritario era il riconoscimento del principio di parità. In altre parole, ciascuno di noi deve godere di analoghi diritti e doveri indipendentemente dal paese di residenza. Esistono dei limiti all’esercizio di un diritto o di un dovere, è vero. Ma sono limiti ragionevoli, derivanti da logiche bilaterali o multilaterali o da accordi specifici o da “principi” legati alla residenza. La battaglia per estendere l’esenzione IMU sulla prima casa ai residenti all’estero, introdotta dal Governo Berlusconi, era di principio: affermare la parità di trattamento compromessa da una palese discriminazione.

Oggi ci viene chiesto, in un contesto politico ed economico di gravissime difficoltà, di rassegnarci ad un privilegio e diversificare il trattamento dei residenti all’estero. Il nostro dovere è fare ciò che è giusto e renderlo possibile attraverso il lavoro istituzionale e la mediazione politica. Lo abbiamo dimostrato con le detrazioni fiscali per carichi di famiglia, confermate definitivamente solo in area euro, che stiamo cercando di estendere al resto del mondo.

Il valore dei servizi per i connazionali

Non possiamo rinunciare ai servizi. La revisione della spesa ci ha consegnato per la prima volta una sostanziale riduzione dell’indennità di sede per la rete diplomatico-consolare nel mondo e ha mantenuto inalterato il quadro dei servizi consolari. Non siamo ancora riusciti ad invertire il trend negativo ma l’idea di aumentare il personale a contratto locale, la necessità che i contratti siano in regola e garantiscano il personale localmente assunto, la tutela dei diritti e delle prerogative sindacali, che non può essere compromessa da letture distorte delle norme approvate dal Parlamento, si sono fatte strada. Su queste basi si può costruire un diverso assetto dei servizi consolari, un assetto che tenga conto delle difficoltà finanziarie ma che non limiti i diritti delle nostre comunità. Ed abbiamo lavorato nella stessa ottica dei “servizi ai connazionali” sul fronte dei Patronati, convinti come siamo non solo della loro utilità ma della loro insostituibilità. Lo abbiamo fatto con tutto il Parlamento perché i servizi in campo sociale, pensionistico e previdenziale non sono temi che riguardino unicamente l’estero. Lo ricordo a chi pensa che un eventuale taglio possa colpire solo l’estero: l’affermazione del principio di parità si estende anche ai Patronati, che devono comunque garantire servizi anche ai residenti all’estero. Il dimezzamento del taglio ottenuto alla Camera è stato una buona premessa per l’ulteriore azione del Senato.

Aprire il cantiere delle riforme

E’ tempo ormai di riforme. Non se n’è realizzata nemmeno una, nonostante le tante proposte. Non parlo unicamente di Comites e Cgie, modificati da esigenze di bilancio piuttosto che per dare all’Italia strumenti efficienti di conoscenza, comprensione e analisi del mondo. Parlo di scuola e cultura, del museo delle migrazioni, del coordinamento dei ricercatori nel mondo, dello studio e analisi dei flussi migratori e di un vero piano per l’integrazione dei migranti in Italia. Su questi temi, nei prossimi mesi, si devono accendere i riflettori della politica. Nel tentativo di restituire centralità ad un movimento di persone nel mondo che riesca a coniugare elementi di politica internazionale ed europea con l’impegno per la pace, la democrazia e la solidarietà. (Marco Fedi* – Inform)

* Deputato del Pd eletto all’estero nella ripartizione dell’Africa, Asia, Oceania e Antartide

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