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Il Parlamento italiano da Firenze a Roma. Il ruolo delle assemblee elettive nella società che cambia. Discorso d’apertura della Presidente Elisabetta Casellati al convegno a Palazzo Vecchio a Firenze

SENATO DELLA REPUBBLICA

“Il decreto-legge, atto che nelle intenzioni dei costituenti deve avere natura eccezionale, è diventato lo strumento preferenziale per tradurre gli indirizzi politici di governo in norme legislative”

FIRENZE – La Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha aperto a Firenze il convegno sul ruolo del Parlamento e delle assemblee elettive nella storia del nostro Paese. “Un viaggio di un secolo e mezzo – ha esordito – che, dalla progressiva definizione del sistema parlamentare nell’Italia risorgimentale ci offre lo spunto per un ragionamento sulla natura della democrazia contemporanea in un mondo che muta rapidamente. Un mondo nel quale cambiano gli strumenti della rappresentanza e la qualità della partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico e ai processi democratici”.

Casellati si è poi interrogata sullo stato di salute del modello di “democrazia rappresentativa” che l’Assemblea costituente ci ha affidato come garante di un preciso patrimonio di valori, principi e diritti fondamentali. “Il modello, a livello nazionale, è incardinato nella centralità del Parlamento, simbolicamente collocato nella Costituzione prima di tutti gli altri organi costituzionali”.

“Se questa è la matrice dell’istituzione parlamentare come istituzione di garanzia di un intero quadro di valori costituzionali – ha proseguito Casellati -, i grandi cambiamenti del contesto politico, economico e sociale che hanno interessato il nostro Paese specialmente negli ultimi trent’anni hanno messo sotto forte pressione le nostre assemblee elettive. Penso alla crisi dei partiti, che ha inciso con forza sugli equilibri istituzionali nell’esercizio della funzione legislativa, di indirizzo e controllo. Penso al progressivo rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e alla richiesta di un’azione di governo più fluida ed efficace, che hanno determinato la progressiva marginalizzazione del Parlamento come sede di negoziazione legislativa. Ne sono testimonianza la forte riduzione della legislazione ordinaria d’iniziativa parlamentare e la sempre maggiore compressione dei tempi per la discussione dei provvedimenti, in Aula e nelle Commissioni”.

Secondo la presidente del Senato “l’esigenza di governare si è tradotta nell’urgenza di legiferare.E il decreto-legge, atto che nelle intenzioni dei costituenti deve avere natura eccezionale, è diventato lo strumento preferenziale per tradurre gli indirizzi politici di governo in norme legislative. I provvedimenti sono spesso semplicemente ‘ratificati’ dalle Camere, attraverso il ricorso a voti di fiducia che di fatto privano gli eletti del potere di incidere sul contenuto delle leggi. Una deviazione dai binari del giusto procedimento legislativo indicato dalla Costituzione, che rende urgente la domanda su come conciliare le esigenze di una democrazia moderna con la salvaguardia dei valori fondamentali della identità costituzionale.” (Inform)

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