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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano in audizione alla Commissione Esteri sulla Bicamerale per gli italiani nel mondo

CAMERA DEI DEPUTATI

ROMA – In Commissione Esteri alla Camera dei Deputati , nell’ambito dell’esame delle proposte di legge recanti l’istituzione di una Commissione parlamentare per le questioni degli italiani all’estero, si è svolta l’audizione del Ministro per il Sud e la coesione territoriale, Giuseppe Provenzano. Nell’introdurre i lavori il Presidente della Commissione ha ricordato come il Sud sia storicamente area di forte emigrazione, sia interna che esterna. Se da un lato però la nuova emigrazione continua ad impoverire la terra d’origine, venendo meno anche le rimesse che invece erano sostanziose in passato, dall’altro abbiamo rimesse di conoscenza e di know-how soprattutto da parte dei giovani nel campo delle start-up e della ricerca. “E’ sempre difficile parlare di emigrazione fuori dalla retorica, gli italiani hanno da sempre solcato i mari e attraversato le Alpi. La storia del mondo d’altronde è fatta da migrazioni, soprattutto con la curvatura della globalizzazione. L’emigrazione è oggi un fenomeno strutturale del nostro Paese ed è utile parlarne in un momento in cui sentiamo dire che l’emergenza nazionale è l’immigrazione quando in realtà è l’emigrazione”, ha spiegato Provenzano ricordando il paradosso tutto italiano di essere tra i Paesi più industrializzati al mondo che però ha raggiunto l’ottavo posto per incidenza emigratoria.

“Questo elemento vincola lo sviluppo del Paese ed è un dato sul quale dover riflettere così come la dinamica demografica che è altrettanto molto preoccupante, colpendo tutte le aree del Paese ma soprattutto il Sud passando dall’essere l’area più giovane e prolifica a quella in cui il tasso di natalità è tra i più bassi”, ha aggiunto Provenzano menzionando anche il fenomeno della duplice emigrazione dal Mezzogiorno: prima verso il Nord del Paese e poi da qui verso l’estero. “Il sistema di welfare e la stessa tenuta sociale del Paese risentono della somma di questi due problemi: l’emigrazione e la questione demografica. Superando ogni retorica la riduzione di questi flussi migratori non si fa per decreto ma riavviando i processi di sviluppo”, ha evidenziato Provenzano aggiungendo il problema della scarsa attrattiva dell’Italia. “Nel riequilibrare l’assetto del Paese il divario tra Nord e Sud è sicuramente un vincolo. Si tratta di equità territoriale, creando opportunità di lavoro e un sistema di servizi e vivibilità dei territori: anche queste carenze sono la causa della fuga all’estero”, ha sottolineato il Ministro parlando di un necessario Piano per il Sud che punti all’equità generazionale, al reinserimento abitativo e allo sviluppo. “Buona è stata la scelta di aver tenuto in considerazione anche chi è rientrato dall’estero nel reddito di emergenza – ha aggiunto Provenzano – perché per restare in Italia serve che ci siano delle condizioni adatte”.

La riflessione del Ministro si è indirizzata anche alla spreco di risorse, non solo economiche, nella formazione di tanti giovani che poi sono andati via per mancanza di futuro e di opportunità in Italia. Quindi con il decreto Rilancio si è cercato di porre un freno a questa emergenza, andando incontro alle richieste del mondo del lavoro e della ricerca. C’è un Fondo nazionale per l’innovazione che offre opportunità: queste riguardano progetti per lo sviluppo digitale e ambientale, in ambito infrastrutturale. Con il Ministro Manfredi c’è in cantiere la possibilità di costituire degli ecosistemi per l’innovazione soprattutto al Sud, una best practice per replicare anche con fondi europei quello che è stato fatto a San Giovanni a Teduccio, tra i quartieri più disagiati e difficili di Napoli, per l’inserimento nel mondo lavorativo. “Non mi piace la retorica dell’eccellenza che spesso fa rima con eccezione ma anche in Calabria attorno alle università è cresciuto un ecosistema virtuoso. Non possiamo rinunciare al patrimonio di giovani andati all’estero”, ha spiegato il Ministro parlando di potenziale altrimenti perso anche nello scacchiere del posizionamento internazionale dell’Italia che è un obiettivo da costruire anche attraverso le rappresentanze degli italiani all’estero: su tutti – ha ricordato Provenzano – Cgie, Camere di Commercio e mondo associativo. “Questa Commissione deve essere un punto di raccordo tra il Parlamento e tutte le entità impegnate in questo settore, ministeri compresi, anche alla luce della riduzione degli eletti all’estero: per questo è essenziale avere un punto di riferimento stabile in cui incontrarsi”, ha concluso Provenzano.

Il deputato Paolo Formentini (Lega) ha rilevato: “Il problema del Paese non è soltanto il Sud ma sta arretrando anche tutto il mondo produttivo del Nord per l’assenza di politiche industriali serie”.  Massimo Ungaro (IV), eletto nella ripartizione europa ha parlato di accelerazione dei tempi per l’istituzione della Commissione, ricordando la preoccupazione per la riduzione degli eletti e quella di una crisi che porterà ancora più forte l’emigrazione. “Appropriata l’iniziativa del Ministero per il Sud sulla Rete per i Talenti come tentativo di tessere queste relazioni con le nostre comunità nel mondo”, ha affermato Ungaro che vede nella precarietà giovanile un tema centrale per l’immediato futuro. “Gli italiani fuggono da un sistema fatto di stipendi greci e da tasse svedesi”, ha sottolineato Ungaro con un’iperbole utile però a far comprendere il dramma vissuto finora da chi è emigrato e che si accinge a vivere ulteriormente l’Italia nell’era post-Covid. Vito Comencini (Lega) citando lo studio Svimez ha ricordato come l’emigrazione sia cominciata con l’Unità d’Italia e proseguita in maniera inesorabile fino a interrompersi negli anni ’70 e ’80 grazie agli effetti del boom economico per poi riprendere alla fine degli anni ’90. “Come può l’Unione europea incidere sull’emigrazione del Sud? Mi riferisco all’agricoltura e alle regole svantaggiose dell’Ue”, ha lamentato Comencini.

Sempre per la Lega è intervenuto Alberto Ribolla che ha parlato dell’importanza  degli incentivi per gli italiani all’estero affinché ci siano dei rientri per far fronte allo spopolamento. Sul turismo al Sud, “principale fonte di reddito”, così l’ha definito Ribolla per il Mezzogiorno, lo stesso deputato leghista ha chiesto quale sia la posizione del Governo in merito alle problematiche burocratiche causate dall’eventuale obbligo di quarantena per chi proviene dall’estero. Replicando alla questione dei rientri, il Ministro ha di nuovo ribadito come questi non si facciano per decreto ma con misure volte allo sviluppo. “In particolare c’è una linea d’interventi al Sud attuata con fondi europei per finanziare i rientri per il settore della ricerca e svolta insieme al Ministero dell’Università. Abbiamo anche potenziato lo strumento Resto al Sud per il settore produttivo. Sul turismo non penso che sia la principale fonte di reddito – ha replicato a Ribolla – ma che ci siano anche altre risorse inespresse e ci sia bisogno di una forte industrializzazione moderna, avanzata, sostenibile e tecnologica. E’ vero che il turismo ha subito un contraccolpo in questo periodo perché ci sono territori legati a questo settore; ricordo però i fondi di coesione per il turismo e l’aver tentato di far coesistere il turismo con le maggiori cautele dettate dalla pandemia”, ha spiegato Provenzano ricordando come le misure adottate dall’Italia siano state ampiamente riconosciute ed apprezzate in ambito internazionale.

Sulla questione emigratoria in senso più ampio, il Ministro ha ricordato come su questo tema ci sia ancora poca conoscenza. “A differenza di quanto sostiene una certa politica il nostro Paese è molto più unito ed interdipendente nelle sue diverse aree e che proprio una causa dei problemi del Nord è da ricercare nella mancanza di investimento nella domanda interna, quindi verso altre aree dell’Italia”, ha rilevato Provenzano che ha apprezzato il quesito posto da Comencini sull’integrazione europea che ha di fatto avuto effetti diversi sul piano territoriale. Il Ministro ha sottolineato come, dopo la fine Prima Repubblica, lo smantellamento delle politiche industriali non vada attribuito all’Unione Europea ma alle nostre classi dirigenti.  “L’Ue – ha proseguito il Ministro – è stato l’unico ancoraggio stabile per le politiche di coesione e d’intervento al Sud; strumenti certamente insufficienti rispetto ad altri problemi come la mancata armonizzazione dei sistemi fiscali e la mancata adozione di stardard sociali comuni, il tutto accelerando le dinamiche negative della globalizzazione all’interno della stessa Unione. Il problema non è l’Eurozona in se stessa, ma l’Eurozona non dotata di politiche economiche e fiscali che favoriscano percorsi di convergenza”, ha concluso Provenzano auspicando che dai prossimi Consigli europei si possa già immaginare un’Europa diversa. (Inform)

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