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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio interviene su La7 a “L’aria che tira”

EMERGENZA CORONAVIRUS

Si è parlato della ripartenza del Paese dopo il 4 maggio e delle trattative europee sul Mes, recovery fund e Eurobond

ROMA – Il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è intervenuto a “L’aria che tira” su La7 per spiegare le strategie al vaglio del Governo in vista della graduale riapertura del Paese, a seguito della chiusura per l’emergenza coronavirus, e del passaggio all’attesa Fase 2 fissata a partire dal 4 maggio . “Siamo stati di parola perché il nostro obiettivo era quello di proteggere la salute degli italiani e gli sforzi stanno pagando. Ci sono segnali che fanno ben sperare e la data del 4 maggio è quella fissata per la ripartenza”, ha spiegato Di Maio evidenziando come tuttavia si tratti di una ripresa da compiere con la massima responsabilità, rimettendo in moto le attività produttive e consentendo alle persone di uscire, con le dovute precauzioni. E’ stato poi mostrato al Ministro un grafico che evidenzia un divario tra le varie regioni italiane, in fatto di decrescita dei contagi, e sarà questo un elemento da dover valutare con attenzione per capire se davvero si potrà riaprire in maniera omogenea sull’intero territorio nazionale. Ad esempio ci sono regioni come Umbria e Basilicata che al 21 aprile avevano un numero di contagi vicinissimo alla zero, quindi teoricamente già pronte per ripartire; altre, come Marche e Lombardia, con un livello ancora altissimo di contagi che, di questo passo, sarebbe del tutto azzerato soltanto a giugno inoltrato. Di fatto sarebbero solo Umbria, Basilicata, Molise, Sardegna, Sicilia e Calabria ad avere un livello azzerato di contagi già alla data del 4 maggio; altre, come il Lazio o la Campania, potrebbero  essere pronte all’appuntamento con la Fase 2 per metà maggio.

Il problema non sarebbe però soltanto interno e su base regionale, come ha spiegato Di Maio, ma riguarderebbe addirittura gli altri Stati a noi più prossimi in una visione di più ampio respiro europeo. “Sono ragionamenti che vengono fatti anche a livello europeo: se ci sono due Paesi confinanti, di cui uno sta riaprendo e l’altro è ancora in lockdown, c’è il rischio di spostamenti verso quello Stato per svolgere attività economiche e questo può portare a un contagio di ritorno. Questo discorso vale anche per le nostre regioni”, ha puntualizzato Di Maio ricordando come sia responsabilità del Governo ascoltare Regioni e Comuni ragionando però sempre in un’ottica sistemica e interconnessa. “Ci sono stati Paesi nel mondo che per la fretta di riaprire sono ricaduti nei contagi e ora si trovano nuovamente in lockdown”, ha aggiunto il Ministro sottolineando proprio questo legame tra volontà di ripartire e rischio di ricaduta e come, non a caso, purtroppo il più alto numero di contagi e decessi in Italia ci sia stato finora proprio nella Regione maggiormente trainante dal punto di vista produttivo, ossia la Lombardia.

La situazione è incandescente a livello internazionale: da una parte la Cina che aiuta, come nel caso dell’Italia con l’invio di materiale sanitario e di team medici; dall’altra gli Usa, con Donald Trump in testa, che accusano senza mezzi termini la Cina per aver nascosto le informazioni sul virus. Critiche alla Cina vengono però anche dall’Italia.  “L’Italia ha garantito in questa pandemia la massima trasparenza, anche come numero di tamponi effettuati per capire l’evolversi del contagio; abbiamo altresì sempre chiesto alle autorità internazionali la massima trasparenza. E’ surreale che io stesso, in questo periodo, sia messo sotto d’accusa perché, come Ministro degli Esteri, ho lavorato affinché arrivassero aiuti da tutto il mondo e quindi anche dalla Cina. Parliamo di una mole di 50 milioni di mascherine da tutto il mondo, poi sono arrivati anche i ventilatori polmonari; però è un film tutto italiano il concetto che stiamo cambiando le alleanze sulla base del Paese di maggior provenienza degli aiuti”, ha spiegato Di Maio. Viene domandato al Ministro se l’Italia sia realmente il Paese più filocinese del mondo in questo momento. “I nostri alleati sono nell’Unione europea e nella Nato, ma allo stesso tempo siamo da sempre un ponte tra occidente ed oriente”, ha precisato il Ministro parlando poi della questione mascherine da rendere disponibili a quanti più cittadini in vita della Fase 2.

“Finché non ci sarà una cura dovremo tenere delle regole di comportamento che prima non avevamo. Mascherine, guanti e disinfettanti sono elementi che dovranno accompagnarci nella nuova fase: se da un lato non possiamo pensare che tutto debba essere gratis, non possiamo però neanche accettare le speculazioni economiche di quanti si stanno approfittando di questo momento. Lo Stato dovrà vigilare su questo e quanto più materiale si potrà distribuire tanto più sarà un qualcosa di positivo per la salute dei cittadini”, ha aggiunto Di Maio incalzato sulla tenuta del Governo partendo proprio da una sua frase rilasciata alcuni giorni fa. Quel “dobbiamo stare tutti con Conte” fa trapelare attriti nel Governo. “Citando una metafora calcistica, qui c’è un capitano della squadra (Conte, ndr) che nella trattativa europea delle prossime settimane deve calciare il rigore decisivo per la nazionale e ha bisogno del sostegno di tutti”, ha spiegato il Ministro, convinto della durata dell’esecutivo guidato da Conte. Viene incalzato nuovamente, stavolta sui 37 miliardi senza condizione del Mes auspicati a sinistra da Prodi e Renzi. “L’Unione europea ha fatto passi in avanti: è stato creato il fondo da 100 miliardi per la cassa integrazione, la linea di credito da 200 miliardi della Bei, è stato sospeso il patto di stabilità. Per dare idea dell’accordo europeo di cui si sta discutendo, che spero possa essere raggiunto sui recovery fund o sugli Eurobond, esso vale 1500 miliardi mentre qui si continua a dibattere di 37 miliardi. Dobbiamo ambire al miglior accordo possibile, quello che può valere tra i 1000 ed i 1500 miliardi”, ha rilevato  Di Maio che viene chiamato a esprimere un parere anche sulla figura del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ammettendo il grave errore quando ebbe a parlare di “impeachment” per il Capo dello Stato. “Da quell’errore ho rafforzato il mio senso istituzionale anche rispetto al ruolo del Presidente della Repubblica. La sua credibilità è stata fondamentale in questa difficile fase di trattative europee”, ha precisato il Ministro che, sul taglio degli stipendi ai parlamentari per contribuire all’economia in tempo di crisi, ha rimarcato come ad oggi soltanto nel Movimento 5 Stelle questa sia ormai una prassi consolidata. “Siamo arrivati a oltre 100 milioni di euro in stipendi tagliati da parte dei parlamentari M5S; dovrebbero farlo tutti gli altri partiti”, ha concluso Di Maio. (Inform)

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