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Il ministro Dario Franceschini è intervenuto ieri ad un incontro per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta: “con Dante l’Italia ha riscoperto il senso di comunità”

MINISTERO DELLA CULTURA

ROMA – Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, intervenendo all’incontro organizzato presso la Casa di Dante in Roma in occasione dei 700 anni dalla morte del Poeta, ha ricordato come la legge sui grandi anniversari, approvata dal Parlamento con largo anticipo, abbia consentito “di organizzare per i settecento anni dalla morte di Dante eventi importanti, gestiti dal Comitato per le celebrazioni dantesche, che culmineranno con la mostra ‘Inferno’ che aprirà il 15 di ottobre alle Scuderie del Quirinale”.

“In questo anno, la cosa che mi ha stupito di più – ha proseguito Franceschini – è che oltre agli eventi organizzati e previsti si sono aggiunte centinaia e centinaia di iniziative spontanee promosse da Comuni, artisti e associazioni private: questo fiorire di iniziative è stato un grande abbraccio identitario del Paese al Sommo Poeta”.

“Credo che questa grande partecipazione abbia coinciso anche con la fase della pandemia: in un momento così forte di sbandamento, tra tante cose negative, abbiamo riscoperto un senso di comunità e in qualche modo questa riscoperta identitaria del Paese si è concretizzata intorno alla figura di Dante non in modo retorico, ma come padre della Patria, e non solo come padre della lingua italiana – ha proseguito il Ministro.

“È per questo che il Paese si è stretto in un abbraccio e ha dato vita ad un fiorire di manifestazioni spontanee, anche perché non c’è località italiana che non abbia una strada, una piazza, un luogo legato al ricordo di Dante. Dante – ribadisce – è sicuramente la più forte componente identitaria che il Paese ha dentro di sé, consapevolmente o inconsapevolmente”.

“Dante in qualche modo ci ha indicato la strada. Nei giorni della pandemia – ha concluso Franceschini – tante volte è stata citata la frase che conclude l’Inferno ‘E quindi uscimmo a riveder le stelle’ e mai come ora l’auspicio non può che essere che questo”. (Inform)

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