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“Il loro destino stava in Brasile”: il 6 maggio a Soverzene la  presentazione del libro dell’Associazione Bellunesi nel Mondo

ASSOCIAZIONI

 

BELLUNO – Brasile: il “sogno americano” dei bellunesi. Anzi, il sogno “mericano”, come chiamavano il Nuovo Mondo quei contadini partiti in massa dalle nostre terre alla fine dell’Ottocento. Ad attrarli speranze e desideri, prospettive e illusioni, spesso spacciate a caro prezzo da agenti di emigrazione senza scrupoli. Si vende tutto e si va, verso l’ignoto.

Verso una calamita chiamata Sud America, all’inseguimento di un mito, quella terra promessa – simbolica e materiale – dove costruire una nuova vita, lontano dalle difficoltà e dalle magre prospettive del Bellunese. Dove costruire città i cui nomi ricordino i paesini delle proprie radici.

Cose ne è stato di quelle centinaia, migliaia, di uomini e donne, vecchi e bambini salpati sui piroscafi da Genova, da Marsiglia, da Le Havre e approdati a Rio de Janeiro, a San Paolo, a Santos, a Bahia? Le promesse che li attendevano sono state mantenute? Ce l’hanno fatta? Le attese sono state ripagate?

A ricordare le loro vite, le loro piccole grandi gesta, ci pensa il libro “Il loro destino stava in Brasile” (Bellunesi nel mondo – Edizioni), a cura di Luisa Carniel, insegnante feltrina consigliere dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.

Una raccolta di quasi un centinaio di storie di bellunesi nel Paese verde-oro. Un racconto intriso di quotidianità in bilico tra ordinario e straordinario. Un mosaico di biografie che si snoda tra sacrifici, delusioni, rivincite e successi per comporre il quadro della grande epopea migratoria che nei secoli scorsi ha segnato in profondità la provincia di Belluno.

Un’epopea ben visibile ancora oggi in tanti elementi: dal dialetto veneto – il taliàn – parlato dai discendenti dei primi emigranti, alle tradizioni conservate fino ai giorni nostri e rivissute con un misto di folclore e rispetto sacro per le origini. Un ponte tra mondi testimoniato anche da un semplice dato: i bellunesi in Brasile (iscritti all’Aire) sono attualmente oltre 17.800, una cifra che fa della terra del calcio e della samba la principale seconda patria dei bellunesi nel mondo. Molti di più, poi, sono gli oriundi non cittadini italiani, nelle cui vene scorre comunque sangue dolomitico.

Di tutto questo parla il libro. Di gente sconosciuta e – finora – senza voce. Di saghe famigliari, di ambizioni, rassegnazioni, sofferenze e azioni che, pur senza il clamore delle cronache, risultano a ben vedere azioni eroiche. Parla di destini. Ma non da attendere, da andare a costruire là dove si è potuto, là dove c’era un’occasione, fosse anche necessario arrivare dall’altra parte del mondo.

Il volume verrà presentato venerdì 6 maggio a Soverzene. Appuntamento alle 18:00 al Salone culturale (Via Val Gallina 12/D).

Oltre all’autrice, interverranno Gianni Burigo, Sindaco di Soverzene, Fernando De Faveri Marcelino, Sindaco di Cocal do Sul (comune dello Stato di Santa Catarina con cui Soverzene ha stretto un patto di amicizia), Patrizia Burigo, Presidente del Comitato di gestione della Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, Gioachino Bratti, Presidente onorario dell’Abm.

La presentazione sarà anche trasmessa in diretta sul canale YouTube e sulla pagina Facebook dell’Associazione Bellunesi nel Mondo. (Inform)

 

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