direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il dibattito sulle proposte di riforma di Comites e Cgie

CGIE – ASSEMBLEA PLENARIA

Le proposte di articolati elaborati dal vice segretario del Cgie, Silvana Mangione 

 

Tra i punti di discussione richiamati dai consiglieri, natura e ruolo del Cgie, rappresentatività ed elettività dello stesso, apertura alle nuove mobilità, pari opportunità. Lunga discussione sui consiglieri di nomina governativa designati dai partiti che vengono ridotti a 3, mentre 2 vengono affidati alla designazione di Regioni, Province autonome e Anci. Gli articolati di riforma approvati uno all’unanimità (Cgie) e uno con un astenuto (Comites)

 

ROMA – Dopo il saluto del direttore generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche migratorie del Maeci, Luigi Maria Vignali, il segretario generale del Cgie, Michele Schiavone, è entrato nel vivo della prima mattinata di lavori della plenaria del Consiglio generale tornando sulla riforma degli organismi di rappresentanza. Schiavone ha chiarito in particolare come le proposte in discussione, curate, redatte ed illustrate alla plenaria dal vice segretario Silvana Mangione, costituiscano un ripensamento di funzioni e natura di Comites e Cgie, dello “strumento che deve fare in modo che i connazionali all’estero si sentano tutelati nelle loro istanze, ma nello stesso tempo protagonisti di un rinnovato legame con l’Italia”, precisando come tali organismi debbano essere intesi quali punti di riferimento da parte di questi ultimi.

Si è aperta quindi una discussione generale sui due articolati di riforma. Primo ad intervenire Luigi Papais (Ucemi) che ha rilevato come la situazione politica italiana sia nuovamente cambiata rispetto a quella della passata plenaria di marzo, con le novità introdotte dalla nuova legge elettorale – contestata in particolare la possibilità in essa prevista che anche i residenti in Italia possano presentare la propria candidatura nella circoscrizione Estero. Considerando i possibili effetti che tale legge potrà determinare nella prossima consultazione elettorale, ormai molto vicina nel tempo, Papais ritiene opportuno sospendere la discussione sul tema per riprenderla alla luce degli sviluppi futuri. Il segretario generale precisa però come la riforma di Comites e Cgie sia un “bisogno antico” e come sia emersa perentoriamente la necessità di tenere insieme i tre livelli di rappresentanza – Comites, Cgie, parlamentari; – “dobbiamo avere la forza e il coraggio – rileva Schiavone – di chiudere l’argomento”. Più tempo per esaminare le proposte prima di procedere con la votazione è la richiesta formulata da Norberto Lombardi (Pd), richiesta che trova d’accordo Rodolfo Ricci (Filef) che precisa però come a suo avviso debba essere chiarito meglio nel testo l’articolo 1 relativo alla definizione e al ruolo del Cgie, rafforzando il richiamo alla rappresentanza che tale organismo svolge delle collettività e correggendo termini che potrebbero sminuire tale sua natura. Ricci ritiene inoltre debba essere precisato il ruolo “dialettico” che il Cgie può svolgere sui temi che riguardano i problemi della comunità italiane all’estero. Teme un possibile “ingessamento” del percorso di riforma sino a qui compiuto Paolo Da Costa (Svizzera) che ritiene esso debba procedere indipendentemente dalle novità introdotte con la legge elettorale. Da Costa sollecita quindi l’approvazione di un un documento il più possibile condiviso per passare ad affrontare altri urgenti problemi come quello della rappresentanza territoriale dei consiglieri, ridotti nel loro numero – per quanto riguarda quelli di provenienza territoriale – da 65 a 43 con un recente intervento normativo e su cui ritiene debba essere “indicata almeno una soluzione correttiva già da questa plenaria”.

Per una riflessione più approfondita e lunga sulla bozza di riforma è anche Luca Tagliaretti (Ncd), che si sofferma sulla questione della residenza dei membri dei Comites – nella bozza di riforma si indica il trasferimento di residenza fisica per un periodo superiore a tre mesi motivo di decadenza dalla carica di consigliere del Comites, – ritiene debba essere inserita la possibilità per i presidenti dei Comites di avere accesso alle liste dei connazionali residenti nella circoscrizione consolare, fatti salvi i vincoli di privacy, per svolgere attività informativa e non condivide, nella proposta relativa al Cgie, che i consiglieri di nomina governativa debbano risiedere in Italia. Altro motivo di perplessità, sempre nella bozza relativa al Cgie, è la designazione dei 4 consiglieri di nomina governativa, prima effettuata tenendo conto dei partiti politici più rappresentativi, da parte di Regioni, Province autonome e Anci. Per Tagliaretti, infatti, attraverso tali numeri si potrebbe affrontare parte della questione già richiamata dei territori non rappresentanti dai 43 consiglieri oggi presenti nella composizione del Cgie.

Schiavone e Mangione, in qualità di relatrice degli articolati proposti, ricordano come l’esperienza passata abbia dimostrato l’opportunità della residenza in Italia dei consiglieri di nomina governativa, perchè possono in questo modo partecipare a riunioni o incontri di natura istituzionale o politica anche organizzati a breve termine. Viene inoltre ribadita la diversa funzione svolta dai consiglieri di nomina governativa rispetto a quelli di provenienza territoriale. Il vice segretario conviene però sul fatto di non indicare il requisito di residenza in Italia indispensabile per il consigliere designato dalla Federazione unitaria della stampa italiana all’estero, per la natura stessa del suo incarico.

Soddisfatta delle proposte Maria Chiara Prodi (Francia), che apprezza lo spazio alla nuova emigrazione previsto dalla riforma dei Comites (un articolo prevede la possibilità di affiliazione al Comites di cittadini italiani della nuova emigrazione anche se non in possesso dei requisiti per la candidabilità) e il richiamo a liste elettorali che garantiscano pari opportunità. Prodi ritiene però necessario intervenire sulla rappresentanza territoriale dei consiglieri del Cgie, vista la situazione determinatasi con la riduzione di questi ultimi.

Mariana Gazzola (Argentina) ritiene opportuno votare e concludere l’iter avviato, pur precisando meglio l’indicazione della natura del Cgie, come chiesto da Ricci, e ribadisce la sua contrarietà alla riduzione del numero dei consiglieri del Cgie che ritiene dovrebbe essere riportato a 65.

Sui problemi sorti a seguito della riduzione si dice ben consapevole anche Silvana Mangione, che annuncia un’apposita discussione sulla questione, successiva però all’assetto complessivo delle proposte di riforma e alla votazione sulle stesse.

Di seguito anche l’intervento di Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, che sottolinea come la scelta dell’articolato di proposta di riforma richieda una discussione molto approfondita da parte del Cgie. Egli ritiene inoltre inopportuno che il documento di accompagnamento alla proposta di riforma menzioni la legge elettorale, perchè crede sia controproducente per una discussione “serena, aperta e critica” su tale legge e che, a suo dire, non deve influenzare le proposte di riforma di Comites e Cgie. L’auspicio di Fedi è quello dell’approvazione di un articolato che possa trovare “il massimo consenso tra voi”, anche se ricorda come vi siano “difficoltà oggettive” al fatto che tale provvedimento possa essere approvato entro la fine di questa legislatura. Fedi invita inoltre il Cgie ad avere un rapporto “più organico con i parlamentari”, specie in merito a questioni importanti e sempre più imminenti come il voto all’estero. Per l’esponente democratico non è più possibile ora ridiscutere l’impianto della riforma elettorale, ma invita a “fare del nostro meglio” in vista del provvedimento che verrà emesso per lo svolgimento delle consultazioni all’estero.

Esprime soddisfazione per la designazione di 4 consiglieri di nomina governativa attribuita nella bozza di riforma del Cgie a Regioni, Province autonome e Anci Luigi Scaglione, del Consiglio regionale della Basilicata, che lo ritiene un “riconoscimento ufficiale e operativo dei rappresentanti delle Regioni” all’interno del lavoro del Cgie e nei rapporti con i connazionali residenti all’estero, mentre Francesco Papandrea (Australia) si dice dipiaciuto per il mancato ruolo di leadership che a suo avviso il Cgie non ha assunto nell’ambito della proposta di riforma, anche se annuncia il suo voto favorevole per spirito di “pragmatismo” e per la conclusione del lungo lavoro avviato. Papandrea ritiene infatti che il Cgie avrebbe potuto approfondire l’analisi con uno sguardo di insieme sull’organismo. Egli aggiunge inoltre di condividere la necessità di una riflessione sulla rappresentanza territoriale dei consiglieri e suggerisce di considerare anche l’opportunità di mettere un limite massimo alla rappresentanza di singoli Paesi. Infine, ricorda la sua contrarietà alla presenza in seno al Cgie dei consiglieri di nomina governativa, anche se previsti dalla bozza proposta e non condivide la premessa del documento di accompagnamento richiamata anche da Fedi. Auspica una rapida approvazione delle proposte anche Riccardo Pinna (SudAfrica) che chiede di non stravolgere i suggerimenti formulati dalle collettività e di essere pragmatici, mentre Enrico Musella (Francia) ribadisce come la legge in vigore su Comites e Cgie sia una buona legge. “Se però dobbiamo riformare facciamolo subito per restituire a Comites e Cgie la loro piena funzionalità – ribadisce Musella, che ritiene non opportuno imporre troppi vincoli ai meccanismi di cooptazione e sull’incandidabilità, come quella indicata tra presidenti di Comites e i consiglieri del Cgie.

Osservazioni di natura stilistica su funzionalità e definizioni del Cgie anche quelle avanzate da Fabrizio Benvignati (Acli) che chiede di sottolineare meglio il carattere elettivo e di rappresentanza del Cgie, specificare gli interlocutori principali e non usare termini che potrebbero sminuire il ruolo dell’organismo, mentre Giangi Cretti (Fusie) esprime perplessità sulle distinzioni emerse tra consiglieri di nomina governativa e di provenienza territoriale, a meno che non si riferiscano al diverso ruolo che ad essi compete, e chiede se l’articolato verrà presentato al Governo oppure ai Parlamentari. Da Tony Mazzaro (Germania) un richiamo all’importanza delle collettività presenti all’estero per l’Italia, mentre Aniello Gargiulo (Cile) auspica la conclusione di questo lavoro di proposte, perchè crede che siano state considerati tutti i suggerimenti e le precisazioni, che il ruolo del Cgie sia stato precisato in modo ampio e i Comites sostenuti ad uscire dai loro territori più tradizionali. Anche per Gian Luigi Ferretti (Maie) è il momento di concludere la discussione, anche se si chiede quale uso verrà fatto delle proposte, mentre Luigi Billé (Regno Unito) chiede si aggiunga di considerare negli studi e ricerche cui il Cgie può essere coinvolto anche il monitoraggio dei contributo economico apportato al Pil italiano dai residenti all’estero. Infine, Silvia Alciati (Brasile) ribadisce come impegno del Cgie sia stato fornire proposte migliorative e un arricchimento dell’attuale assetto di Comites e Cgie e non stravolgere l’esistente o pensare ad un modello nuovo di rappresentanza. Alciati ritiene però auspicabile inserire un riferimento in più sulle modalità di accreditamento di Comites e Cgie presso le autorità dei Paesi ospitanti, modalità che però Silvana Mangione sottolinea sono già ampiamente indicate nella proposta all’esame e spesso legate più alla persona che alla norma di legge vera e propria.

Chiede più tempo per riflettere sulle proposte, almeno fino a venerdì anche Gian Luca Lodetti (Cisl).

Sul primo articolo che precisa natura e finalità del Cgie si dichiara disponibile ad intervenire Silvana Mangione, tenendo conto delle osservazioni emerse, così come sull’inserimento del monitoraggio del contributo al Pil. Nel documento di accompagnamento verrà invece aggiunto il richiamo all’importanza di mantenere i diversi livelli di rappresentanza – Comites, Cgie, Parlamentari, mentre viene accolto anche il suggerimento di inserire nell’articolo che prevede l’istituzione della Conferenza permanente tra Stato, Regioni, Province autonome, Anci, Upi e Cgie, tra i componenti il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Mangione ribadisce come non possa essere accolta invece l’osservazione sull’incompatibilità tra presidenti di Comites e Cgie, ricordando però come altri membri dei Comites possono essere eletti consiglieri del Cgie. Limiti meno stringenti vengono accordati invece per la cooptazione dei membri stranieri di origine italiana nei Comites.

Una lunga discussione si apre infine sui consiglieri di nomina governativa prima designati dai partiti – 4- e la cui designazione la proposta di riforma assegna ora a Regioni, Province autonome ed Anci. È in primis Norberto Lombardi (Pd) a ribadire la sua perplessità sul punto, ricordando come la bozza approvata a marzo non recasse tale modifica. Anche Fedi ritiene necessario un approfondimento sulla questione e ritiene che il Cgie dovrebbe invece sollecitare una presenza qualificata dai rappresentanti di partiti nel Consiglio generale. Dopo l’ascolto di proposte di diverso tipo l’assemblea conviene sul fatto di rivedere la suddivisione dei consiglieri di nomina governativa, riducendo a 3 i consiglieri designati dai partiti di maggiore rappresentanza nel parlamento italiano, prevedendone 2 designati da Regioni, Province autonome ed Anci e eliminando quello designato dalla Federazione nazionale della Stampa.

Nel corso del pomeriggio viene approvato l’articolato di riforma del Cgie, all’unanimità. e del Comites – con un astenuto. (Viviana Pansa – Inform)

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