INTERNAZIONALIZZAZIONE
Interventi di parlamentari, rappresentanti di imprese, di istituzioni pubbliche e di promozione, del mondo della finanza, delle collettività e delle amministrazioni centrali arricchiscono il confronto sul contributo degli italiani all’estero all’internazionalizzazione del Paese. Tra gli eletti all’estero intervengono Francesco Giacobbe e Marco Fedi (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) e Francesca La Marca (ripartizione America settentrionale e centrale). Per il Mae il direttore generale per la Promozione del Sistema Paese, Andrea Meloni
ROMA – Molti i rappresentanti di imprese, istituzioni pubbliche e di promozione, della finanza, delle comunità e delle amministrazioni nazionali che sono intervenuti ieri al seminario “Una promozione diversa per un’Italia diversa: il contributo delle comunità all’estero per lo sviluppo dell’impresa dall’Italia al mondo” organizzato a Montecitorio dal Comitato per gli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati e Assocamerestero.
Ad evidenziare il valore del marchio made in Italy la relazione di Carlo Alberto Pratesi, docente di marketing all’Università di Roma Tre, che si è soffermato su come è cambiato il concetto di prodotto italiano, sui destinatari e artefici di questo prodotto e anche sul fenomeno denominato “italian sounding”, il richiamo a marchi italiani molto conosciuti da parte di aziende e prodotti che poco hanno a che fare con il nostro Paese, un fenomeno a cui da tempo si cerca di porre un argine ma che Pratesi suggerisce potrebbe rappresentare anche “un’opportunità” per il ritorno pubblicitario che potrebbe avere nei confronti di prodotti originali italiani e più in generale per il made in Italy. Il docente suggerisce, per un ripensamento della promozione del prodotto italiano all’estero, un più largo utilizzo dei mezzi digitali, maggiore flessibilità ed adattamento ai diversi mercati locali, il passaggio dal made in Italy al made by Italy e un coinvolgimento dei connazionali all’estero.
Tra i parlamentari eletti all’estero segnaliamo invece l’intervento di Francesco Giacobbe, senatore eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, che sollecita il passaggio dalle parole ai fatti: “si continua a dire che gli italiani all’estero sono una risorsa per l’Italia ma questa frase non viene mai riempita di contenuti – afferma il parlamentare, richiamando il ruolo svolto dai connazionali nel tessuto economico in cui operano, ruolo che può giovare al supporto per l’ingresso di aziende italiane in quegli stessi mercati. I residenti all’estero sono poi importanti consumatori del made in Italy ma anche distributori – evidenzia Giacobbe, che sollecita il Governo italiano a migliorare il supporto alle pmi che vogliono accedere ai mercati esteri – impegno che lo stesso parlamentare spiega di aver messo in atto coinvolgendo associazioni professionali e di categoria, – una razionalizzazione delle risorse destinate all’internazionalizzazione, da conseguire riservando uno sguardo privilegiato alle pmi e a mercati “che non possiamo ignorare”, come quello cinese, e osservando i risultati raggiunti da specifiche iniziative. Il deputato Marco Fedi (Pd – ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) suggerisce l’elaborazione di un atto di indirizzo al Governo con le proposte formulate nel corso del seminario e di “un piano di riforma complessivo che riguardi tutto il settore della promozione”, riforma necessaria anche alla luce della carenza di risorse. “Se continuiamo a rosicchiare risorse a tutti gli enti di promozione, al Mae, etc. corriamo il rischio che senza un ripensamento complessivo il sistema crolli – avverte Fedi, richiamando anche la necessità di collegare lo sviluppo economico con la ricerca e l’innovazione e dunque con la presenza italiana all’estero che opera su questo fronte, e quella di contrastare decisamente l’italian sounding, perché – rileva – la nostra forza di penetrazione sui mercati esteri è data dall’investimento sulla qualità. Richiama l’esempio di attrazione dei capitali stranieri e di sviluppo economico rappresentato del Canada la deputata Francesca La Marca (Pd – ripartizione America settentrionale e centrale), “un Paese – dice – la cui crescita economica è stabile e in cui crescono gli stessi investimenti italiani”. “Il Canada – aggiunge – dinnanzi alla crisi economica non ha chiuso le porte all’immigrazione, ritenendola importante per l’apporto di capitale umano”. La parlamentare richiama anche come sia importante per la prima presa di contatti di aziende straniere interessate ad investire in quel Paese l’attività delle ambasciate e sottolinea come la collettività italiana in loco possa costituire “un trampolino di lancio” per l’allargamento della presenza delle nostre imprese. Ricordato infine l’emendamento da lei stessa presentato e approvato nell’ambito del piano “Destinazione Italia” che prevede il coinvolgimento, ove possibile, delle comunità italiane e delle loro legittime rappresentanze nelle azioni di promozione realizzate dalle istituzioni pubbliche.
Sono intervenuti poi i parlamentari Colomba Mongiello (Pd), deputata della Commissione Agricoltura, che ha ribadito l’impegno del Parlamento italiano contro l’italian sounding, con l’istituzione di un’apposita Commissione anticontraffazione, “un giro d’affari – ha detto – che possiamo paragonare ad una legge di stabilità e che dobbiamo recuperare”; Ignazio Abrignani (Fi), vice presidente della Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati, che ha sottolineato la necessità di una sinergia fra soggetti che operano nel campo dell’internazionalizzazione e di riportare tale strategia a livello centrale, per non disperdere gli sforzi in mille iniziative slegate l’una dall’alta; la deputata Paola De Micheli (Pd) che rimarca la diversità dei mercati e delle collettività, caratteristiche che devono essere tenute in conto per una promozione intelligente ed efficace e che spesso vengono colte consultando enti come le Camere di commercio nell’esercizio del loro indispensabile ruolo di “selezione e segnalazione” delle opportunità nei Paesi in cui si trovano. De Micheli richiama poi l’importanza degli Accordi di libero scambio recentemente conclusi dall’Unione Europea o in fase di trattazione, come quello con gli Stati Uniti, accordi per cui sollecita il Governo ad intervenire al fine di assicurare la tutela della specificità di alcune nostre filiere, come l’agro-alimentare. Infine, la deputata Emma Petitti (Pd) evidenzia l’importanza del settore turistico per la ripresa dell’Italia e per le ricadute di tipo economico, un settore la cui promozione ritiene dovrebbe essere coordinata a livello centrale da una nuova Agenzia Nazionale del Turismo e su cui si attendono benefici dal recente decreto “Cultura” approvato dal Consiglio dei Ministri.
Sono intervenuti anche Annalisa Bisson, coordinatrice missioni internazionali di Confindustria, che ribadisce il suo impegno a fianco delle pmi, che sono la parte più rilevante del tessuto produttivo italiano, annuncia una campagna di informazione contro l’italian sounding e richiama l’importanza dei connazionali quali “antenne interessanti per le professionalità acquisite e per conoscere le caratteristiche di aree di mercato meno note”; Alberto Bombassei, già vice presidente di Confindustria oggi deputato di Scelta Civica, che segnala la necessità di intervenire sui soggetti di promozione dell’Italia all’estero con una sorta di “revisione”, perché riscontra “una dispendiosa sovrapposizione di interessi”, ritiene più opportuno concentrate la promozione “non sugli italiani all’estero, che già conoscono i nostri prodotti, ma su tutti gli altri” e proseguire con l’esportazione di prodotti di qualità, esportazione cui già concorrono – rileva – le stesse pmi; Antonello Ciambriello, responsabile ufficio politiche di internazionalizzazione di Confcooperative, che condivide l’invito di Bombassei alla razionalizzazione e, a proposito di italiani all’estero, segnala la necessità di individuare “partner e non consulenti”; Giandomenico Consalvo della giunta esecutiva di Confagricoltura che invece condivide l’idea di “fare rete” con i numerosi connazionali residenti all’estero e richiama l’importanza di Expo 2015 per il rilancio del made in Italy; Marcello Sala, vice presidente esecutivo di Intesa Sanpaolo, che afferma come anche Intesa Sanpaolo si senta parte del sistema Italia a sostegno dell’internazionalizzazione e ricorda come il modo di “fare banca” italiano sia un modello apprezzato all’estero; Andrea Babbi, direttore generale di Enit, che illustra lo sforzo di razionalizzazione interno operato dall’ente, un’iniziativa di campagna promozionale copyleft dell’Italia quale meta turistica e il sostegno prestato alla rete diplomatica per il rilascio dei visti; Massimo D’Aiuto, amministratore delegato di Simest spa, che illustra il supporto dato all’internazionalizzazione delle aziende, anche nella “Vecchia Europa”, e al loro rafforzamento, condizione spesso preliminare per una proiezione estera; Fabio D’Onofrio, responsabile area internazionalizzazione delle imprese di Confesercenti – Rete imprese Italia, che suggerisce l’istituzione di un tavolo per discutere e approfondire in modo sistematico le tematiche richiamate, specie quelle relative alle pmi; Antonino Mafodda, responsabile programmazione promozionale dell’Agenzia Ice, che sottolinea come il maggior sforzo dell’Agenzia sia concentrato sui nuovi mercati e a sostegno delle pmi, in una “sinergia di funzionamento” con la rete consolare alla quale i 61 uffici Ice sono nella maggior parte accorpati; Cesare Puccioni di Federchimica che sottolinea la necessità di riforme – in primo luogo di burocrazia e tempi della giustizia – per attrarre investimenti esteri in Italia e garantire la stessa sopravvivenza del tessuto industriale del Paese; Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, che evidenzia la necessità di “fare sistema” ma in un quadro articolato di politica industriale elaborato per il nostro Paese; Mirko Tavoni, presidente del Consorzio Icon, che richiama quanto emerso nel corso dei lavori del seminario sulla promozione della lingua italiana organizzato martedì scorso a Palazzo San Macuto (vedi http://comunicazioneinform.it/alla-camera-il-seminario-litaliano-come-risorsa-per-il-sistema-italia-idee-e-sinergie-per-il-futuro/ ), sottolinea l’importanza dell’apprezzamento della cultura italiana anche per le possibili ricadute economiche e sollecita anche i privati a sostenere la diffusione della nostra lingua; il consigliere del Cgie, Mario Bosio, che segnala come vi sia una presenza articolata di collettività di connazionali in vecchi e nuovi Paesi di emigrazione, “multiforme realtà e grande ricchezza – dice – che sarebbe opportuno valorizzare”, comprendendone il contributo per l’internazionalizzazione a fianco della rete consolare. Essi potrebbero infatti affiancare la rete “sotto il profilo pratico ed operativo” per l’individuazione di opportunità e il sostegno alle imprese, specie per l’inserimento nei mercati dei territori di residenza delle aziende di dimensioni più ridotte e per dare un contributo di conoscenza in aree particolari.
Infine, Francesco D’Onofrio, vice presidente InArch, segnala come la fama di importanti architetti italiani abbia contribuito anche all’export delle aziende italiane all’estero, annunciando la costituzione di una banca dati degli studi di progettazione italiani attivi nel mondo e che portano con sé spesso prodotti e aziende della filiera italiana delle costruzioni, mentre Stefania Mancone, responsabile ufficio relazioni internazionali di Legacoop, rileva come in un periodo di crisi sia necessario mettere in atto una sinergia che produca un nuovo sistema di promozione verso l’estero, impegno cui auspica possa intervenire la cabina di regia per l’internazionalizzazione che dovrebbe – ritiene – essere convocata con più assiduità e magari su temi specifici.
Giuseppe Tripoli, direttore generale per le Politiche dell’internazionalizzazione e la Promozione degli scambi al Ministero dello Sviluppo economico, ha segnalato come alla luce delle riflessioni del pomeriggio emerga la necessità di “rinnovare la nostra tradizione”, fatta di scambi commerciali, “all’interno dei nuovi flussi che migrano nel mondo”. “Il mercato estero – ha aggiunto – non è solo una risorsa per sopravvivere in tempo di crisi, ma anche una grande opportunità, specie per un Paese trasformatore come il nostro”. Uno sguardo che deve essere rivolto sia ai flussi in uscita ma anche a quelli in entrata, come il turismo e in vista della necessità di attrarre nuovi capitali e nuovi talenti. “L’Italia ha bisogno di sviluppare start up innovative, iniziative in cui è fondamentale il collegamento tra il mondo della ricerca e quello delle aziende, un network che le stesse Camere di commercio possono contribuire ad alimentare – afferma Tripoli, ribadendo la necessità di razionalizzare le risorse su “mercati e settori più rilevanti per noi” e “dare collegamento ad iniziative che sino ad oggi sono state sporadiche”.
Sul fronte del coordinamento lavora anche il Mae, come ha ricordato il direttore generale per la Promozione del Sistema Paese, Andrea Meloni, definendo i lavori del seminario “un grande arricchimento” e ricordando come sia già in atto lo sforzo di far lavorare insieme una pluralità di attori: la rete consolare, gli uffici Ice – e laddove questi non sono presenti, un ruolo corrispondente viene svolto dalle sedi diplomatiche – e la Camere di commercio italiane all’estero. “Al centro” vi è dunque l’azione del Mae e della direzione generale di informazione e coordinamento dell’attività con gli altri ministeri e il proprio personale, mentre in loco è l’ambasciatore, “che viene valutato anche in base alla capacità di sostenere le imprese e fare sistema”, ad avere la responsabilità del coordinamento e a suggerire proposte per “il piano promozionale”, raccogliendo le istanze di Ice e Ccie e prendendo contatto con la collettività italiana all’estero, compresa la nuova emigrazione. Le stesse Ccie offrono un valido contributo – rileva Meloni – al coinvolgimento dei connazionali nell’attività di internazionalizzazione. A supporto delle pmi vengono poi richiamati i road show interni organizzati dalla cabina di regia, che hanno lo scopo di presentare sul nostro territorio opportunità commerciali e iniziative di sostegno all’internazionalizzazione in specifici Paesi. Altro sforzo compiuto dal Mae la “co-localizzazione degli uffici che si occupano della promozione commerciale”: “essere in uno stesso edificio non comporta solo un risparmio, ma un lavoro realmente sinergico – afferma Meloni, annunciando anche un percorso di coinvolgimento dei connazionali all’estero nella promozione di Expo 2015, appuntamento che rappresenta per il Mae una sfida specie per quanto concerne l’impegno nel rilascio dei visti.
In ultimo è intervenuto il presidente di Assocamerestero, Leonardo Simonelli Santi, illustrando l’attività camerale e lo sforzo “di aggiornamento del sistema condotto in questi ultimi anni”. Proprio come i connazionali all’estero, le Ccie godono di “un radicamento nell’area geografica in cui operano” che garantisce continuità alla loro attività e contribuisce così determinare il loro valore aggiunto sul fronte internazionalizzazione, operato che “altri Paesi ci invidiano”.
Il presidente del Comitato per gli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese della Camera dei Deputati Fabio Porta ha chiuso i lavori annunciando l’elaborazione di “un atto di indirizzo o una mozione parlamentare, un documento che impegni il Parlamento su una prospettiva forte di internazionalizzazione legata al tema delle comunità di affari di origine italiana”, elaborazione – sottolinea – che non coinvolgerà solo il Comitato, che “comunque continuerà a lavorare su questi temi”. Porta ritorna poi sul tema della razionalizzazione tante volte richiamato nel corso del pomeriggio, sostenendo da parte sua “la formattazione” del sistema di promozione dell’Italia all’estero, piuttosto che la rottamazione. “Nella rottamazione non resta nulla, mentre la formattazione è una revisione intelligente in cui si buttano le cose che non funzionano e si mantengono le cose buone – sostiene il parlamentare eletto nella ripartizione America meridionale, che ritiene questa l’ottica adottata dal Governo di Matteo Renzi. E proprio ad una “revisione intelligente” può contribuire lo sguardo di chi vive fuori dall’Italia, cui spesso giova una “presa di distanza costruttiva” su questioni anche molto complesse. (Viviana Pansa – Inform)