direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Il Coordinatore dell’Intercomites Germania Tommaso Conte scrive al Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio

ITALIANI ALL’ESTERO

ROMA – “In una recente audizione alle Commissioni Affari Esteri di Camera e Senato unificate, Lei ha confermato che entro l’anno corrente si terranno le elezioni per il rinnovo dei Comites e, giunto alla fine del mio mandato in veste di Presidente del Comites di Stoccarda e di Coordinatore dell’Intercomites/Germania, sento la necessità e il dovere di chiudere questa importante parentesi d’impegno sociale e di volontariato, iniziata nel lontano 1991, con alcune osservazioni, che riguardano il futuro  di questi organismi di rappresentanza. Premetto che le osservazioni, qui di seguito illustrate, riflettono anche le indicazioni a me giunte in questi ultimi anni, nel continuo contatto con i presidenti Comites della Germania”. Inizia così la lettera che il  Coordinatore dell’Intercomites Germania Tommaso Conte  ha scritto al Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

“È, innanzitutto, preoccupante – afferma nella lettera Conte –  che, per lo svolgimento delle nuove elezioni, nulla sia stato sinora annunciato sul cambiamento delle norme di partecipazione.  È evidente che senza la riforma della legge dei Comites, ancora una volta verrà ridotta l’offerta di partecipazione al voto, che invece dovrebbe essere garantita incondizionatamente a tutti gli aventi diritto: i cittadini italiani, maggiorenni e iscritti all’A.I.R.E.  Si ha scarsa memoria delle ragioni che all’ultima tornata elettorale hanno causato una risibile partecipazione. In Germania mediamente si fermò al 3% dei potenziali aventi diritto al voto.                                                                                                                Ci appare pertanto logica la richiesta di equiparare le modalità di voto per i Comites a tutte le altre consultazioni elettorali, quindi, che gli elenchi degli elettori siano stabiliti d’Ufficio e includano tutti gli aventi i requisiti alla partecipazione, che rispondono a quelli già noti”. Per Conte, che al fine di garantire la rappresentanza democratica si dice contrario alla possibilità di invitare alla partecipazione i soli cittadini “interessati al voto”,  lo sforzo da compiere è invece quello di proporre “che le elezioni dei Comites riconoscano il diritto di partecipazione universale, offerto a tutti, auspicato per tutti. Il timore di escludere – continua Conte – una larga fascia di potenziali elettori da queste nuove consultazioni è fondato e riguarda anche le esperienze già fatte da questi Comitati, la cui ragione di essere, oggi, è fin troppo basata sulla mera buona volontà dei singoli presidenti e consiglieri. Nonostante si tratti di organismi elettivi, regolati da un’esplicita  norma dello Stato, i 113 Comites, che per loro natura operano all’estero, non hanno nei confronti dello Stato che li ospita nessuna missione o ruolo, sia formali sia giuridici, con la pregiudizievole esclusione da tutti i trattati internazionali che regolano i rapporti tra stati. Sono i singoli presidenti, – aggiunge Conte – quali persone fisiche, a doversi assumere ogni responsabilità personale nei confronti delle istituzioni locali, vuoi per la stipula di un contratto d’affitto per la sede, o di un contratto di collaborazione con un’unità di segreteria, o di una semplice ordinazione di materiale di cancelleria. Il presidente ne risponde sempre e a titolo personale anche nel caso di in un’eventuale Sede di Giudizio o nei confronti del Fisco locale. Anche nei rapporti dei Comites con le Autorità diplomatiche e consolari, – rileva Conte – la legge assegna ai Comites dei compiti formulati in maniera tale da dipendere solo ed esclusivamente dalla buona volontà del diplomatico di turno o dalle capacità del presidente in carica”.

Nella missiva il Presidente dell’Intercomites sottolinea inoltre la necessità di invertire sui rapporti Comites-diplomazia, in modo che detti rapporti siano frutto di una concertazione e non più di una mera consultazione. Da Conte viene inoltre rilevato come, nonostante la crescita della nostra comunità all’estero che è figlia dei nostri tempi , l’istituto dei Comites sia rimasto invariato e  fermo alle vicende degli anni ottanta. “Col tempo abbiamo avuto modo di osservare – rileva Conte – come i Comitati per gli Italiani all’Estero abbiano addosso ancora la polvere della vecchia emigrazione (per la quale il semplice dialogo con un console o ambasciatore poteva effettivamente essere vissuto come compiacimento personale o una considerazione privilegiata), mentre le nuove generazioni di italiani all’estero, meglio formate e meglio inserite nel tessuto locale, non provano attrazione nei confronti di Comitati finché saranno limitati a svolgere un mero ruolo di “segnalatori” delle esigenze della collettività. È invece sotto gli occhi di tutti il rischio che i Comites, diventino sempre più un semplice strumento di organizzazione del bacino elettorale all’estero”. Dopo aver rilevato l’esigenza che gli italiani all’estero divengano veri interlocutori delle autorità diplomatico-consolari per valorizzare la gestione dei servizi consolari, la diffusione e l’insegnamento della lingua italiana e l’assistenza ai meno fortunati, Conte conclude la sua lettera auspichiamo di vedere i futuri Comites “inseriti negli ingranaggi e nei meccanismi istituzionali rispondenti alle aspettative dei nostri tempi per poterci sentire fieri di raccontare con orgoglio: io ne ho fatto parte, sin dall’inizio, li abbiamo aiutati a crescere!”. (Inform)

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