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“Un atto di ingratitudine, soprattutto se si pensa che la Svizzera vive una fase di grandi successi economici, realizzati grazie all’apporto qualificato di centinaia di migliaia di lavoratori provenienti dall’Ue e da paesi terzi”
BASILEA – In una nota il coordinamento di Sinistra Ecologia e Libertà in Svizzera commenta il risultato del referendum in Svizzera contro l’immigrazione di massa promosso dalla destra. “ Il risultato della votazione popolare – spiega il comunicato – è rivelatore di umori, paure e sentimenti antistranieri che credevamo alle nostre spalle, mentre continuano invece ad agitare componenti importanti della società elvetica. Al di là delle problematiche sociali che si sono acuite in alcune aree della Confederazione, il voto ripropone di fatto una questione identitaria non risolta che si esprime a scadenze regolari sui temi dell’immigrazione. E tuttavia il voto ci dà un quadro frammentato, su cui chi si batte per una Svizzera aperta e solidale deve riflettere: si ripropone in primo luogo il famoso Roestigraben, ossia la differenza di prospettiva tra Svizzera tedesca, dove ha prevalso il si all’iniziativa xenofoba, e Svizzera francese, dove invece essa è stata respinta con un no compatto ed omogeneo. Un caso a sé è la posizione del Canton Ticino, una regione in cui alcune difficoltà effettive nel mercato del lavoro hanno dato la stura ad un forte riflesso anti italiano, che si è espresso in un voto plebiscitario a favore dell’iniziativa xenofoba. Altrettanto interessante – prosegue la nota – è la differenza nel voto delle grandi aree urbane, in cui ha prevalso il no, rispetto al voto dei cantoni interni e periferici che hanno accolto l’iniziativa. Peraltro il no all’iniziativa antistranieri è stato netto proprio nelle città in cui più alta è la presenza di immigrati e più radicate sono le relazioni sociali e culturali con essi, mentre il sì ha avuto ampi consensi in aree della Svizzera meno interessate dai fenomeni migratori”.
“Con questa iniziativa, – si precisa nel comunicato – che liquida l’accordo sulla libera circolazione e reintroduce il sistema dei contingenti, la Svizzera torna ad una politica di immigrazione legata esclusivamente ai fattori congiunturali dell’economia locale. Di fatto i migranti tornano ad essere ‘braccia e non uomini’. Le conseguenze le pagheranno i tanti cittadini dell’Unione Europea che nei prossimi anni si vedranno precluso l’accesso al mercato del lavoro svizzero, i lavoratori frontalieri lombardi, colpevolizzati come la causa del dumping salariale nel Canton Ticino, ma potrebbero pagarle anche le nostre comunità di vecchia data non più garantite da alcune protezioni della legislazione europea. Non per niente, tra gli scenari prefigurati dalla destra vi è la riedizione del famigerato statuto dello stagionale a cui si legano le pagine più tristi dell’emigrazione italiana in Svizzera. Tutto questo ci appare come un atto di ingratitudine, soprattutto se si pensa che la Svizzera vive una fase di alta congiuntura e di grandi successi economici, realizzati soprattutto grazie soprattutto all’apporto qualificato di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori provenienti dall’Unione Europea e dai cosiddetti Paesi terzi”.
Dal Coordinamento Sel della Svizzera viene inoltre ricordato come di fatto il risultato del referendum “metta in discussione l’intero assetto degli accordi bilaterali Svizzera-UE da cui la Svizzera trae non pochi vantaggi e che spaziano dalla libera circolazione alla ricerca, dall’accesso al mercato energetico ai rapporti commerciali ed economici. Dal nostro punto di vista di italiani residenti in Svizzera si aprono anche interrogativi inquietanti sulla regolazione non solo dei nuovi immigrati, ma anche delle comunità tradizionali qui residenti, compresa la nostra. Come dimostrano le reazioni a caldo dell’intera Europa – prosegue la nota – il risultato della votazione svizzera non riguarda solo il destino di questo paese. Esso costituisce un grave segnale di incoraggiamento per quanti nell’Unione Europea predicano il ritorno a logiche protezionistiche e nazionalistiche. Significativo a questo proposito che uno dei primi messaggi di felicitazioni per il voto elvetico sia giunto da Marine Le Pen! Ed è interessante notare l’imbarazzo evidente dei nostri leghisti, posti di fronte alla constatazione che c’è sempre qualcuno più a nord di te! Il voto svizzero è il risultato di una campagna martellante della destra a cui una parte della sinistra ha risposto con voce troppo flebile e anche con qualche messaggio contraddittorio”. Il Coordinamento Sel Svizzera, dopo aver criticato i verdi ticinesi per aver sostenuto il referendum antistranieri, sottolinea infine come con questo risultato evidenzi “la sottovalutazione che vi è stata da parte della nostra emigrazione organizzata, del sindacato e della sinistra svizzera nel suo complesso. L’alta affluenza al voto dimostra invece che si è trattato di un appuntamento storico, che rischia di avere conseguenze pesanti e di lungo periodo. Un maggior impegno nella campagna avrebbe ribaltato il risultato! Da questa constatazione critica ed autocritica, anche noi, circolo di SEL impegnati nella realtà dell’emigrazione italiana in Svizzera, dobbiamo ripartire per contribuire a ricostruire un progetto di Paese aperto e solidale e per promuovere, anche in un contesto difficile come quello emerso dal voto del 9 febbraio, l’idea di una Europa più democratica e sociale”. (Inform)