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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

I “sogni in valigia” alla XVII edizione del Festival della Mente di Sarzana

ITALIANI ALL’ESTERO

L’emigrazione italiana nel secondo dopoguerra in un incontro con il giornalista Paolo Di Stefano

Il 5 settembre, anche in live streaming

SARZANA (La Spezia ) – Si parlerà anche dei  “sogni in valigia” degli emigrati italiani alla XVII edizione del Festival della Mente, che si terrà a Sarzana dal 4 al 6 settembre e  che avrà come filo conduttore il “sogno”, parola dai molteplici significati, che rispecchia la natura multidisciplinare del festival. Quest’anno il festival si presenta con un format nuovo, rivisitato, ma che mantiene l’impronta tradizionale e riconoscibile nel rispetto delle norme di contenimento del virus Covid-19. Saranno 20 incontri in presenza di pubblico, contemporaneamente trasmessi in live streaming, per allargare la comunità del festival oltre i confini della città; 4 di questi incontri saranno ibridi con un relatore a Sarzana che dialoga a distanza con un ospite in collegamento video. Il programma comprende anche 6 contributi video di ospiti internazionali, realizzati appositamente per il festival e visibili solo online, sul sito e sui canali Facebook e YouTube nei tre giorni della manifestazione.

Il 5 settembre, ore 11,30 , l’appuntamento con “I sogni in valigia” in un incontro con il giornalista e scrittore Paolo Di Stefano: “Si partiva pieni di speranze e di sogni, anche se non era più il sogno americano di fine ‘800. L’emigrazione italiana del dopoguerra è stata un’emigrazione meno epica: più che il sogno poté il bisogno. Nel 1946 un accordo tra il governo di Roma e il governo di Bruxelles stabiliva che migliaia di giovani italiani sarebbero andati a lavorare nelle miniere belghe in cambio di carbone. Le condizioni “favolose” venivano elencate nei manifestini affissi sui portoni delle chiese e dei municipi che spronavano a partire in sicurezza. Le cose, molto spesso, andarono diversamente (ne è un esempio la catastrofe di Marcinelle dell’8 agosto 1956). Ma anche quando i sogni di benessere non si rovesciavano in tragedia, la fatica, il sacrificio e la nostalgia (il sogno del ritorno) facevano dimenticare le premesse, quelle che suggerivano di salire su un treno”. Paolo Di Stefano è nato ad Avola (Siracusa) nel 1956 ed è cresciuto a Lugano, in Svizzera. Si è laureato in Filologia romanza a Pavia con Cesare Segre. Dopo una breve esperienza di ricerca universitaria, ha lavorato come giornalista al Corriere del Ticino e a la Repubblica, ed è stato responsabile delle pagine culturali del Corriere della Sera, di cui è ora inviato speciale. È stato editor presso la casa editrice Einaudi. Ha insegnato Cultura giornalistica alla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Milano. Ha scritto saggi filologici e critico-letterari, ha curato volumi miscellanei. È autore di racconti, reportage, inchieste, poesie e romanzi, alcuni dei quali tradotti in francese e tedesco. Nelle sue opere affronta temi come la memoria e l’oblio, l’infanzia violata e la difficoltà di crescere, la famiglia e i rapporti generazionali, l’emigrazione, lo spaesamento, i rapporti Nord-Sud. Ha vinto i premi letterari Viareggio, Mondello, Campiello, Vittorini, Bagutta. Il suo ultimo romanzo, “Noi”, è uscito quest’anno per i tipi Bompiani.(Inform)

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