direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

I fenomeni migratori italiani tra vecchie e nuove emigrazioni: dibattito tra Cgie, istituzioni, mondo accademico e associazionismo

CGIE

In Preparazione  della IV Conferenza Permanente Stato-Regioni-PA-Cgie

 

ROMA – Ampio dibattito tra esponenti del Cgie, istituzioni, mondo accademico e associazionismo nel corso del secondo appuntamento online del Cgie preparatorio della IV Conferenza Permanente Stato-Regioni-PA-Cgie che dovrebbe tenersi in estate: l’evento ha avuto come tema i fenomeni migratori italiani tra vecchie e nuove emigrazioni. Dopo l’apertura di Michele Schiavone, Segretario Generale del Cgie, e di Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci, la parola è andata subito a un esponente politico da sempre attenta a queste tematiche come Elly Schlein, Vicepresidente della Regione Emilia Romagna, che ha ricordato che il fenomeno della nuova emigrazione è in realtà, come già detto da Schiavone, un fenomeno su cui da sempre il Cgie si è interrogato. “Ora occorre però un ragionamento sull’innovazione e la continuità d’azione di governo a tutti i livelli: per una coerenza nelle politiche pubbliche non bastano più solo le risorse ma serve programmare e orientare quelle stesse risorse nel futuro. La continuità va verificata giorno per giorno a seconda di come cambiano i bisogni delle nostre comunità, anche di quelle all’estero, attraverso una previsione e un adattamento delle scelte: proprio la situazione della pandemia impone questa innovazione. A livello regionale abbiamo dovuto innovare gli strumenti a supporto di famiglie, imprese e terzo settore per far fronte a sfide senza precedenti. Ora c’è da capire come favorire l’implementazione di queste scelte facendo sistema e la Conferenza ci darà l’occasione di dialogo in tal senso, per avere quindi una visione complessiva di questa nuova emigrazione che,  nell’ultimo decennio, ha visto quasi raddoppiarsi il numero dei cittadini italiani emigrati mentre è sceso il numero di italiani rientrati”, ha spiegato Schlein ricordando che l’età media della nuova emigrazione è di circa 30 anni, con un livello di istruzione mediamente alto. “Bisogna dismettere la vecchia retorica sull’emigrazione con letture semplificate: c’è chi parte per trovare lavoro o per amore – ha aggiunto Schlein – però è importante capire anche come possa arricchire il nostro Paese chi certe competenze elevate le ha portate fuori dall’Italia. Forse c’è stata troppa attenzione sull’immigrazione e poca sull’emigrazione”, ha  infine concluso Schlein.

Giulio Prosperetti, giudice della Corte costituzionale, ha parlato delle lacune di un sistema universitario italiano troppo burocratizzato, con difficoltà di immissioni in ruolo soprattutto per chi viene da fuori: è il problema del reclutamento dei docenti e del poter far carriera se non si è svolto magari tutto l’iter accademico all’interno dello stesso Ateneo. A fronte di questo gap gli incentivi al rientro, pur buoni sotto il profilo fiscale, rischiano di fermarsi lì se non si offrono possibilità concrete di inserimento nel contesto lavorativo universitario. a tal proposito l’idea di Prosperetti sarebbe quella di riservare dei posti propri a chi, dopo aver espletato un percorso di ricerca all’estero, abbia voglia di rientrare in Italia e continuare con la vita accademica. Manfredi Nulli, Presidente della Commissione tematica del Cgie sulla Conferenza Permanente, ha rimarcato come siamo ormai a quasi dodici anni dall’ultima edizione della Conferenza Stato-Regioni-PA-Cgie. Questa fase preparatoria dovrebbe dunque portare al momento della Conferenza da doversi svolgere a Roma nel 2021. Nulli è ripartito dalle considerazioni precedenti sul tema del rientro degli italiani nell’ottica di questa nuova emigrazione: dall’idea dei concorsi specifici per accademici e ricercatori, proposta dal professor Prosperetti, passando poi ad analizzare come tuttavia in questa emigrazione non ci siano soltanto i cosiddetti ‘cervelli in fuga’. Nulli ha parlato di energie in fuga con un particolare riferimento ai tantissimi giovani che hanno lasciato il Sud Italia, che vive l’abbandono dei centri urbani. “E’ l’intero Paese però a perdere qualcosa di importante a fronte dei costi affrontati dal sistema educativo per formare questi giovani. Il tema da porre è nel riuscire ad affrontare un aspetto dell’emigrazione non riconducibile solo alle eccellenze e al mondo accademico. Non si tratta infatti solo di persone che vanno a ricoprire ruoli dirigenziali ma tantissimi italiani lasciano il Paese per trovare un lavoro, qualunque esso sia. Ora bisogna portare a casa dei risultati e possibilmente già quest’anno: organizziamo un grande portale a trazione Cgie che veda coinvolte tutte le Consulte e facciamo sistema. Ciò vale per lo stesso mondo dell’associazionismo e della prima emigrazione, la quale va salvaguardata e garantita per il debito storico delle rimesse, ma anche per la nuova emigrazione interessata per esempio anche dal fenomeno del turismo di ritorno: bisogna fare rete per far diventare gli italiani estero uno strumento della promozione del Paese”.  ha aggiunto  Nulli.

Piero Bassetti, Presidente della Fondazione Globus et Locus, prendendo spunto dal titolo del webinar ha auspicato una riflessione sulla necessità di smetterla di tirare in ballo il termine ‘estero’ che è legato al concetto arcaico di confine, per abituarci invece a vivere in un mondo fatto di mobilità. “Chi andava al di là del confine con la valigia di cartone era un poveretto da sostenere; noi non stiamo più espellendo gente e il primo problema è avere un pensiero coerente con il contesto del mondo ‘glocalizzato’ abolendo la funzione dei confini facendoci considerare le persone migranti come individui mobili”, ha spiegato Bassetti auspicando un cambiamento nel modo di pensare la mobilità quale fenomeno tutt’altro che deprecabile nella sua essenza. Matteo Sanfilippo, Università di Viterbo, ha confermato che la questione dei cervelli è una percentuale parziale dell’emigrazione nella sua globalità: oggi stiamo vivendo una situazione di relativo stallo per quella che è in realtà la terza epidemia portata da un coronavirus da inizio del nuovo millennio, benché le prime due abbiano soltanto sfiorato l’Europa. Sanfilippo ha messo in guardia sul fatto che le epidemie rischiano di diventare quasi un fenomeno strutturale nella misura in cui dovessero mantenersi scadenze così ravvicinate tra episodi pandemici.

Maddalena Tirabassi, Fondazione AltreItalie, ha ricordato il delinearsi di nuove appartenenze da parte dei nuovi emigrati rispetto all’associazionismo tradizionale. Per la Tirabassi lo stesso voto degli italiani all’estero o al turismo di ritorno rappresentano fenomeni da valutare diversamente a seconda dei soggetti coinvolti tra vecchia e nuova mobilità. Tirabassi ha parlato poi di soft power portato dai connazionali all’estero “ma è difficile che rendano una buona immagine del Paese d’origine, svolgendo la funzione di ambasciatori di italianità, se sono partiti amareggiati dall’Italia”, ha spiegato Tirabassi che per il rientro ha auspicato il cambiamento di un sistema troppo burocratizzato e senza garanzie di inserimento lavorativo. Enrico Pugliese, sociologico e scrittore, ha parlato del problema di un precariato transnazionale e della questione estesa della Brexit quale ambiente generalizzato ostile rivolto anche alla componente europea dell’immigrazione: un fenomeno culturale e politico che rischierebbe di trascendere i confini strettamente britannici.

Maria Chiara Prodi, Presidente VII Commissione Cgie, ha lamentato come ad ostacolare l’incentivo del rientro siano spesso norme difficili e burocrazia che possono smentire lo stesso legislatore. “Il nodo della questione è che relazione vogliamo avere con i cittadini in mobilità visto che siamo in un momento in cui non conta dove si tengono i piedi ma quale ruolo si svolge in una collettività. Bisogna lavorare con nuovi strumenti per coinvolgere cittadinanza attiva e persone in mobilità”, ha spiegato Prodi parlando della scommessa sul rinnovamento giovanile svolto con il gruppo del Seminario di Palermo nel 2019. Prodi ha annunciato che con il Gruppo Controesodo si parlerà prossimamente degli incentivi di rientro. Un altro tema è come possano le comunità all’estero prestarsi mutuo soccorso, facendo rete: i nuovi strumenti di comunicazione su questo giocano un ruolo importante. Delfina Licata, curatrice RIM Fondazione Migrantes, ha ricordato proprio la quindicesima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo. “Abbiamo sdoganato errori nella narrazione sull’emigrazione e uno riguarda la questione dei titoli di studio, perché l’aumento è di oltre il 200% per chi ha lasciato l’Italia alla ricerca di lavori generici e con titoli di studio inferiori rispetto alla laurea”, ha spiegato Licata parlando di progetto non sempre di successo ma a volte anche fallimentari. “Se non c’è un lieto fine serve un accompagnamento e un sostegno”, ha aggiunto sdoganando anche un altro luogo comune che vorrebbe l’emigrazione proveniente per lo più dal Sud Italia. Licata ha evidenziato come oggi il vero divario non sia più tanto tra Nord e Sud quanto tra grandi aree urbane e zone di provincia, a discapito di queste ultime. “Parliamo di un mondo precario e stabilmente in mobilità popolato da persone con le quali bisogna dialogare e costruire un percorso condiviso”, ha sottolineato Licata invitando a sostenere le attività rivolte proprio alle comunità dei connazionali migranti. Tony Mazzaro, consigliere Cgie-Germania, ha voluto accendere un riflettore proprio sulla Germania che è tuttora una meta privilegiata per molti italiani: sono presenti sul territorio 47 mila imprese di matrice italiana con oltre 200 mila posti di lavoro. “In tutte le grandi città tedesche ci sono centri di accoglienza ma è importante che chi emigra abbia conoscenze riguardo al Paese dove si vuole andare”, ha commentato Mazzaro. Carlo Ciofi, consigliere Cgie delegato ai rapporti con le istituzioni, ha ricordato come la Conferenza è il luogo dove il Cgie ha accesso al dialogo con tutte le altre istituzioni. “Siamo molto soddisfatti di questa Conferenza allargata a tutte le istituzioni”, ha rilevato Ciofi che ha sottolineato anche la necessità di una forte attenzione da parte delle istituzioni e delle Regioni verso le comunità all’estero in questo momento di difficoltà.

. Edith Pichler, consigliera Cgie-Germania, ha ricordato come in Germania la crisi pandemica abbia influito sul livello di disoccupazione o precariato. Rodolfo Ricci, consigliere Cgie-Filef, ha parlato di un’occasione: il tentativo di rilancio post pandemia con nuovo sviluppo e sostenibilità ecologica e recupero di desertificazione dei territori nel Meridione. “In questo campo possiamo giocare un ruolo significativo in termini propositivi: la bella globalizzazione di venti anni fa non c’è più, anche perché essa ha prodotto movimenti migratori per lo più a senso unico. Parliamo di movimenti migratori a volte forzati e al tempo stesso dobbiamo recuperare un piano di progettualità per fare in modo che vengano ridotti questi flussi e recuperate certe risorse umane”, ha spiegato Ricci. Eleonora Medda, componente del CdP del Cgie, ha parlato di caratteristiche specifiche della nuova mobilità come il nomadismo migratorio e l’individualismo migratorio, dove anche l’integrazione nel Paese d’arrivo è lasciato alle caratteristiche della singola persona. C’è però anche un comune denominatore tra la vecchia e la nuova mobilità ed è la mancanza di lavoro in Italia e la ricerca altrove di una condizione contrattuale migliore. Medda ha infine evidenziato i benefici che potrebbero derivare dall’accordo tra Maeci e patronati. Daniele Guidobaldi, testimonial dal Lussemburgo del Seminario di Palermo, ha ricordato il progetto della creazione di una rete tra italiani all’estero. Riccardo Pinna, componente del CdP del Cgie, ha richiamato l’attenzione sul rispetto di determinate regole: “abbiamo lottato quasi dodici anni per questa Conferenza che dovrebbe tenersi per legge ogni tre anni”, ha puntualizzato Pinna evidenziando poi come “siamo ambasciatori al 100% e basta guardare quello che facciamo nelle nostre comunità, mentre ancora si deve ascoltare da parte dei Governi, compreso questo, cosa facciano loro per trattenere i nostri giovani in Italia”, ha sottolineato Pinna ponendo un dubbio sul concetto per cui nel territorio dell’Ue abbia senso parlare ancora di emigrazione interna in senso letterale a fronte di una cittadinanza europea, se davvero si vuole un’Europa davvero unita come un unico popolo. Andrea Mantione, consigliere Cgie-Paesi Bassi, ha ricordato come anche in Olanda molti arrivino con tante speranze andando a lavorare in ristoranti e imprese di pulizie, non sfuggendo però a condizioni di sfruttamento del lavoro ossia tendenze che vanno combattute. Per la cucina italiana all’estero, Mantione vorrebbe da parte dell’Italia una sorta di targa di riconoscimento per la qualità dei prodotti e se possibile anche per la trasparenza occupazionale, accompagnata da un premio economico. Gianluca Lodetti, consigliere Cgie-Cisl, ha parlato di uno scenario radicalmente cambiato senza prospettiva di conoscere quando esso cambierà di nuovo magari vedendo ricominciare i flussi in uscita perché la ripresa economica dell’Italia sarà presumibilmente più lenta rispetto ad altri. “Ci ritroveremo con problemi simili a quelli attuali se non addirittura accentuati per il precariato: a farne le spese saranno naturalmente i soggetti più deboli anche perché i bisogni delle migrazioni sono differenti nella loro complessità”, ha spiegato Lodetti auspicando la stipula dell’accordo tra Maeci e patronati così come una politica di strumenti prima della partenza, nell’accompagnamento e poi nei servizi rivolti al mercato di lavoro. Ariel Lucarini, sociologo e presidente del Centro umbro di Buenos Aires, ha ricordato la ricerca ‘Encuesta de Presencia Italiana Contemporánea en Argentina’ conosciuta anche con l’acronimo EPICA condotta alcuni anni fa per avere informazioni sulla nuova mobilità e sui bisogni dei giovani soprattutto nei diritti e nell’inserimento lavorativo. Essi hanno una caratteristica comune: “meno del 10% di loro fa parte delle vecchie associazioni e un 40% le conosce non facendone però parte”, ha sottolineato Lucarini. Fernando Marzo, consigliere Cgie-Belgio, ha ricordato che quando si parla di preparazione alla mobilità bisogna includere la conoscenza delle condizioni lavorative nel Paese di emigrazione. “Già 50 anni fa, quando sono venuto in Belgio, sentivo parlare di ‘rientri’: le istituzioni favoriscano questo percorso ma non sia l’unico obiettivo anche perché quando si parla di mobilità in Europa interna va tolta questa patina negativa. Chi parte dall’Italia e produce Pil in un altro Paese europeo in realtà produce un qualcosa che tornerà indietro anche all’Italia”, ha sottolineato Marzo facendo per esempio riferimento ai fondi di debito comune europeo stanziati per la pandemia. Rita Blasioli Costa, consigliera Cgie-Brasile, ha evidenziato come non si possa più parlare di quel radicamento sul territorio proprio della vecchia emigrazione, anche dal punto di vista associativo, dovuto anche alla mancanza di un ricambio generazionale. Lorenzo Prencipe, presidente CSER Roma, ha evidenziato il passaggio degli emigrati italiani da risorsa storica per le rimesse ad attuale biglietto da visita per il nostro Paese.. Nell’intervento conclusivo il Segretario Generale Michele Schiavone ha sottolineato la necessità di conoscere meglio e di approntare politiche innovative per il fenomeno della nuova mobilità, senza dimenticare l’esigenza di dare ai cittadini migranti, attraverso strumenti nuovi, risposte concrete e immediate. L’appuntamento con il terzo webinar di questa serie del Cgie è fissato al 9 febbraio (Simone Sperduto/Inform)

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform