direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

I deputati Pd eletti all’estero chiedono di “evitare ingiustificate generalizzazioni nell’applicazione della ritenute sui bonifici provenienti dall’estero”

ITALIANI ALL’ESTERO

Le banche sono chiamate ad applicare una ritenuta del 20% sui bonifici internazionali in ingresso in Italia

ROMA – “Un’ulteriore complicazione della vita fiscale dei cittadini e una riprova agli occhi degli stranieri che l’Italia è un Paese pesante dal punto di vista dei rapporti economici, con tutto quello che ne deriva in termini di scoraggiamento di eventuali intenzioni di iniziative e investimenti. In questo modo sono state interpretate da alcuni organi di stampa specializzati – e rischiano di apparire ad una più vasta opinione pubblica – le modalità di attuazione delle disposizioni sul monitoraggio fiscale prescritte dal Ministero del Tesoro alle banche, chiamate ad applicare una ritenuta del 20% sui bonifici internazionali in ingresso nel Paese”.

E’ quanto si legge in una nota a firma dei cinque deputati pd eletti all’estero, Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca e Fabio Porta.

“Naturalmente è giusto che il trattamento fiscale dei cittadini italiani  – è detto nella nota – sia uniforme per quanto riguarda i guadagni derivanti da operazioni finanziarie, sia che queste operazioni avvengano in Italia che all’estero. Tra l’altro, la legge, adottata per rendere coerente la nostra normativa con gli indirizzi in materia adottati dagli organismi comunitari, prescrive che una serie di introiti debbano essere menzionati nella dichiarazione dei redditi  e che se le operazioni passano per gli intermediari, questi siano tenuti a fare la ritenuta prescritta e a darne notizia al fisco.

Ciò che a nostro avviso rappresenta un’eccessiva estensione dei poteri di controllo e di imposizione fiscale è nel fatto che le banche siano sollecitate a fare la ritenuta del 20% su tutti i bonifici provenienti dall’estero, a prescindere da una preventiva distinzione tra quelle dovute e quelle non dovute. E poiché le detrazioni non dovute sono quelle riguardanti i normali rapporti tra le persone fisiche, le prestazioni professionali e le attività delle piccole imprese che operano anche all’estero, la misura rischia di essere vissuta cone un ennesimo cappio al collo da parte del fisco.

E’ vero che con una semplice autocertificazione preventiva alle banche è possibile scongiurare il rischio di prelievi indebiti o che, nel caso in cui questo si concretizzi, è possibile richiedere quanto erroneamente trattenuto. Ma conoscendo i tempi dei rimborsi praticati in Italia non c’è da stare troppo tranquilli.

Ripetiamo, tutto ciò che sul piano del contrasto all’evasione fiscale si può fare, deve essere fatto. Ma non considerando tutti i cittadini potenziali evasori fiscali e, soprattutto, dando preventivamente informazioni adeguate e adottando misure semplici e non indifferenziate. Ora, l’informazione su una misura entrata in funzione dal primo febbraio è stata onestamente inadeguata, anzi inesistente. E le forme con cui si è deciso di applicare questa disposizione sono così generalizzate da mettere in difficoltà proprio le persone più semplici che hanno minori conoscenze e minori tutele. In un Paese che si è storicamente sviluppato per le rimesse dei suoi emigranti forse ci vorrebbe più attenzione e rispetto, soprattutto in un momento nel quale l’emigrazione verso l’estero è ripresa ed è pensabile che alcune forme di sostegno familiare siano destinate a incrementarsi”.

“Per questo – concludono Farina, Fedi, Garavini, La Marca e Porta – chiediamo che il ministero del Tesoro ritorni su questa situazione per limitare le trattenute ai casi necessari e per invitare le banche a non dare un’interpretazione restrittiva alle indicazioni regolamentari adottando un automatismo che alla fine scarica in modo generalizzato sui cittadini adempimenti burocratici di cui francamente non si sente il bisogno”. (Inform)

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