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“I cittadini europei che vivono in uno Stato membro diverso da quello di origine esercitino il diritto di voto nello stato di residenza in modo automatico”

ELEZIONI EUROPEE

La proposta di “Europæ 2014”

Alla volontà dei singoli la possibilità di votare per le liste del paese d’origine

BRUXELLES – In occasione del Congresso del PSE a Roma, “Europæ 2014” ha scritto a Sergei Stanishev presidente del PSE, Hannes Swoboda presidente dell’Alleanza dei Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, Martin Schultz presidente del PE e candidato alla presidenza della Commissione Europea per il PSE, Massimo D’Alema presidente della FEPS e Matteo Renzi segretario del Partito Democratico, chiedendo al Partito del Socialismo Europeo di adottare una risoluzione sull’opzione inversa, ovvero statuendo che i cittadini europei che vivono in uno Stato membro diverso da quello di origine possano esercitare il proprio diritto di voto nello Stato di residenza in modo automatico, senza obblighi di iscrizione o altre formalità burocratiche, riservando alla volontà dei singoli la possibilità di votare per le liste del paese d’origine.

Europæ 2014 è un insieme di cittadini europei che si riconoscono nel Socialismo europeo ed europeista e crede fermamente nella partecipazione diretta dei cittadini europei al processo elettorale nei paesi di residenza come contributo fondamentale all’europeizzazione dei partiti nazionali, iniettando la forza della coscienza europea nella vita politica quotidiana. Un voto europeo che contribuisca alla creazione di veri partiti politici europei, prima tappa di un percorso che porti alla creazione di un’Agenzia europea della Mobilità, per una libera circolazione che non riguardi solo merci e capitali, ma faciliti la quotidianità dei quasi 25 milioni di cittadini europei che vivono in uno Stato membro diverso da quello d’origine. Spetta all’Europa, e non più ai 28 Stati membri che la compongono, regolare i vari aspetti legati ai diritti di cittadinanza.

Qui di seguito la lettera aperta e l’elenco dei firmatari.

L’Europa dei cittadini

Il processo d’integrazione europeo trova il suo compimento nella piena fruizione dei diritti che derivano dalla Cittadinanza europea. L’Europa dei cittadini è l’unica soluzione possibile, qualsiasi altra alternativa sarebbe debole ed inefficace. In quanto Europei ed Europeisti è in questa direzione che devono concentrarsi i nostri sforzi, le nostre idee, le nostre proposte.

Le elezioni Europee del 22-25 Maggio prossimo sono un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire. Sì, perché un’elezione è il momento costruttivo e allo stesso tempo il trionfo della sintesi democratica; se esiste un momento in cui il diritto di cittadinanza smette di essere un’idea e si materializza nelle mani del cittadino è quando questo si reca alle urne. www. Europæ 2014.eu – contact@Europae 2014 2

Le elezioni europee sono l’esempio del percorso e dello sviluppo del concetto di rappresentanza, con un progressivo spostamento verso sistemi elettivi sempre più vicini al sistema di cittadinanza europea. Se negli anni ’60 avessimo parlato di un Parlamento Europeo eletto direttamente dai cittadini dei singoli Stati Membri, a molti sarebbe sembrato inverosimile, eppure il 1979 segna l’anno del primo Parlamento ad elezione diretta, la Prima legislatura.

Ancor di più la possibilità di candidarsi in un Paese diverso dal proprio Paese d’origine poteva sembrare irreale, eppure il trattato di Maastricht ha trasformato un’idea in realtà. Grandi passi sul cammino della cittadinanza europea, un cammino però ancora lungo ed impegnativo.

Bisogna agire con coraggio e spirito di innovazione, chiudendo gli occhi e immaginando l’Europa dei nostri figli e nipoti, immaginando dei veri cittadini Europei. Questo è un esercizio antico, proprio dei grandi uomini che hanno caratterizzato il nostro tempo, che ha sempre portato risultati innovativi. Spinelli, Schumann, Monnet, Delors, innovatori che hanno saputo immaginare l’Europa lontano nel futuro quando altri non riuscivano a guardare oltre il domani, e le loro idee li hanno consegnati alla storia. Dobbiamo farci ispirare dalle loro azioni, fare del loro esempio la nostra stella polare ed essere innovativi, raccogliere il testimone e proseguire sulla strada che i grandi dell’integrazione europea hanno tracciato , il sentiero è chiaro ed ha come approdo la realizzazione di un’effettiva cittadinanza europea.

I cittadini Europei che vivono in uno Stato Membro diverso da quello d’origine devono partecipare alle elezioni europee nel Paese in cui risiedono, è questa la battaglia della quale dobbiamo farci portavoce, perché parlare di Cittadinanza significa parlare di diritti e doveri, primo fra tutti l’esercizio del diritto di voto quale strumento d’integrazione. Attraverso il voto, il cittadino partecipa alla vita pubblica della società che lo circonda, prende coscienza di sé come parte integrante della realtà che vive quotidianamente.

Nel contesto delle elezioni europee votando nel Paese di residenza il cittadino inizia a percepire come fondamento del suo diritto di voto l’appartenenza ad una Comunità più ampia di quella nazionale, che in questa dinamica non viene sminuita, anzi viene esaltata come parte costitutiva di una realtà integrata che fa di solidarietà e cittadinanza collanti indissolubili. La possibilità di essere eletti e di votare nello Stato europeo in cui si risiede, favorisce l’idea che il Parlamento europeo sia l’istituzione rappresentativa di tutta la popolazione europea.

I Partiti progressisti e socialisti europei devono essere protagonisti di una scelta politica ineluttabile che è destinata a diventare una pietra miliare nel processo d’integrazione europea. Il loro apporto è indispensabile per il raggiungimento dell’obiettivo, ma allo stesso tempo questa rappresenta una grande opportunità per rinnovarsi e dirigersi verso un vero orizzonte europeo.

I partiti nazionali sono troppo spesso chiusi nelle dinamiche interne dimenticandosi tematiche di respiro europeo e le buone pratiche comunitarie.

I Partiti progressisti e socialisti europei racchiudono in sé le migliori tradizioni europeiste e non possono permettersi di bendarsi gli occhi e, soprattutto nel periodo storico che stiamo vivendo che vede il rinascere da “Destra” dei populismi dalla propaganda anti-europeista. Devono ergersi a baluardo dell’Europeismo, prepararsi a combattere i populismi durante le prossime elezioni europee con una campagna su temi europei, e la questione della cittadinanza non può che essere la punta di diamante.

Solo mostrando agli elettori quanto un’Europa politica, un’Europa dei cittadini, un’Europa delle buone pratiche sia importante per loro, riusciremo a smontare la scellerata scelta populista delle destre ultranazionaliste ed anti-europeiste.

La partecipazione diretta dei cittadini europei al processo elettorale nel Paese di Residenza ha l’evidente vantaggio di contribuire all’europeizzazione dei Partiti nazionali, iniettando la forza della coscienza europea nella vita quotidiana.

I Partiti politici europei allo stesso modo non possono lasciarsi sfuggire l’opportunità di farsi promotori di una vera battaglia europea come quella sulla cittadinanza. Se oggi esiste infatti, un chiaro limite al processo di realizzazione di un’Europa dei Cittadini, essenzialmente legato alla nozione stessa di rappresentanza democratica, questo è facilmente identificabile nel palese ritardo nella costruzione di veri partiti europei. Formalizzati nel 1992 dal Trattato di Maastricht come strumento per l’integrazione, contribuendo alla formazione della coscienza europea e ad esprimere la volontà politica dei cittadini dell’Unione, i partiti politici europei rimangono, 22 anni dopo, un insieme di Partiti nazionali federati tra loro. Pur con progressi notevoli, anche il PSE soffre di tale limite.

Limite che ha un riflesso e un impatto ancora più forte quando si guarda ai gruppi parlamentari all’interno del Parlamento Europeo, che oggi rappresentano una sommatoria di delegazioni nazionali, spesso attente più agli interessi nazionali che a quelli Europei.

La risposta alla questione sostanziale deve essere trovata in azioni concrete, volte ad iniziare quel percorso destinato a completare la costruzione di vere forze politiche europee.

Azioni da porre in essere a livello europeo, in un’accresciuta collaborazione tra i Partiti Socialisti fratelli, sia quelli che operano, come il Partito Democratico, in un Paese diverso da quello d’origine, sia i Partiti nazionali di ogni Stato membro.

Confrontarsi con questa prima realtà di apertura, inoltre, non può che favorire il successivo sviluppo logico, ovvero la creazione di un’Agenzia europea sulla Mobilità. Vero traguardo di una libera circolazione che non riguardi solo le merci ed i capitali, ma faciliti la quotidianità dei quasi 25 milioni di cittadini europei che vivono in uno Stato membro diverso da quello d’origine, facendo si che sia l’Europa ad attivarsi e non più i 28 Stati membri che la compongono a regolare i vari aspetti legati alla Mobilità (documenti, apprendimento della lingua e cultura d’origine, diritti sociali, …); il trasferimento di competenza è immaginabile e possibile solo con la creazione di veri partiti Politici Europei.

Chiediamo quindi al Congresso di febbraio del PSE di prendere una posizione chiara sull’opzione inversa, statuendo che i cittadini europei che vivono in uno Stato membro diverso da quello di origine esercitino il proprio diritto di voto nello Stato di Residenza in modo automatico, senza obblighi di iscrizione o altre formalità burocratiche, riservando alla volontà dei singoli la possibilità di votare per le liste del paese d’origine.

Firme a sostegno : Raffaele Napolitano (Belgio), Anna Barbieri (Belgio), Anna Colombo (Belgio), Filippo Giuffrida (Belgio), Maria Chiara Vannetti (Svizzera), Dhikra Chaouch (Francia), Cristina Rizzotti (Germania), Elio Carozza (Belgio), Michele Schiavone (Svizzera), Dino Nardi (Svizzera), Nella Sempio (Svizzera), Eleonora Medda (Belgio), Angelo Santamaria (Belgio), Pino Maggio (Germania), Raffaele Dalmasso (Belgio), Maria Bernasconi (Svizzera), Claudia Pasqualoni (Belgio), Michele Cristalli (Germania), Stefania Marrone (Belgio), Paolo Da Costa (Svizzerra), Giuseppe Maniglia (Belgio), Grazia Tredanari (Svizzera), Antonio Arduini (Svizzera), Valentina Romeo (Belgio), Giulio Groppi (Belgio), Gianfranco Gazzola (Svizzera), Elvira Visocchi (Belgio), Salvino Testa (Svizzera), Michele Di Mattia (Belgio), Angela Vescia (Svizzera), Loriana Pasqualoni (Belgio) Sabrina Napolitano (Belgio), Sergio Patanè (Belgio), Anna Maria Falcone (Svizzera), Salvatore Arnone (Belgio), Bruno Palamara (Svizzera), Ignazio Iacono (Belgio), Giuseppe Romeo (Belgio), Cosimo Titolo (Svizzera), Ruedeberg Anna (Svizzera), Giuseppe Chiodo (Belgio), Antonella Schiavoni (Belgio), Vita Portuesi (Belgio), Quinto Pasqualoni (Belgio), Vincenzo Varrese (Svizzera), Francesco Napolitano (Belgio), Carmelo Curto (Belgio), Bruno Uguccioni (Belgio), Domenico Rosati (Belgio), Antonella Queto (Belgio), Calogero Tornabene (Belgio) Francesco Cammarata (Belgio), Giuliano Ena (Belgio), Giancarlo Albanese (Belgio), Stefano Tricoli (Belgio), Alessandra Ravagli (Belgio).

Chi volesse aggiungere la sua firma alla lettera aperta, può mandare un messaggio e-mail all’indirizzo contact@europae2014.eu.  (Inform)

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