ITALIANI NEL MONDO
Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, marzo 2022
Se si vuole conoscere la migrazione italiana a Panama, il nome di Arnolfo Carlo La Vitola Martino è un riferimento obbligato. Fito, come lo conoscono i suoi amici, è direttore associato di una grande compagnia di assicurazioni, la Pan American Life, ma è anche italiano e, nonostante sia arrivato a Panama quando aveva solo 5 anni, non dimentica le sue radici, e dedica buona parte del suo tempo alla Società italiana di beneficenza, creata nel 1882 a Città di Panama, e di cui è stato presidente ben due volte. È una passione che scorre nelle vene della sua famiglia: sua madre, Teresita Martino Cardone, è stata presidente dell’Associazione donne italo-panamensi, mentre suo padre, Franco La Vitola Parrotta, è stato funzionario presso l’Ambasciata d’Italia a Panama fino al suo pensionamento, ed è stato il fondatore della Società sportiva italiana negli anni Settanta.
La famiglia La Vitola Martino è originaria di Castrovillari (Cosenza), in Calabria, così come buona parte degli italiani a Panama, e lo conferma lo stesso Fito nel suo libro Memorias de la Comunidad Italiana de Panamá presentato di recente in occasione della celebrazione dei 139 anni della Società italiana di beneficenza. «Il libro – sottolinea La Vitola Martino – pone l’accento sui calabresi perché è probabilmente la comunità italiana più numerosa di Panama, e un gran numero di loro viene da Castrovillari. Ecco perché il primo capitolo è dedicato a quella regione».
Il corposo saggio storico di 370 pagine è ricco di aneddoti e dati storici sulla vita di molte famiglie italiane a Panama, «per stabilire un senso di appartenenza con i loro discendenti, attraverso i ricordi, i volti, i profumi e le esperienze che hanno lasciato e che oggi rispolvero per dar loro vita», spiega l’autore. È una vera e propria enciclopedia sui migranti italiani giunti a Panama con più di duemila nomi e circa trecento foto di grande valore documentario. «Questo progetto è iniziato nel 2020, nel bel mezzo del lockdown dovuto alla pandemia. Su richiesta del “Corriere di Panama” ho scritto due articoli su assicurazioni e ricoveri, ma poi ho iniziato a occuparmi della comunità italiana. Così ho scritto 25 articoli, finché un giorno mia figlia più piccola mi ha suggerito di scrivere questo libro».
La migrazione italiana è stata molto influente nel Paese centroamericano. Non a caso Panama ha avuto quattro presidenti d’origine italiana durante la sua vita repubblicana. I calabresi, in particolare, hanno esercitato un ruolo di primo piano. «L’italiano Gaetano Francesco Lopolito, di Castrovillari, ha partecipato al movimento indipendentista di Panama dalla Colombia – assicura La Vitola Martino –. Lopolito ha aiutato il generale Esteban Huertas con diversi carri a trasportare le armi che sarebbero state usate il 3 novembre 1903. Abbiamo anche diverse regine di bellezza. E il cantautore panamense Omar Alfano, che ha vinto Latin Grammy e Billboard Awards negli Stati Uniti, è discendente di una famiglia di Castrovillari. La nostra comunità ha contribuito in tutti i settori».
Nonostante non ci siano dati statistici che confermino che i calabresi siano gli italiani più numerosi a Panama, sembra che siano i più attivi, tanto che di recente è stato presentato ufficialmente il Comitato calabrese di Panama, con Arnolfo La Vitola Martino come presidente, Pasquale Calvosa come vicepresidente e Julio Croci, un italo-argentino ex presidente della Federazione calabrese in Argentina, come segretario.
«Questo Comitato fa parte della Società italiana e vi hanno già aderito più di trecento persone, tra cui molti parenti e amici, perché la stragrande maggioranza è di Castrovillari come me», rivela La Vitola Martino, spiegando che il Comitato aspira a diffondere la cultura, le tradizioni e la gastronomia della Calabria a Panama, oltre a promuovere gli scambi commerciali con questa regione del Sud Italia. Il Comitato intende inoltre contribuire a far crescere la Società italiana di Panama, il cui presidente è Giuseppe Cava, figlio di calabresi di Santa Domenica Talao (Cosenza).
La prossima sfida di Fito è la creazione di un museo del migrante italiano. «Grazie al libro – conclude La Vitola Martino – mi sono reso conto del gran numero di oggetti e di fotografie che le famiglie conservano nei bauli, e che passano di generazione in generazione. Dobbiamo esporre questi oggetti prima che scompaiano». (Marinellys Tremamunno – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)