CAMERA DEI DEPUTATI
ROMA – La deputata eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale Fucsia Fitzgerald Nissoli (Fi) ha rivolto un’interpellanza urgente al ministro della Salute, Roberto Speranza, in cui chiede di intervenire per minimizzare alcune criticità connesse al riconoscimento del certificato vaccinale per i connazionali vaccinati all’estero. Nell’interpellanza, sottoscritta anche da Mauro D’Attis (Fi), si richiama il decreto legge del 23 luglio scorso con cui è stato disciplinato l’impiego delle certificazioni verdi Covid 19 anche nell’ambito del regolamento per il rilascio, la verifica e l’accettazione dei certificati interoperabili di vaccinazione, test e guarigione emanato dal Parlamento europeo e dal Consiglio per agevolare la libera circolazione delle persone durante la pandemia. Si ricorda inoltre che, con un’ordinanza del 29 luglio scorso, il Ministero della Salute è intervenuto sulle regole di ingresso in Italia per le persone che hanno soggiornato e transitato in Paesi ritenuti più a rischio dal punto di vista sanitario e che con la circolare del Ministero della salute del 4 agosto scorso sull’equipollenza delle certificazioni rilasciate dagli Stati terzi sono stati identificati i requisiti che devono riportare le certificazioni vaccinali e di guarigione emesse in altri Stati per potere essere valide in Italia. “Tali certificazioni – precisa l’interpellanza – hanno la stessa validità del Green Pass italiano, ma sono riconosciute solo per i quattro vaccini autorizzati dall’Ema. I Paesi per cui è riconosciuta la stessa validità sono quelli dell’area Schengen, Stati Uniti, Giappone, Israele, Canada, Irlanda del Nord e Gran Bretagna”. Ulteriori disposizioni per l’ingresso in Italia sono contenute nell’ordinanza emessa dal Ministero della salute il 28 agosto scorso, che ha aggiornato la modalità di ingresso anche da paesi quali India, Bangladesh o Sri Lanka. Nissoli segnala che “numerosi cittadini italiani residenti all’estero e in possesso dei requisiti per richiedere la validazione in Italia delle vaccinazioni ricevute stanno riscontrando ancora diverse difficoltà nell’ottenere il Green Pass”. “Non essendo stata percorsa la strada di attribuire ai Consolati italiani il ruolo di mettere in regola i vaccinati all’estero, i nostri connazionali devono rivolgersi all’ASL territoriale di competenza che provvede alla registrazione della vaccinazione – o dell’avvenuta guarigione – sul fascicolo sanitario, prima che possa essere generato il cosiddetto Authcode, che consente di stampare la certificazione verde Covid-19 – prosegue Nissoli, richiamando i ritardi che possono determinarsi a seguito di tale procedura. Inoltre, la deputata ricorda che gli Stati membri dell’Unione “possono decidere autonomamente se accettare anche vaccini approvati nell’Emergency Use Listing dell’Organizzazione mondiale della sanità”, oltre che quelli riconosciuti dall’Ema, e richiama alcune criticità segnalate per l’ottenimento del Green Pass “da parte di quegli italiani che hanno ottenuto la prima dose vaccinale all’estero, pur prevedendo la circolare ministeriale il rilascio dei Green Pass anche in tale circostanza”. Inoltre, “restano ancora esclusi dalla possibilità di ottenere il green pass numerosi cittadini italiani residenti in numerosi altri Paesi extra Unione europea, in cui abbiano ricevuto la somministrazione dei vaccini approvati dall’Ema o nei quali le immunizzazioni siano state effettuate con vaccini tipo SputnikV e Sinovac non ancora riconosciuti dalle nostre autorità responsabili della farmacovigilanza”. “Per molti di loro anche le nuove disposizioni non risolvono il problema dell’equiparazione al Green Pass delle certificazioni attestanti la loro vaccinazione, totale o parziale – rileva Nissoli. L’interpellanza chiede dunque al ministro Speranza “quali iniziative intenda porre in essere per minimizzare le criticità” sopra richiamate e “quali interlocuzioni siano in atto con le autorità sanitarie e governative dei Paesi extra-Unione europea in cui risiedono connazionali iscritti all’Aire, al fine di ampliare l’elenco degli Stati di cui l’Italia riconosce l’equipollenza delle certificazioni vaccinali con il nostro Green Pass”. Chiede inoltre quali iniziative si intenda mettere in atto “per colmare il vuoto normativo che ancora resta per i molti casi di cittadini italiani residenti all’estero vaccinati – anche parzialmente – con preparati ad oggi non riconosciuti dall’Unione europea ma che – in ogni caso – hanno sviluppato una risposta anticorpale facilmente identificabile attraverso test sierologici e che, stanti le attuali conoscenze, non possono sottoporsi ad ulteriore ciclo vaccinale con altro prodotto”. La deputata ha ripercorso nel suo intervento in Aula alcuni dei passaggi più drammatici della pandemia che sta affliggendo l’Italia e tantissimi altri Paesi dal gennaio-febbraio 2020. “A quasi due anni di distanza il virus è ancora presente, si è andato trasformando e continua ad essere pericoloso, ma le misure di distanziamento sociale e, soprattutto, la massiccia campagna vaccinale, egregiamente condotta dal generale Figliuolo, hanno dato i propri frutti, consentendoci di ritornare nuovamente, seppur lentamente e senza abbassare la guardia, alla normalità. In questi giorni ho ricevuto numerose segnalazioni da cittadini residenti all’estero che riferiscono di scarsa chiarezza circa la procedura per avere il Green Pass per chi ha fatto il vaccino all’estero, anche da Paesi dove vengono utilizzati gli stessi vaccini come quelli riconosciuti dall’EMA e, in Italia, anche dall’AIFA.
Si registrano discrezionalità tra le varie ASL, senza una regola chiara per tutti, cosa che crea confusione.
Nissoli si è inoltre detta preoccupata dal fatto che le nuove disposizioni non risolvano il problema dell’equiparazione al green pass delle certificazioni attestanti la loro vaccinazione totale o parziale effettuata nei propri Paesi di residenza extra-Unione europea e anche perché la questione diventerebbe ancora più complessa con una prossima e probabile estensione dell’utilizzo del certificato verde COVID-19. Un altro aspetto riguarda il caso di figli di connazionali residenti all’estero in Paesi in cui la campagna vaccinale è stata condotta con preparati non riconosciuti da EMA e che magari si sono iscritti a qualche corso di laurea qui, presso atenei italiani. “Questi ragazzi sarebbero destinati per un intero anno accademico a non frequentare le lezioni di persona, oppure a sottoporsi ogni 48 ore ad un tampone”, prosegue Nissoli incalzando il Governo a intervenire.
Il Sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha risposto all’interpellanza. “Allo scopo di consentire agli italiani vaccinati all’estero contro il COVID-19, anche parzialmente, di ottenere la certificazione verde come previsto dal DPCM del 17 giugno 2021, con la circolare congiunta del Ministero della Salute e del Ministero degli Esteri, per l’esattezza la n. 9662 del 26 luglio 2021, sono state disposte le modalità per l’avvio sperimentale del rilascio del certificato verde ai cittadini italiani e ai loro familiari conviventi, nonché ai soggetti iscritti al Servizio sanitario nazionale che hanno effettuato la vaccinazione contro il COVID all’estero con un vaccino riconosciuto e approvato dall’Agenzia europea per i medicinali. Tale rilascio, effettuato a cura degli uffici consolari italiani all’estero, al momento attuale è limitato ai dipendenti pubblici in servizio all’estero beneficiari dell’assistenza sanitaria (DPR n. 618 del 1980) vaccinati all’estero. La stessa circolare prevede che le modalità per la procedura di rilascio della certificazione verde da parte degli uffici consolari all’estero, ai fini della loro applicazione anche ad altre tipologie di cittadini italiani e ai loro familiari conviventi nonché ai soggetti iscritti al Servizio sanitario nazionale vaccinati all’estero, saranno valutate all’esito dell’avvio sperimentale limitato ai predetti dipendenti pubblici”, ha spiegato Costa ricordando che, con l’ulteriore circolare congiunta n. 35209 del 4 agosto 2021, recante le modalità per il rilascio del certificato verde ai cittadini italiani vaccinati o guariti all’estero, è stato disposto che i cittadini italiani, anche residenti all’estero, e i loro familiari conviventi, indipendentemente dal fatto che siano iscritti al Servizio sanitario nazionale o all’Assistenza sanitaria al personale navigante, nonché tutti i soggetti iscritti a qualunque titolo al Servizio sanitario nazionale che sono stati vaccinati all’estero con un vaccino anti-COVID riconosciuto e approvato dall’Agenzia europea per i medicinali o che sono guariti anche all’estero dal COVID-19, possono richiedere, se si trovano già nel territorio italiano, il rilascio delle certificazioni verdi per vaccinazioni o per guarigioni emesse dalla piattaforma nazionale, recandosi presso le ASL di competenza territoriale, secondo modalità stabilite dalle regioni e dalle province autonome, presentando l’opportuna documentazione in funzione della tipologia di certificazione richiesta”, ha aggiunto il Sottosegretario sottolineando che, alla data dell’8 settembre 2021, risultavano generati 44.566 Green Pass emessi dalla piattaforma nazionale a italiani vaccinati all’estero, di cui 11.113 sulla base dei dati di vaccinazione acquisiti per il tramite degli uffici diplomatici e 33.453 sulla base dei dati acquisiti tramite le ASL locali. “Desidero segnalare altresì che dal 12 agosto 2021 la App di verifica del Green Pass (Verifica C19), è in grado di leggere e verificare sia i certificati italiani ed europei sia i certificati vaccinali rilasciati dal Regno Unito. Pertanto, gli italiani con il certificato vaccinale inglese non hanno la necessità di richiedere l’emissione del green pass italiano. Inoltre, nel mese di luglio 2021, per facilitare l’acquisizione del green pass agli italiani iscritti all’AIRE, non iscritti al Servizio sanitario nazionale e vaccinati in Italia, in quanto temporaneamente presenti nel nostro Paese, è stata rilasciata una funzione semplificata per l’acquisizione del green pass, che richiede solo il codice fiscale/identificativo del vaccino e la data evento. Questa modalità di acquisizione del green pass, alla data dell’8 settembre, è stata utilizzata da 84.949 persone. È in corso un’istruttoria riguardo al possibile riconoscimento dei vaccini diversi da quelli finora approvati da EMA e da AIFA al fine del rilascio del certificato e all’equipollenza della certificazione vaccinale emessa a seguito di vaccinazione con tali vaccini per gli usi previsti dalla normativa vigente”, ha precisato Costa soffermandosi poi sul fatto che si è chiesto un parere anche per gli altri vaccini per i quali è stato completato il processo di autorizzazione per uso emergenziale dall’OMS e tutti gli altri vaccini COVID attualmente autorizzati e in uso in altri Paesi. “Per quanto riguarda l’uso dei test sierologici ai fini del rilascio del certificato, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie segnala che, anche se i test anticorpali forniscono alcune prove di una risposta immunitaria, non è noto se i livelli di anticorpi offrono una protezione sufficiente né l’eventuale durata della protezione stessa”, ha concluso Costa. (Inform)