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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Gran Bretagna – L’epopea degli arrotini italiani

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio, maggio 2018

Con il film Sharp Families. Tagliati per gli affari (www. sharpfamilies.com) e il libro Sul filo dell’emigrazione, Patrick Grassi ha portato alla ribalta una storia di successo nata da una comunità di emigranti italiani a Londra. Uomini provenienti dal Trentino che, per un secolo, sono approdati nel Regno Unito per fare gli arrotini: un business che vale 10 milioni di sterline l’anno, e che vede protagoniste piccole e medie imprese a conduzione familiare. Grassi ha raccontato l’evoluzione di questa realtà seguendo per un anno le vicende di tre famiglie. Il film si concentra sulla comunità di Londra, mentre il libro lascia spazio anche a chi è emigrato in Nord America.

«Un aspetto che mi ha colpito – racconta Grassi – è che queste persone non hanno declinato il loro attaccamento alle origini in senso nostalgico, come spesso accade, ma in modo concreto: dal lavoro alle vacanze, fino alla scelta dell’educazione per i figli. Un esempio positivo di come, al tempo della globalizzazione che vuole standardizzare e uniformare un po’ tutto, le piccole comunità possono ancora esistere e rappresentare anche una scelta economica vincente». Un’osservazione che trova conferma nelle stesse testimonianze dei protagonisti. «Uno di questi mi ha detto chiaramente che “oggi a Londra tutte le attività commerciali nel campo della ristorazione e della gastronomia vogliono l’arrotino”. Perché è un servizio utile. E grazie al sistema dell’affitto, il cliente paga un fisso per il servizio, e non si pone più il problema dell’acquisto e della manutenzione dei coltelli». Oggi questo lavoro viene fatto da persone in camicia perché si effettua solo il servizio di consegna dei coltelli.

Gli arrotini a Londra sono, per molti clienti, gli «uomini italiani delle Dolomiti». Un lavoro divenuto anche il tratto distintivo di una comunità. La loro identità d’appartenenza «rispecchia la classica divisione per generazioni: gli anziani emigrati hanno un forte attaccamento al paese dove tornano ogni anno, mentre figli e nipoti cresciuti all’estero si sentono inglesi, ma allo stesso tempo sono orgogliosi delle loro origini». Chi ha continuato con il lavoro dell’arrotino, ha sviluppato un legame più forte con il Trentino grazie al fatto che per anni ha lavorato a contatto con persone della Valle. «Ovviamente più le generazioni passano, più la lingua diventa un ostacolo – osserva Grassi – perché sempre meno discendenti conoscono l’italiano». Ci sono famiglie «divise» tra Italia e Gran Bretagna.

«Ormai i paesi d’origine della Val Rendena come Carisolo, Pinzolo, Giustino, Massimeno si sono lasciati alle spalle la povertà e sono diventati importanti mete turistiche delle Alpi. Molti discendenti hanno la seconda casa in Trentino, e tornano più volte all’anno. Poi ci sono i padri e i nonni, coloro che sono emigrati, che per la maggior parte sono rientrati al paese dopo la pensione, oppure quegli arrotini che vivono all’estero, ma che passano l’estate in Italia». Ora Grassi intende continuare a raccontare storie di lavoro e di emigrazione, come quella dei gelatieri bellunesi arrivati in Germania. (Alessandro Bettero – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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