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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Gli italiani all’estero e il mercato del lavoro al tempo del Covid-19”, Assemblea Plenaria monotematica del Cgie

CGIE

 

 

ROMA – Si è tenuta l’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero promossa dalla II Commissione Tematica – ‘Sicurezza, Tutela Sociale e Sanitaria’ – dal titolo “Gli italiani all’estero e il mercato del lavoro al tempo del Covid-19.” Maria Candida Imburgia (Uil), Presidente della II Commissione Cgie, ha invitato ad approfondire gli aspetti complessi di questa fase storica critica che riguarda le comunità degli italiani all’estero e la tutela dei loro diritti. E’ stato menzionato l’accordo quadro Ces sulla digitalizzazione e sugli impatti tecnologici sul mondo del lavoro: “l’obiettivo è prevedere e anticipare il cambiamento quale garanzia per l’occupazione”, ha rilevato Imburgia ricordando i dati riguardanti i connazionali nel mondo. “Al di là dei numeri dell’Aire sono tantissimi coloro che studiano o lavorano occasionalmente in altri Paesi. Bisogna comprendere cosa sia accaduto in questi mesi, dai diritti sociali e sindacali, dalle politiche di welfare europee all’integrazione sociale”, ha aggiunto Imburgia.

Ai lavori ha presenziato il Segretario Generale della Confederazione europea dei sindacati (Ces), Luca Visentini, che ha ricostruito la situazione complicata già esistente prima della pandemia per via della crisi economica del decennio precedente e le mancanze del quadro giuridico comunitario per una mobilità equa nel mercato interno. “La libertà di circolazione è sempre stata una delle principali libertà europee ma ha incontrato notevoli ostacoli: fenomeni di dumping, competizione al ribasso e discriminazione sono stati la normalità per molto tempo, colpendo le condizioni salariali dei lavoratori in mobilità nei diversi mercati e la possibilità di un accesso paritario rispetto ai lavoratori dei Paesi ospitanti”, ha spiegato Visentini lamentando in tal senso minori tutele, maggior precariato e salari più bassi. A questo si aggiungono altri gap riguardanti salute, sicurezza, ammortizzatori sociali e assistenza pensionistica. “Non abbiamo ancora un sistema reale di coordinamento europeo sulla situazione fiscale o pensionistica salvo avere soltanto accordi bilaterali”, ha precisato Visentini puntando il dito sulle questioni della fiscalità per i lavoratori transfrontalieri che spesso subiscono la doppia tassazione. Cosa ha impedito finora di rivedere il regolamento 883/2004 per avere maggiore chiarezza sulla cosiddetta ‘direttiva distacchi’? “C’è stata opposizione alla parità di trattamento tra lavoratori per mantenere un vantaggio competitivo. La discriminazione tra lavoratori nasce da una distorsione creatasi in Paesi più competitivi come per esempio quelli nordici o del Benelux”, ha aggiunto Visentini auspicando da parte dell’Agenzia europea del lavoro una lotta più efficacie contro le discriminazioni verso i lavoratori migranti. “Servono inoltre una proroga e un’estensione degli ammortizzatori sociali, quindi un rifinanziamento del Piano Sure per il 2021, perché i soldi del Recovery Plan – stante la rimozione del veto di Polonia e Ungheria – non arriveranno prima dell’estate prossima e quindi abbiamo di fronte a noi mesi che vedono la tragedia occupazionale con milioni di lavoratori sospesi dal lavoro che oggi godono degli ammortizzatori sociali e che potranno vedersi disoccupati”, ha concluso Visentini sottolineando come siano stati indubbiamente fatti dei grandi passi in avanti sul fronte di queste garanzie ma molto dipende dai Trattati europei.

Il Segretario Generale del Cgie, Michele Schiavone, ha invitato alla riflessione approfondita sul mondo del lavoro e sui diritti dei lavoratori, anche perché il fenomeno migratorio è coinvolto in questa trasformazione epocale per la quale serve una visione di lungo termine. “Parlare oggi dei diritti dei lavoratori è un passaggio obbligato perché nelle difficoltà sanitarie sono emersi problemi che hanno messo in ginocchio quelle che erano certezze. Servono misure nuove per affrontare già oggi in maniera precettiva quelle che dovranno essere le norme una volta superata la pandemia. Tutto questo in attesa degli interventi del programma Sure, dal carattere economico e sociale, che interessano non solo i 27 Paesi europei ma i loro cittadini in giro per il mondo”, ha spiegato Schiavone il cui auspicio è di ritrovare un cammino comune per alleviare la sofferenza dettata da una disoccupazione galoppante creatasi in questi nove mesi. “Anche all’interno dell’Ue sarebbe utile gestire questi effetti attraverso un’agenzia europea dedicata a seguire le politiche per i cittadini in mobilità. Bisogna rimettere al centro della discussione del Cgie tali temi che costringono gran parte dei nostri connazionali ad andare a lavorare fuori dai confini nazionali e ciò corrisponde alla fotografia del fenomeno emigratorio per lavoro, benché a volte nei convegni si cerchi di fotografare altro che invece è minoritario”, ha aggiunto Schiavone che ha dato a tutti appuntamento per il 14 dicembre prossimo per una riunione che sarà anticipatoria della Conferenza Permanente Stato-Regioni-Province Autonome-Cgie in calendario nella primavera del 2021.

Andrea Mantione, Vicepresidente della II Commissione Cgie, avrebbe gradito un passaggio di approfondimento di questi temi in Commissione continentale europea per dibattere dei diversi modelli esistenti in Europa tra il nordico, l’anglosassone, il continentale e il mediterraneo. “La Ces è stata istituita da molti anni ma non si è ancora riusciti a coordinare molte delle politiche europee. I Trattati stabiliscono che, su modelli sociali e fiscalità, ogni Paese può agire come meglio crede e quindi non è colpa dei sindacati”, ha spiegato Mantione. Andrea Malpassi (Cgie-Cgil) ha lamentato come i media italiani spesso consegnino l’immagine di un’invasione di immigrati quando in realtà l’Italia è tornata ad essere un Paesi di emigrati. “Con il Covid sono spesso venute meno le reti di protezione sociale: negli ultimi anni, con il diritto al welfare legato sempre più alla residenza o alla cittadinanza, si è finiti nell’invisibilità. Un altro dibattito da riaprire è dunque quello dello status di cittadinanza europea”, ha sottolineato Malpassi. Silvana Mangione, Vicesegretario Generale del Cgie per i Paesi anglofoni extraeuropei, ha invitato a ripensare la condizione di cittadinanza europea anche al di fuori dell’Ue, quindi a costruire l’idea di “Europa in movimento” a dieci anni di distanza dal documento di Roma del 30 aprile del 2010 su proposta del Cgie. “Il documento chiedeva l’impegno diretto delle istituzioni europee su politiche afferenti alla vigilanza dei diritti dei cittadini comunitari residenti fuori dalle frontiere Ue. Era stata chiesta anche un’attenzione da parte delle istituzioni europee per le politiche di welfare e d’inclusione rivolte a tutti i cittadini comunitari dentro e fuori dall’Ue”, ha spiegato Mangione evidenziando a sua volta l’esigenza della creazione di un’agenzia ad hoc e la conseguente nomina di un commissario preposto. “Negli Usa c’è il rischio concreto che dal prossimo anno milioni di cittadini europei residenti negli States possano perdere non solo il lavoro ma anche tutti i diritti connessi”, ha lanciato l’allarme Mangione.

Rita Blasioli Costa (Cgie-Brasile) ha ricordato il dramma di quei cittadini sprovvisti altrove delle garanzie di uno stato sociale, per cui è “importante riacquisire la qualifica di cittadino europeo ovunque si viva”. Fernando Marzo (Cgie-Belgio) ha ricordato quanto accadeva in passato nel settore dei subappalti con il dumping sociale anche se ora non c’è più questa mancanza di regole nelle cosiddette grandi opere che un tempo vedevano minori garanzie per i lavoratori emigrati. Norberto Lombardi (Cgie-PD) ha quindi sottolineato il problema del lavoro precario e occasionale e senza possibilità di godere di ammortizzatori sociali con poche prospettive. “Chiedo che il Cgie traduca in impegni operativi tutto questo prendendo una posizione. Per chi rientra in Italia in questo momento c’è solo il reddito di emergenza che però è tarato su determinati criteri: infatti l’esclusione programmatica dal reddito di cittadinanza per gli italiani all’estero di rientro fu pensato per evitare che ne usufruissero anche gli stranieri”, ha spiegato Lombardi che auspica da parte del Cgie la richiesta al Governo di indagare con precisione sulle conseguenze che la pandemia ha creato tra le categorie più fragili degli italiani all’estero. Gianluca Lodetti (Cgie-Cisl) si è detto soddisfatto che all’interno del Cgie si parli di Ces per le politiche di contrattazione sia con privati che con le istituzioni. Si è invece detto insoddisfatto per la mancanza in Italia di un dibattito sull’Agenda 2030 e questo dipenderebbe dall’indebolimento delle istanze di intermediazione. “Viviamo una cultura dell’individualismo piuttosto che di crescita sociale collettiva figlia degli ultimi 40 anni: una visione che con il Covid dovrebbe mutare ed è questa una grande occasione per modificare certi meccanismi e idealità”, ha commentato Lodetti. Eleonora Medda (Cgie-Belgio) ha evidenziato come un nostro limite sia quello di misurare il benessere in termini quantitativi ed economici mentre servirebbe concentrarsi di più sulla qualità dei diritti sociali. “Sullo stato dei diritti sociali in Europa siamo messi male, con livelli crescenti di povertà e l’aumento di disuguaglianze sociali con condizioni di lavoro che peggiorano e vedono la stagnazione dei salari. Anche i sistemi scolastici sono lo specchio di queste disuguaglianze socio-economiche: negli ultimi quindici anni c’è stato un restringimento nei sistemi di welfare per i lavoratori migranti. In alcuni Paesi sono richiesti dai cinque ai dieci anni di residenza prima di poter ricevere una prestazione sociale. E’ dunque importantissima la revisione del regolamento 883/2004 che è stato pensato come un regolamento per lavoratori standard ma purtroppo questi sono sempre meno, con la presenza sempre più numerosa di lavoratori che ormai hanno interessi in più Paesi per via della mobilità”, ha spiegato Medda. Franco Papandrea (Cgie-Australia) ha evidenziato come anche in Australia i lavoratori abbiano anche subito situazioni di sfruttamento. Rodolfo Ricci (Cgie-Filef) ha domandato se la Ces veda la necessità di un impegno anche sul versante del diritto dei territori da cui provengono i lavoratori, al di là dei diritti individuali. Nello Collevecchio (Cgie-Venezuela) ha lamentato la situazione incredibile di chi paga le tasse in Italia ma non avrebbe diritto al reddito di cittadinanza se volesse rientrarvi. (Simone Sperduto/Inform)

 

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