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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Germania – Quando la politica unisce

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio, gennaio 2019

STOCCARDA – La maggiore differenza tra il fare politica in Italia e in Germania? Il modo in cui funzionano i partiti. Per esempio, in Germania, anche da appena tesserati, ci si sente già parte di un qualcosa, perchè si vota da subito per leader, programma ed eventuali alleanze di governo». A parlare è Luigi Pantisano, nato a Waiblingen da genitori calabresi immigrati negli anni ’60, e ora consigliere comunale di Stoccarda, eletto tra le file di una lista civica.

«Faccio politica da quando ero adolescente – racconta il 39enne –. L’essere italiano in Germania ha significato soffrire diversi episodi di razzismo. Così, crescendo, mi sono impegnato a favorire l’integrazione degli stranieri sul suolo tedesco. Solo dopo aver iniziato a lavorare come architetto paesaggista, però, ho deciso di candidarmi e portare le mie competenze a favore del comune. Sono stato eletto al secondo tentativo e, da allora, mi divido tra la politica e il mio lavoro. Nonostante Stoccarda sia la sesta città tedesca per popolazione, il rimborso spese da consigliere è di circa 20 mila euro».

In Germania, ne è convinto Pantisano, il successo di formazioni che non si definiscono partiti non può avvenire: «Per candidarsi alle elezioni nazionali, a differenza di quelle amministrative, bisogna rispettare l’articolo 21 della Legge fondamentale tedesca. Le cariche sono sempre elettive, non si possono decidere dall’alto». Un tale assetto dei partiti, secondo Luigi, è la naturale conseguenza del nazismo: «Dopo la guerra si pensò che dare forza ai partiti sarebbe stato un ottimo deterrente al successo di un eventuale Hitler del futuro».

Dello stesso avviso è Federico Quadrelli, laureato in sociologia economica alla Bicocca di Milano e ora impegnato politicamente in Germania. «Qui – assicura il 31enne di Pietrasanta (Lucca) – ti senti parte di un contesto strutturato, dove non c’è spazio per l’improvvisazione o per gestioni personali. Lo statuto dei partiti in genere è chiaro e viene rispettato; all’interno di ogni formazione il candidato è eletto singolarmente e dopo una discussione. Ogni volta che c’è un’elezione, ad esempio, i preposti organi intermedi dei partiti propongono e votano dei nomi che l’assemblea regionale ha il potere di confermare, rifiutare o cambiare nell’ordine di preferenza. Qui – conclude Quadrelli – senti di avere davvero la possibilità di cambiare le cose. E quando ami la politica è questo ciò che conta di più». (Andrea D’Addio – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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