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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Germania – Covid, la ricerca ci salverà

ITALIANI NEL MONDO

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, marzo 2022

 

«Fino a marzo 2020 il mio lavoro era quasi esclusivamente quello di organizzare gli studi scientifici che aiutano il benessere degli animali, ma negli ultimi due anni lo scenario è cambiato. E io, così come la società per cui lavoro, abbiamo cominciato ad occuparci anche delle tecnologie necessarie per testare i vaccini anti-Covid. Lo faccio in remoto, da Berlino, anche se la ditta ha sede a Varese, in Italia. Berlino è più una scelta di vita, qui c’è la mia famiglia, ma non solo. La capitale tedesca è ottima per intrattenere rapporti con clienti, e offre in tempo reale una panoramica internazionale su ciò che accade in campo scientifico». Stefano Gaburro, veronese, 40 anni, da ormai diciotto anni gravita nel mondo tedesco del centro Europa. «È iniziato tutto nel 2004 con l’Erasmus a Würzburg. Tornato in Italia, una volta laureato in Biologia sanitaria avrei dovuto iniziare a lavorare per una casa farmaceutica, ma il dipartimento di ricerca dove ero stato assunto chiuse il giorno dopo il mio inizio. E così decisi di fare ricerca. L’Università di Padova decise di finanziarmi un dottorato internazionale in Farmacologia molecolare, prima a Innsbruck e poi a Friburgo. Ho fatto un postdoc di due anni a Münster, e solo quando l’ho terminato ho deciso di passare all’ambito privato, prima con un’azienda statunitense, poi con quella italiana di cui sono direttore scientifico».

La storia di Stefano Gaburro può farci pensare che in Germania sia più agevole fare ricerca scientifica: «Se si è disposti a viaggiare, si può dire che qui, ogni due o tre anni, si trova un dottorato o un post-dottorato. È bello, però, anche stabilirsi da qualche parte, soprattutto, come è successo a me, se si decide di avere dei bambini. In futuro mi piacerebbe tornare in Italia, ma è difficile trovare una soluzione familiare che ci consenta di mantenere lo stesso tenore di vita e la serenità che abbiamo qui».

Lo scienziato veneto ha un punto di vista privilegiato per analizzare gli approcci italiano e tedesco ai vaccini anti-Covid: «La Germania è partita avvantaggiata: la BioNTech già lavorava da tempo sulla tecnologia dei vaccini a mRNA, anche se all’inizio in pochi scommettevano su di loro. La ricerca è rimasta in Germania. L’Italia ha contribuito al vaccino Astrazeneca solo con la prima fase di studi svolta a Pomezia, per il resto ha aspettato quanto accadeva altrove. Dal punto di vista della diagnostica, invece, si può dire che i due sistemi si sono mossi analogamente: la Germania ha avuto fortuna nella prima ondata, mentre è stata meno rigorosa, e ne ha pagato le conseguenze, nelle ondate successive. Solo in futuro – conclude Gaburro – avremo, però, una visione più chiara di ciò che si sarebbe dovuto fare, e cosa no». (Andrea D’Addio – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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